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Falconara: su Brandoni, non solo parole per chi è ai margini della società

Caritas 3' di lettura 21/11/2011 -

“Sbandati”, “nullafacenti”, “clandestini”, “senza dimora”. Da tempo sono questi i termini con i quali siamo abituati o, meglio, ci hanno abituato, ad etichettare chi vive ai margini della società. Non troviamo e, conseguentemente, non identifichiamo più alcune categorie con la parola “persone”.



L’utilizzo di alcuni termini al posto di altri, non crediamo riguardi solo un aspetto formale. Riteniamo, al contrario, che si tratti di giustizia e quindi di sostanza. Il pericolo è che se a morire soffocato dentro un camion o annegato durante un viaggio della speranza sia un “clandestino” il nostro meccanismo mentale registri l’informazione come inevitabile ritualità. Analogamente se a dormire per strada sopra dei cartoni è un “senza dimora” il problema enfatizzato è il decoro e la sicurezza. Non la salute delle “persone”. Non la ricerca di una soluzione reale che parta dalla relazione e dalla conoscenza per avere un cambiamento reale. Un miglioramento comune della società, che tuteli e salvaguardi il diritto di avere un ambiente pulito e decoroso assieme a quello della dignità delle persone. Per questo occorrono progetti e non scorciatoie.

In questo senso non aiuta l’utilizzo di termini che alzano steccati, etichettano alcune categorie, dando l’impressione che certe realtà (quella degli “sbandati”, dei “clandestini” ecc) non possano e non debbano mai entrare in contatto con noi. “Sciocchezze - diciamo anche noi - ci sono cose più urgenti da fare, che parlare di queste cose”. Ci viene però il sospetto che le parole un certo valore debbano pur averlo. Lo “sbandato”, infatti, va riportato sulla giusta via, il “nullafacente” tutto sommato se lo merita, il “clandestino” si ributta a mare; ma la persona no! Con una “persona” è diverso: della persona te ne devi quanto meno occupare, innanzitutto avvicinandola. Attraverso un progetto corale. Per questo proponiamo e chiediamo, anche a chi scrive, di abbandonare un linguaggio fuorviante e sintomo di una cultura che porta incomprensione e distanza, distacco e lontananza. Sappiamo benissimo che è un percorso impegnativo e difficile, ma sappiamo anche che è l’unico modo per creare dei cambiamenti reali. Per questo abbiamo chiesto e chiediamo a chi si occupa della cosa pubblica di non marginalizzare il tema ad una semplice questione di decoro e sicurezza, affiancandoli alla dignità delle persone.

Per questo chiediamo anche al Sindaco di Falconara con il fine di dare reale efficacia alle richieste dei nostri concittadini che vorrebbero soluzioni e non proclami, di approfondire su quanto si sta facendo in collaborazione con alcuni rappresentanti delle istituzioni per cercare di dare concrete soluzioni alle questione che ci pone il territorio dove viviamo. Soluzioni che cercano di essere non solo di facciata. Dall’altra di abbandonare, cominciando a dare il buon esempio, un linguaggio che non va nel senso da noi auspicato.

Firmato: associazioni presenti alla commissione consiliare VI° del 18.11.2011

Tenda di Abramo

Caritas

Conferenza Regionale Volontariato Giustizia

Migrantes






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-11-2011 alle 16:47 sul giornale del 22 novembre 2011 - 604 letture

In questo articolo si parla di attualità, caritas, falconara marittima, emarginati

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