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comunicato stampa

Univpm, il testo del documento consegnato dai sindacati al ministro Profumo

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Francesco Profumo

Le Organizzazioni Sindacali (FLC CGIL Marche, CISL Università Marche, UIL Università Nazionale, USB Università Marche), ringraziando per l’incontro concessoci in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico e della presenza del Ministro Profumo, consegnano il presente documento a memoria delle questioni che abbiamo provato ad illustrare nel breve tempo disponibile per l’incontro.

AFAM- Per la prima questione partiamo dal comparto più piccolo, ma strategico nella nostra regione e nel Paese all’interno dell’Alta Formazione Artistica e Musicale. C’è un’emergenza: si tratta della grave situazione in cui versa l’istituto musicale pareggiato Pergolesi di Ancona che rischia nei prossimi mesi di chiudere per mancanza di risorse finanziarie. Chiusura che può essere evitata se sarà approvata al più presto una norma di legge che renda possibile l’avvio del processo di statizzazione previsto dalla L.508/’99, accompagnata possibilmente da risorse economiche in grado di sostenere gli Enti Locali sui quali oggi grava tutto il peso del finanziamento di queste istituzioni. Nelle Marche abbiamo avviato un processo di accorpamento con il Conservatorio Statale Rossini di Pesaro che trova l’accordo di tutti: Enti Locali, Istituto Musicale e Conservatorio e che è stato condiviso e monitorato sin dall’inizio dagli uffici competenti del MIUR. E’ un presidio culturale e formativo importante e sarebbe colpa grave perderlo.

UNIVERSITA’ - Ci auguriamo che ciò che si afferma sulla centralità del sistema Universitario nel nostro Paese sia confermato da fatti concreti. In generale servirebbe un intervento di incremento delle risorse del fondo ordinario e un piano pluriennale di assunzioni. Almeno 20.000 ricercatori entro il 2018 anche in considerazione del fatto che l’Europa ritiene che ne servano un milione in più entro il 2020. Il tema delle risorse resta un punto debole su cui chiediamo con forza un deciso ripensamento. Nella nostra Regione, in particolare, segnaliamo la difficile situazione dell’Università di Urbino: ha concluso solo ora il processo di statizzazione realizzando quanto previsto dal protocollo ed ha la necessità di stabilizzare il personale precario e di riqualificare alcuni profili amministrativi, possibilità sino ad oggi impedite dal processo ma fondamentali per la realizzazione della mission istituzionale. Si sottolinea la necessità di un intervento sulla legge 240/10 e sugli statuti, in particolare in tema di democrazia che non riteniamo possa essere considerata un lusso impedendo, per esempio, le modalità elettive che alcuni statuti, come il nostro, hanno proposto per alcune componenti degli organi di governo. Chiediamo di sospendere la valutazione di sistema per un periodo limitato ma necessario a verificarne i criteri e a chiarirne le finalità, che non può essere sic et simpliciter quella di chiudere alcuni atenei, quando siamo ancora molto lontani dagli obiettivi di Europa 2020. Anche per la nostra Regione ci aspettiamo strumenti che favoriscano la razionalizzazione dell’offerta formativa ma nello stesso tempo ne innalzino la qualità, le possibilità di accesso e successo scolastico, il collegamento con lo sviluppo sociale ed economico del territorio. Urgente è l’avvio in tempi rapidi delle procedure per l’abilitazione, eventualmente con criteri definiti dal CUN nella fase transitoria. È necessario dare avvio al reclutamento di professori seconda fascia. In particolare, è necessario che Il piano straordinario di reclutamento sia interpretato per dare opportunità ai ricercatori che hanno lottato per mesi e mesi. In relazione al decreto sul bilancio patrimoniale, riteniamo che debba essere garantita l’autonomia finanziaria dei dipartimenti.

Quanto al decreto semplificazioni chiediamo di cassare sia la norma che permette nuovamente il dilagare delle docenze a contratto super precarie sia quella che prevede l’istituzione del tecnologo a tempo determinato per l’Università: ennesima figura contrattuale precaria della quale gli Atenei non hanno certamente bisogno. Ribadiamo come sia prioritario il riconoscimento del ruolo professionale dei Lettori/CEL e l’attribuzione di un trattamento economico uniforme e rispondente ai pronunciamenti delle sentenze della Corte di Giustizia europea e delle numerose sentenze di Cassazione. Grave è quanto accaduto in relazione ai trattamenti previdenziali su cui è necessario un intervento immediato. Sulle Aziende Ospedaliere sollecitiamo la stesura dei decreti per il personale, il ripristino delle norme che prevedono l’abbattimento del coefficiente ffo/spese per il personale, ai fini dell’assegnazione delle risorse centrali e del turn-over del personale, la necessità di procedere alla stesura condivisa con le regioni di uno schema tipo di convenzione tra università e SSN che ne delinei le interrelazioni.

