Don Lazzerini: vi venga il desiderio di essere 'belli'!

Vangelo 3' di lettura Ancona 18/03/2011 -

Don Antonello Lazzerini commenta il Vangelo di domenica 20 marzo.



Dal vangelo secondo Matteo. (Mt 17, 1-9)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia» .
Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» . All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.
Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete» . Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.
E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti» .


Doveva risorgere perché si manifestasse la Sua gloria, perché la sua gloria, che è da sempre, è comprensibile solo nella storia; per questo la trasfigurazione resta ancora a noi una esperienza del Mistero nella sua forma storica. Mosé, Elia, Gesù sono raffigurazione della Trinità, almeno così hanno compreso da sempre i Padri della Chiesa, ma sono anche tre personaggi della storia.

La trasfigurazione quindi è una spiegazione del mistero della incarnazione, inteso come permanere nella storia della volontà salvifica di Dio. Era quindi necessaria la resurrezione di Gesù perché questo mistero si fondesse come certezza reale dentro il divenire della storia, quella certezza che noi oggi poniamo nella Presenza Eucaristica. Di fronte a questo grande mistero così esplicitamente esposto alla comprensione umana, Pietro reagisce con una semplicità, confusa e timorosa, che lascia trasparire una corrispondenza con il desiderio ultimo della sua umanità.

"Signore è bello per noi stare qui"; è l'esperienza che ogni uomo cristiano fa di fronte all'Eucarestia: Corpo cioè Presenza storica di Gesù Figlio di Dio in mezzo a un gruppo di uomini resi tra loro, da Lui amici, cioè capaci di desiderare il bene l'uno per l'altro. Vorrei sottolineare che l'aggettivo "bello"indica la sintesi del "buono" e "vero" cioè di tutto ciò che è desiderabile per l'uomo, su questo desiderio si gioca tutto il lavoro della Quaresima come conversione del cuore e come rinnovamento della propria persona. Vi auguro, che guardando l'icona della trasfigurazione, vi venga il desiderio di essere "belli"!






Questo è un articolo pubblicato il 18-03-2011 alle 21:58 sul giornale del 19 marzo 2011 - 1042 letture

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