Indagine dell'UniSalute tra Ancona e Pesaro: 'Cure mediche, un bene che non ci possiamo permettere'

medico, salute 2' di lettura Ancona 20/12/2012 - Una larga fetta di anconetani e pesaresi, soprattutto a causa della crisi economica, è sempre più attenta alle spese di natura medica: ben il 64% infatti afferma di fare molta più attenzione ad aprire il proprio portafoglio in occasione di spese legate alla salute. E sempre più numerose sono le occasioni in cui i cordoni della borsa restano del tutto chiusi: quasi un marchigiano su due (47%) dichiara apertamente di sottoporsi a minori visite e controlli proprio perché comportano un costo troppo elevato che non può permettersi.

In un momento di forte dibattito sul futuro del Sistema Sanitario Nazionale, questo è quanto rilevato dall’ultima indagine1 realizzata dall’Osservatorio Sanità2 di UniSalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza e assicurazione sanitaria, che ha tastato il sentiment degli abitanti delle due province marchigiane, da sempre abituati a poter contare su un’assistenza medica gratuita o a prezzi calmierati garantita dallo Stato, sui costi della salute.

Non è però solo questione di denaro. Anche i lunghi tempi per riuscire a prenotare un esame con il servizio pubblico costituiscono spesso un ostacolo concreto. L’indagine dell’Osservatorio ha focalizzato la sua attenzione anche su questo aspetto.

Il 28% degli intervistati dichiara a questo proposito che normalmente impiega tra uno e tre mesi per riuscire a prenotare un appuntamento e il 13% afferma che spesso è costretto ad attendere più di tre mesi. Tra gli esami per i quali i tempi di prenotazione nel pubblico sono i più lunghi troviamo la mammografia (per l’85% delle donne) e anche l’ecografia (31%), che siano uomini o donne ad esprimersi, richiede molta pazienza se si decide di eseguirla attraverso il servizio pubblico.

Se rivolgersi al settore privato consente di risolvere il problema dei tempi di attesa, l’impatto sul portafoglio è tuttavia elevato: le stime parlano oggi di circa 10 miliardi spesi dagli italiani di tasca propria (fonte: elaborazione UniSalute su dati Censis). Un impatto destinato a crescere se l’offerta pubblica farà sempre più fatica ad affrontare i costi da sostenere. I marchigiani, e gli italiani in genere, sembrano quindi destinati a dover scegliere tra fare crescenti sacrifici per potersi curare e rinunciare ad almeno parte delle prestazioni desiderate o alla tempestività delle cure. Se questa domanda fosse intercettata da operatori virtuosi del secondo pilastro, in grado di operare all’interno della filiera come una centrale di acquisto, controllando costi e qualità delle prestazioni erogate, potrebbe essere organizzata in modo efficiente per garantire tempi rapidi di accesso alle prestazioni, qualità delle stesse e costi contenuti, garantendo la sostenibilità dell’intero sistema.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-12-2012 alle 19:10 sul giornale del 21 dicembre 2012 - 1043 letture

In questo articolo si parla di attualità, Unipol, unisalute

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