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comunicato stampa

Don Lazzerini: 'Il cuore deve essere aperto al vero'

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Vangelo

Don Antonello Lazzerini commenta il Vangelo di domenica 28 novembre.

Mt 24, 37-44 Dal vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà."

L'attesa implica un cuore aperto una posizione attenta alla verità di se stessi, la vita non cambia per la venuta di Gesù, ma il cuore deve essere aperto al vero. Il cambiamento o meglio il giudizio sulla vita dipende dalla posizione del cuore, del centro decisionale della nostra persona, se il cuore è sveglio non si lascia trascinare dal sentimento, ma coglie momento per momento ciò che lo rende libero, felice, capace di riconoscersi in un amore per se e per ciò che lo emoziona. Per questo l'attesa è una condizione che mantiene l'uomo attento a se stesso al suo agire, all'effetto delle sue decisioni. L'esempio di Noè è esattamente quello di un uomo che ha usato bene del suo cuore mantenendo la sua vita degna di persistere alle intemperie. E di intemperie il nostro mondo odierno ne è pieno. L'attesa quindi come atteggiamento del cuore mantiene presente l'uomo a se stesso e al suo mondo sostenendolo in una speranza, che produce perseveranza nel bene. L'avvento è il tempo dell'anno in cui si gioca la nostra capacità di perseverare nel bene, questo ci esercita alla presenza di Gesù nel quotidiano della nostra vita; aprendo il nostro cuore ad una speranza che ha in sé il germe della gioia. Non spaventa il giudizio perché la vita ha in sé la capacità di aderire al bene che si manifesta e che in Gesù ci salva.



Vangelo

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-11-2010 alle 19:09 sul giornale del 27 novembre 2010 - 565 letture