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comunicato stampa

Falconara: Sansò (Dc), 'Quale futuro per l’ex Caserma Saracini?'

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Democrazia Cristiana Marche

Come ben sappiamo la Caserma Saracini ha chiuso i battenti da anni e l’84 Battaglione-fanteria-Venezia, dopo aver riposto la sua bandiera nella custodia di velluto rosso, è uscito dalla storia di Falconara: il CAR per motivi strategici militari, non ha assunto ruoli tali per essere ancora riconosciuto operativo in ambito territorio.

Come ricordiamo, con l’ammaina bandiera “ Il Leone Alato” simbolo del Battaglione Venezia è venuto a mancare, così con lui è sceso anche il “gelo” tra i commercianti falconaresi e fra i tanti che lavoravano e vivevano con la sua presenza. Da quel dì sono sorti molti e vistosi punti interrogativi che rimangono ancora oggi senza risposta: cosa fare di quell’area ? Noi tentiamo di esprimerci in merito. Si è detto molto nel passato e nel recente, si sono scritte pagine di giornale, ma a tutt’oggi non si è risolto nulla: nulla di certo, nulla di concreto, mentre l’Amministrazione comunale falconarese permane in meditazione profonda, riflette e…poi ripensa permanendo nella nebbia più fitta, in quella nebbia che non ti permette di vedere “alcuna luce di riferimento”.

Si e detto molto e troppo di tutto. C’è chi ha proposto un distaccamento di forze dell’ordine, non rendendosi conto che un’area vulnerabile, quindi non sempre “disponibile e impiegabile”. Altri hanno suggerito un “polo aggregativi-culturale”,ma la realtà dell’area vicina ad un polo industriale petrolchimico,non avrebbe fornito spazi salubri per ossigenare “binomi culturali” confermandosi l’assidua presenza di “dubbi effluvi balsamici”. Poi ecco arrivare coloro che caldeggiano la presenza di un’area universitaria, ma ben sappiamo che un “centro studi” nelle strette vicinanze del “complesso industriale suddetto”, di cui ben se ne conoscono i pochi pregi e i molti difetti, diventa un rischio “pesante” da non far correre alla gioventù laboriosa. Si è detto tanto, ma noi, vogliamo oggi dire qualche cosa di più che forse solleverà qualche “altra opinione, riflessione e…critica”. Considerato che la “delocalizzazione dell’API è oramai decaduta” che è divenuta una realtà industriale operativa, legalizzata sul territorio nazionale e comunale quindi inamovibile; che il suo auspicato smantellamento e così divenuto irrazionale e irrealistico; che tale industria petrolchimica falconarese rientra in un vasto piano di recupero e/o riassetto industriale a scopo energetico più ampio (vedi coogenerazione ecc) quindi rientrare nel tessuto industriale regionale, divenendone parte integrante così come nel tessuto urbano di Falconara, perché non proporre la delocalizzazione della sua Sede nazionale sita a Roma in quel di Falconara c/o la ex Caserma Saracini?

Si, a fronte della Raffineria, occupando l’area della ex Caserma Saracini, potrebbe sorgere il Centro Direzionale API Industria, API Energia: la Direzione Nazionale API- Sede Legale- così potrebbe operare al fianco del complesso petrolchimico, assaporando gli effetti della sua produttività nella sicurezza. Inoltre, l’area ex Saracini potrebbe cosi accogliere anche Uffici- Sale convegni- Parco e verde pubblico- parcheggi- Centri Commerciali- Banche e Servizi diversi, confermando anche la presenza di un “polo di pronto intervento API”, potenziato con macchine, materiali, strutture ed organico specializzato, affiancato da un distaccamento della Croce Gialla. Prevedendosi prossima la “coogenerazione e l’utilizzo di impiantistica atta al recupero e alla distribuzione del gas “ in ambito territorio nazionale- Centro Italia- , l’API falconarese potrebbe confermarsi un Industria attiva, responsabile, presente sul territorio comunale pronta e disposta a ( 2 ) salvaguardare, difendere l’ambiente dove opera, la salute della cittadinanza, portando un significativo ritorno in “energia, contributi, occupazione e…sicurezza. Tutto ciò, sostenendo anche il “principio” che Falconara ha bisogno di “soluzioni coerenti”, scevre da strumentalizzazioni e da”processi ambientali sommari”, dettati da valutazioni scaturite da fattori emotivi che non possono comunque andare dimenticati e disattesi onde e per cui la vigilanza non può che essere puntuale e attiva. Tornando alla “Saracini” dobbiamo ben riconoscere che non è una “grande area”, ma non è neanche piccola, forse non è valida a certi fini, ma è invalida per certi scopi. Non è utile per le “fantasie”, è sicuramente inutile per soluzioni avveniristiche, non è “ libera” perché ancora oggi “legata”, non è “aperta” ma ben “chiusa da Roma” e non è “appetibile” come un tempo, perché “degradata” Ora, allo stato attuale, appare un’altra area prossima all’abbandono e senza un futuro.

