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comunicato stampa

La Casa de nialtri: dopo la presentazione del progetto in Regione, disponibili a soluzione alternativa

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casa de nialtri
Presentato giovedì in Regione, nel corso dell'incontro con l'assessore Marcolini, il progetto di Casa de nialtri. "Da parte nostra ribadiamo la disponibilità a lasciare i locali una volta individuata una soluzione alternativa".

CASA DE NIALTRI 2.0 PROGETTO DI COHOUSING SOCIALE E CITTADINO

Un percorso di autogestione per un nuovo progetto di welfare e socialità dal basso, un'alternativa sociale e politica alla crisi e ai suoi effetti "Il bene comune non è una risorsa né un oggetto del mondo fisico che esiste per natura. Si manifesta attraverso l'agire condiviso, è il frutto di relazioni sociali tra pari e fonte inesauribile di innovazioni e creatività. Il bene comune nasce dal basso e dalla partecipazione attiva e diretta della cittadinanza. Il bene comune si autorganizza per definizione e difende la propria autonomia sia dall'interesse proprietario privato sia dalle istituzioni pubbliche che governano con logiche privatistiche e autoritarie i beni pubblici(...)" Teatro Valle Occupato ­ PRELUDIO ALLA FONDAZIONE “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Costituzione Italiana art.3

PROGETTO DI GESTIONE E DELLE ATTIVITA' PREMESSA CONTESTO STORICO E OBBIETTIVI GENERALI Questo progetto nasce dalla necessità sentita da differenti soggettività, associazioni, migranti, studenti e liberi professionisti che, quasi un anno fa hanno intrapreso un percorso condiviso di riflessione e azione sul tema del diritto all'abitare, inteso non solo come bisogno legittimo di un tetto ma anche come diritto di inclusione nel contesto comunale. Con ciò s'intende evidenziare l'importanza che rivestono il tema del reddito, l'accesso ai servizi fondamentali come la scuola, la sanità o i trasporti, e la socialità, in quanto, una volta soddisfatti, mettono il cittadino/a nella condizione di percepirsi membro di una collettività con cui scambiarsi diritti e doveri. L’esigenza che sentiamo ora parla anche della necessità che il governo dei territori ritorni nelle mani dei cittadini e delle cittadine (spinta già espressa con la straordinaria vittoria del referendum sull'acqua), che si prosegua nella direzione di una nuova partecipazione collettiva alle scelte che riguardano il nostro territorio, nonché ad una gestione diretta di quelle strutture pubbliche, attualmente non utilizzate e lasciate all’incuria e al degrado che, se riqualificate e partecipate dagli abitanti di Ancona, porterebbero alla produzione di un comune sociale e politico che risulterebbe essere, senza dubbio, un valore aggiunto per la nostra città L’esperienza maturata nell’ex asilo comunale di via Ragusa, dal 22 dicembre al 5 febbraio dimostra come sia possibile avviare esperienze che vedano protagonista quella fascia di popolazione più colpita dalla crisi, perché senza lavoro, reddito e abitazione, con l’obiettivo di reinserire nella comunità persone ormai relegate ai margini della società. Durante il mese e mezzo di questa primo percorso di Casa de nialtri le persone coinvolte, pur le iniziali inevitabili diffidenze e difficoltà, hanno iniziato ad imparare a vivere insieme in un contesto comunitario nel rispetto reciproco. Una esperienze che è stata stroncata proprio quando, consolidata la vita sociale della piccola collettività, si stava iniziando a lavorare sul fronte del reinserimento lavorativo con dei primi contatti con alcuni piccoli imprenditori sensibili al progetto. Un modello di autogestione e di autonomia che trova riscontri in analoghi progetti messi in campo da amministrazioni comunali di altre città. Può valere come valido esempio l’esperienza dell’ex X Municipio di Roma che comprendeva 220.000 abitanti dove l’allora “sindaco” Sandro Medici diede vita ad una requisizione di diverse palazzine in nome di una emergenza sociale arrivata a livelli di guardia. In questo modo non solo fu data un’abitazione a decine di famiglie disperate, ma si avviò un progetto di servizi gestiti direttamente dai cittadini ancora in atto. Un esempio di come le amministrazioni locali, pur con casse spesso ridotte al lumicino, possano intraprendere iniziative efficaci per contrastare la povertà crescente e fare leva sulle risorse migliorie della società civile per sopperire alle difficoltà delle istituzioni locali.