RICERCA - Per prima cosa ribadiamo l’appello affinché il Governo impedisca la chiusura dell’ISFOL: il Paese non può essere privato dell’unico Ente pubblico deputato all’analisi e alla valutazione delle politiche del lavoro, non possono essere messe a rischio la professionalità e le forti competenze di più di 630 lavoratori a TI e 252 precari a TD: che fine faranno? Nelle Marche, tutti i nostri enti, dal CNR-ISMAR all’ ISTAT sono stati privati della loro autonomia organizzativa derubricandoli a sedi distaccate. Ci chiediamo se queste scelte diano davvero funzionali ad una maggiore qualità del sistema e ad un effettivo risparmio di risorse. Chiediamo invece con forza che, quelli che oggi sono ancora centri di eccellenza, possano avere gli strumenti per funzionare ancora meglio, a partire dalla stabilizzazione del personale precario e dalla valorizzazione delle attività di ricerca, sempre più legate anche allo sviluppo ed alle necessità del territorio.

SCUOLA: ci auguriamo che, quanto affermato negli incontri a livello nazionale, dal Ministro sulla necessità di incrementare l’organico di diritto con quote di posti dell’organico di fatto, possa finalmente tradursi nella costituzione di un organico funzionale e stabile che renda possibile l’innalzamento della qualità complessiva del sistema di istruzione, per esempio attraverso la composizione di classi meno numerose, la copertura piena dell’handicap, la risposta alla domanda crescente di tempo pieno e di scuola dell’infanzia generalizzata e di qualità per tutti i bambini di 3 anni, l’intervento individualizzato per il recupero degli alunni con difficoltà e l’innalzamento dei livelli di istruzione. La Regione Marche è tra le Regoni più virtuose in tutti i parametri attestandosi sempre al di sopra della media italiana, dal rapporto alunni/classi, a quello alunni/docenti, al rapporto docenti di sostegno/alunni DA; sarebbe opportuno che, finalmente, nella nostra regione la dotazione del personale docente e ATA possa essere riequilibrata rispetto ai tagli lineari di questi anni. In particolare l’organico del personale ATA va determinato anche tenendo conto del tempo scuola, della presenza degli alunni diversamente abili e degli alunni stranieri, massicciamente presenti nella nostra regione. Va reso effettivo l’obbligo scolastico a 16 anni con la prospettiva di un aumento fino ai 18 come già accade in molti Paesi Europei. Questo contribuirebbe grandemente alla crescita del paese man mano che le generazioni più istruite escono dalla scuola. Secondo stime basate sull’esperienza di altri paesi, l’allungamento di tre anni dell’istruzione media della forza lavoro è associata ad un incremento del tasso di crescita di un paese di circa l’1% ogni anno.

Chiediamo al Ministro di vigilare su quanto sta accadendo nella Regione Lombardia a proposito del reclutamento diretto degli insegnanti affinché possa essere cancellato l’articolo 8 del Progetto di Legge Regionale. Un articolo illegittimo e incostituzionale che discrimina i lavoratori, mortifica la professione docente, preannuncia ulteriori derive secessioniste e punta alla destrutturazione del sistema statale nazionale d'istruzione. Apprezziamo, infine, la disponibilità al dialogo del Ministro e la volontà che si cambi rotta rispetto al modello autoritario della Gelmini, tornando a discutere ed a confrontarsi. Attendiamo con fiducia l’apertura dei tavoli tecnici annunciati su risorse, reclutamento, questioni contrattuali in raccordo con il confronto aperto tra Cgil-Cisl-Uil e Ministro della Funzione Pubblica, diritto allo studio. Va modificata radicalmente la legge Brunetta per ridare centralità e forza alla contrattazione, nazionale ed integrativa e valorizzare la funzione del servizio pubblico nei comparti della conoscenza.



Francesco Profumo

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-04-2012 alle 16:33 sul giornale del 02 aprile 2012 - 808 letture