Il Ns timore è che diventi preda del “protagonismo d’assalto” e ciò potrebbe nuocere ad una costruttiva ricerca di un punto di incontro sul futuro dell’area. Vanno stemperati “ rancori insensati passati”, improduttivi, perché nocivi alla vivibilità di Falconara, controproducenti per l’economia locale e regionale ben considerando che le polemiche feroci producono effetti nefasti per tutti. Non vanno esclusi anche gli atteggiamenti “strategici” che possono produrre “processi formali”,lunghe procedure inconcludenti, con incontri di facciata, asfittici, rivalse strumentali. Orbene, noi ribadiamo che occorre chiarezza, occorre la tutela del territorio, dell’ambiente, perché sono principi fondamentali che racchiudono valori inscindibili e inalienabili, non barattabili, per cui sosteniamo la necessità di una riqualificazione del territorio perché è un passaggio doveroso, obbligato per la ripresa economica e sociale di Falconara. I “ grandi progetti” servono a poco se non si attuano nuove e coraggiose iniziative fra le quali il “rilancio del territorio” per cui il tutto deve avvenire attraverso una nuova politica del recupero dell’esistente e non più in senso limitativo di normativa della possibilità edificatoria. Stabilito questo, come principio basilare, esaminiamo la delocalizzazione a suo tempo auspicata che ha tenuto banco per diverso tempo e che è stata il frutto e la sintesi affrettata di un “momento di riflessione lungo e tormentato” dettato da una emotività dilagante e dirompente a seguito di avvenimenti a tutti noti.

A bocce ferme, possiamo dire che, previo accurato esame della situazione attuale, valutati tutti gli aspetti primari e secondari, prioritari e di contorno, preso atto altresì di possibili “varianti” e future prospettive, di ritorni possibili più o meno qualificanti il territorio falconarese, una visione chiara e coerente vede la riqualificazione ed il recupero dell’area ex Saracini ponendola quale parte integrante e sostanziale del tessuto urbano di Falconara. In tale occasione la vediamo inserita come area destinata ad accogliere la Sede nazionale- legale-amministrativa e tecnica dell’API Raffineria e API Energia: quindi non più API Roma, ma bensì API Falconara Marittima. La posizione strategica dell’area, perimetrale all’abitato urbano e posta a nord dello stesso, prossima al Raffaello Sanzio, servita da una rete stradale consona ad interventi rapidi, con prossime prospettive di ampio sviluppo sia a Sud che a Nord, racchiude una soluzione ottimale e validissima per confermare il controllo, la difesa e la tutela del territorio, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza in senso lato. La Caserma Saracini ha sacrificato il suo vessillo alle esigenze delle nuove strategie militari territoriali, ma la sua area non dovrà andare persa ma dovrà essere donata nel prossimo immediato futuro alla collettività falconarese come un giusto ritorno da sempre auspicato da tutti i falconaresi.



Democrazia Cristiana Marche

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-11-2011 alle 12:11 sul giornale del 08 novembre 2011 - 1387 letture