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Falconara: Sansò (Dc) su Brandoni, 'Chi è senza peccato scagli la prima pietra'

Democrazia Cristiana Marche 5' di lettura 17/08/2011 -

Oggi c’è chi si gloria di aver fatto poco per la sua città e noi lo vogliamo “giustificare” sostenendo che chi non fa niente “non sbaglia mai “ e poi così facendo non commette errori, per cui, poi, è premiato promosso: è quello che stà accadendo qui a Falconara ed è quello che ha fatto il nostro sindaco Gofferdo Brandoni.



E’ la filosofia “spicciola “ appresa pochi giorni fa dal nostro primo cittadino che ha esordito sulle pagine di un quotidiano locale, sostenendo di aver fatto poco per Falconara, ma quel è poco, secondo lui, è “quanto basta”. Quindi, la crisi di Falconara? Veniamo ad una analisi. E’ stata colpa di amministrazioni distratte, facili, passate, recenti e in auge, di “maghi” dell’economia, di soggetti poco politici, di dilettanti allo sbaraglio, senza arte e ne parte, convinti di possedere doti da “manager” soprannaturali, forse però “drogati da una smodata aspettativa di acquisire immagine”, accecati da miraggi di lauti guadagni.

Lo sconquasso economico-finanziario, il dissesto conseguente, una voragine paurosa, ha sovvertito voli pindarici, sogni, miraggi faraonici, aspettative, annichilendo i “puri di cuore”. Ora è facile per i “notabili falconaresi” declamare il loro dissenso, la loro verginità politico-amministrativa, ricordando e additando “ profili di politici poco esemplari”, autori, fautori e attori di avventurose e irrazionali dinamiche economiche-finanziarie ed attuative, esasperate da “consiglieri accondiscendenti” poi divenuti cospiratori di borgata.

I progetti, sicuramente fantasiosi, segno di una fragilità insita in un “palazzo di cristallo” eretto su una classe politica spuria e sterile, si sono disciolti come palle di neve al sole. Falconara, dopo un decennio “horribilis” , comunque sempre in ritardo, si interroga : paladini “indovini”, con il senno del poi, ora esprimono facili giudizi in cerca di popolarità, definendosi cassandre già fautrici di “avvisi profetici” sulla cagionevole gestione finanziaria dell’ Ente. E’ facile ora fare del tiro al piccione, appellandosi alla volontà ipocrita di giustizia, additando, guarda caso, solo ora, una passata corruzione corrente nelle aule e nei corridoi del Castello : Egregi Signori dove eravate quando “trame bizzarre” e facili approvazioni, dettate da incoscienti e vanitosi, minavano l’economia locale?

Ancora oggi la Corte dei Conti, Magistratura, Finanza sono impegnati alla ricerca di ricostruire la storia del “fallimento” falconarese, nel tentativo di estirpare i mali che nel passato hanno condizionato la vita amministrativa e finanziaria del nostro Ente. Si ha ragione di pensare che gli “illuminati di oggi”, ieri illuminati di solo luce riflessa, affidino la salvezza di Falconara dall’insegnamento passato. Osiamo dire che “lor Signori” farebbero meglio a tacere il “dolore subito dalla collettività” per aver comunque contribuito ad accettare anche nel silenzio di percorrere una strada “rigorosamente individuale” condividendone fini e scopi.

I processi che affondarono Falconara, nella visione del passato del nostro primo cittadino, reo di aver indebitato tutti i falconaresi per generazioni future, avrebbero dovuto basarsi sulla molteplicità delle variabili presenti sul territorio, sia culturali che sociali, politiche, economiche e religiose locali, quali parti integranti e sostanziali di un intrecciato concetto mirato alla futura modernità della nostra città. La visione onirica del nostropassato e/o del nostro primo cittadino o meglio “il cammino della speranza”, stante la reale crescita individuale e collettiva dell’opinione pubblica in tutti i campi della civile convivenza (assai esigua), si perse tra sussulti innovativi senza futuro :il cammino della ragione aveva ucciso ancora una volta la follia di un sognatore, quella di far uscire Falconara dall’aggressione dell’oscurantismo. Oggi, i “puritani”, tramite il loro laeder, escono allo scoperto e come sublime brodaglia spargono i loro acidi profumi per irrorare i falconaresi dei loro effluvi disgustosi. Quale prepotenza si può imputare ad un uomo che ha sognato di raggiungere obiettivi prefissati condivisi dalla maggioranza politica al governo della città nell’interesse della collettività pensando di poter contare sul contributo di soggetti, esponenti del consenso cittadino?

Con quale cinico criterio oggi si può imputare al solo “primo cittadino” il fallimento di una “pianificazione economica- finanziaria “approvata, sottofirmata e verificata da assessori, consiglieri, esponenti politici del tempo, revisori, con il tacito silenzio dell’opposizione? Al peggio non c’è mai fine, ma c’è il rimedio.

A quale verginità si possono ora appellare i “soloni della politica falconarese” che criticano aspramente chi ieri incensavano ed adulavano in attesa di raccogliere e degustare prebende significative raccogliendo anche le briciole che ricadevano dal desco condiviso? La crisi finanziaria non è tutta colpa di un solo uomo e non è corretto gettare a Lui solo la croce addosso perché “è ingiusto”, così come è ingiusto rinfacciargli il fallimento amministrativo della cosa pubblica e tutti i guai che si sono abbattuti su Falconara. Ricordiamoci che è esistita una maggioranza ed una opposizione: una maggioranza in balia di marosi, spesso alla deriva e prossima al naufragio così come in effetti è avvenuto, ed una “opposizione” distratta, divisa, esitante, priva di qualità, di peso e sostanza, senza un “nocchiero coraggioso” e deciso che si è poi portata al “governo della città” per un “puro caso”.

Ci domandiamo: tutto questo chi lo ha voluto? E’ stato letto un “primo cittadino per caso” che oggi incensa se stesso per aver “fatto molto poco per Falconara”, scaricando su “altri” incompetenze e fallimenti: consoliamoci comunque perché a tutto questo si può ancora porre rimedio e…in democrazia ci vuole tanta pazienza.






Questo è un articolo pubblicato il 17-08-2011 alle 17:18 sul giornale del 18 agosto 2011 - 718 letture

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