Falconara: Dc, 'Perchè Falconara non può avere una vocazione turistica?'
Da tempo si sono cercati e poi “trovati” soggetti privati, a partire dagli istituti e Fondazioni bancarie, non tralasciando imprese, disponibili a mettere a disposizione le risorse necessarie per una forte campagna promozionale a favore dell’immagine delle Marche.
Si tenta di rivedere “ competenze e strumenti”, cercando anche un unico soggetto regionale che promuova l’immagine delle Marche nel mondo: forse si può dire anche trovato.
Si esamina ancora la tematica dell’accoglienza e si studiano le iniziative su scala comunale e intercomunale pensando anche si superare l’ APTR : in diversi comuni già dimenticato. Ecco che diversi soggetti politici hanno posto il “turismo” in primo piano come uno dei settori centrali trainanti, richiamandosi ad avere un “maggior coraggio”.
Orbene, noi siamo sicuramente dello stesso avviso: il futuro sono “ i privati e il sistema Marche deve divenire più competitivo “. Concordiamo sul fatto che il territorio può divenire “un valore aggiunto” e che le aree interne e montane possono esprimere, dal punto di vista ambientale, monumentale, della cultura , delle tradizioni, dell’enogastronomia , un “quid significativo” per stimolare il “soggetto turismo”, ma quando “tutto questo” si traduce ( vedi l’esempio della Ns città di Falconara ) in un aborto di architettura urbana, sintesi di turismo spettacolo e fashion system, “ TUTTO VIENE VANIFICATO”.
A Falconara si sono cercati “luminari e illuminati”, si sono caldeggiati illustri spagnoli (dimenticando capaci indigeni vedasi ad esempio un architetto come Renzo Piano ) per tentare di sanare l’insanabile, reso tale da mezzo secolo di abominevoli soluzioni e brutture, non riuscendo però a capire che i rapporti tra progettisti, committenza, architettura e mass media erano già cambiati.
L’architettura falconarese è da sempre un aborto, l’ambiente urbano, nonostante la cipria al naso e “ i balli sotto le stelle” profusi dall’Ente, è profondamente degradato; l’ambiente nel suo insieme, non è affatto salubre e, visto le ultimissime concessioni elargite dal Ministero e dalla Regione a qualche Ns gruppo industriale operante in situ, non lo sarà ancora per oltre mezzo secolo e… poi la tematica dell’accoglienza è un’utopia.
Si è ultimamente tentata la strada di illudere la gente di Falconara ridisegnando “un’isola pedonale” che ha visto la posa in opera di materiali in disuso da decenni in altri centri urbani e la realtà, già penosa anche dal lato costruttivo, ha finito per penalizzare il commercio e la stessa viabilità del centro, sollevando nel passato e poi nel recente, un coro di proteste e indignazione che ancora oggi torna spesso in auge.
Forse dal riuso di aree dimesse, forse dalla ristrutturazione profonda di alcuni edifici e siti, forse dallo spostamento a monte delle linea ferroviaria, forse dando ossigeno e spazio alla stazione ferroviaria, forse valorizzando al meglio la periferia, forse insistendo sulla maturità sociale delle opere pubbliche, forse….forse …forse..si potrà parlare fra mezzo secolo di una “raggiunta vocazione turistica di Falconara.
Per ora, primeggia il vecchio, il consunto, il degrado ed emerge che il contemporaneo non è poi così difficile da costruire: il difficile è “mantenere l’esistente” e purtroppo…..gli esempi negativi a Falconara non mancano.
Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-07-2011 alle 18:57 sul giornale del 25 luglio 2011 - 701 letture
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