Energy Resources: il 2% del Pil dalle rinnovabili

Enrico Cappanera 3' di lettura Ancona 01/03/2011 -

Continua la polemica.  La campagna mistificatoria finora svolta contro l'energia pulita ha raggiunto l'obiettivo che si era prefissata: lo stop agli incentivi per le rinnovabili. Il nuovo Decreto all’esame del Governo avrà effetti devastanti su tutto il settore, imponendosi sul futuro economico del nostro Paese.



Nel dettaglio, la norma comporterà il blocco degli incentivi previsti dal conto energia per il fotovoltaico una volta superato il tetto degli 8 GW installati (obiettivo raggiungibile in pochi mesi), il taglio retroattivo del 30% per gli incentivi all’eolico e l’introduzione di aste a ribasso per gli impianti oltre i 5 MW. L’incertezza che aleggia attorno alle rinnovabili frenerà gli investimenti di aziende e privati mentre gli istituti di credito, da parte loro, non potranno più elargire finanziamenti al settore. Questo clima incerto colpirà anche 250.000 cittadini che lavorano nell'intero indotto e che da anni si adoperano per raggiungere l' indipendenza energetica del nostro Paese, nel rispetto ambientale e della dignità umana. Con questo ribadisco che non esiste esclusivamente energia eolica o solare, mi riferisco a tutte le energie rinnovabili disponibili: da biomassa, geotermica e idroelettrica.

E sulle rinnovabili il nostro Paese può far affidamento, soprattutto in considerazione delle caratteristiche morfologiche del territorio. Questo Decreto rappresenta l’ultimo tassello di un piano mirato a demonizzare e a creare diffidenza attorno allo sviluppo di un mercato "energeticamente sostenibile". Prima la polemica sui parchi a terra, definiti come devastanti per il patrimonio ambientale delle comunità locali e dell’agricoltura, poi quella sui costi, considerati troppo alti per i contribuenti. Parallelamente si legittima il nucleare. Una fonte di energia utile, certo ma costosa soprattutto per il successivo smaltimento delle scorie, problema a cui non è stata ancora trovata una soluzione plausibile e che oltretutto non entrerà in funzione prima del 2025. Tutto questo mentre la commissione europea ci impone di ridurre le emissioni di CO2 entro il 2020. Non mi sento di negare oggi che queste due realtà non possano coesistere, ma sicuramente non possiamo fare finta di non vedere come il settore delle energie rinnovabili stia muovendo l’economia portando occupazione.

Il nucleare invece porterà risultati tra circa 15 anni. L'attuale instabilità politica ed economica dei Paesi da cui siamo energeticamente dipendenti dovrebbe evidenziare ancor più la necessità dell'Italia di ottenere una propria autonomia energetica. Le rinnovabili sono la soluzione reale e concreta a questo problema: in pochi anni 160.000 famiglie e migliaia di aziende hanno ottenuto la propria autosufficienza. Raggiungere questo obiettivo è oggi possibile. Non possiamo permetterci di frenare un comparto economico trainante in grado di garantire sviluppo e benefici concreti al Paese. L'intero settore sta adoperandosi per garantire a tutti la vera democrazia energetica: produrre, consumare e condividere energia. Questo è l’obiettivo per cui stiamo lavorando: la rivoluzione energetica è già iniziata. Indipendentemente dagli incentivi statali e dalle tariffe agevolate, è arrivato il momento di scegliere davvero quale società e quale futuro vogliamo.

Enrico Cappanera Amministratore Delegato Energy Resources Spa






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-03-2011 alle 17:06 sul giornale del 02 marzo 2011 - 1027 letture

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