Esperienze simili sono avvenute e Messina e anche in altri piccoli comuni italiani. La dimensione strutturale della crisi genera ogni giorno nuove povertà che i dati delle ultime inchieste (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014­07­14/in­italia­aumentano- poveri­assoluti­sono­sei­milioni­meta­sud­101733.shtml?uuid=AB5EkYaB , http://www.repubblica.it/economia/2013/09/22/news/crisi_italiani_poveri_raddoppiati­ 67031163/ , http://www.rassegna.it/articoli/2014/02/25/109459/nelle­marche­e- emergenza­sfratti , http://m.anconatoday.it/economia/crisi­classifica­sole­24­ore­2014­ ancona­provincia­piu­colpita­marche.html ) confermano aumentare esponenzialmente. I concordi dati diffusi dal CENSIS e dalla Caritas di questo ci parlano: dal 2012 al 2013, l’anno di passaggio dal governo Monti a quello Letta, l’esplosione della povertà assoluta è aumentata colpendo 1 milione e 206 mila persone in più. In Italia ci sono 6 milioni e 20 mila di indigenti, il 9,9% della popolazione, un residente su 10.

È un record mai visto dal 2005, da quando esiste la rilevazione di questa stima. Nel 2012 i poveri assoluti erano 4,8 milioni (l’8% della popolazione), raddoppiati dall’inizio della crisi nel 2008. Tutto questo è avvenuto mentre i governi hanno tagliato la spesa sociale da 2,5 miliardi a 964 milioni di euro. Dentro a questa devastata situazione sociale è centrale organizzarsi per la difesa del reddito, dei diritti e della dignità di tutti i cittadini. In questo contesto si inserisce la nostra progettualità che ha come obbiettivo il recupero all'utilità sociale degli alloggi e degli spazzi inutilizzati per rilanciare con forza l'urgenza di ripristinare il prezzo politico per i servizi di prima necessità, e che si faccia carico di dare concretezza alla diffusa mancanza di reddito che riguarda tutti noi. E' necessario un luogo di scambio, dove informazioni, conoscenze ed esperienze possono essere offerte e ricevute e dove i beni possono essere lasciati da chi non li usa più e utilizzati da chi ha bisogno. Un luogo di incontro, uno spazio­contenitore, aperto a tutta la cittadinanza e fruibile il maggior tempo possibile, che diventi luogo di progettazione, di confronto e avamposto contro la crisi. (Dove si possa dare risposta a una serie di bisogni sociali, che si manifestano in forma caratterizzante ed evidente nella nostra città: dalla necessità di strutturare alloggi abitativi, di sviluppare iniziative per l’inclusione sociale di soggetti invisibili e privi di diritti all’esigenza di spazi di aggregazione sociale e culturale, alla richiesta di spazi per sedi operative e attività dell’associazionismo no profit (sportello migranti, sportello casa, sportello assistenza medica, scuola di italiano per migranti, gruppi di acquisto solidale,..)) . Ma soprattutto uno spazio­contenitore per creare percorsi di autonomia per le fasce della popolazione in emergenza sociale in alternativa al modello assistenzialistico.

COS' E' IL COHOUSING Il termine cohousing è utilizzato per definire degli insediamenti abitativi composti da alloggi privati corredati da ampi spazi (coperti e scoperti) destinati all'uso comune e alla condivisione tra i cohousers. Tra i servizi collettivi vi possono essere ampie cucine, lavanderie, spazi per gli ospiti, laboratori per il fai da te, spazi gioco per i bambini, palestra, internet cafè, biblioteca e altro. Di solito un progetto di cohousing comprende dalle 20 alle 40 famiglie che convivono come una comunità di vicinato (vicinato elettivo) e gestiscono gli spazi comuni in modo collettivo ottenendo in questo modo risparmi economici e benefici di natura ecologica e sociale. Il cohousing si sta affermando come strategia di sostenibilità: se da un lato, infatti, la progettazione partecipata e la condivisione di spazi, attrezzature e risorse agevola la socializzazione e la mutualità tra gli individui, dall'altro questa pratica, unitamente ad altri "approcci" quali ad esempio la costituzione di gruppi d'acquisto solidale, il car sharing o la localizzazione di diversi servizi, favoriscono il risparmio energetico e diminuiscono l'impatto ambientale della comunità. MacroArea Sociale _ Welfare dal basso Questa macroarea è suddivisa in tre sezioni, la prima dedicata alla dimensione abitativa, la seconda alla rete di sportelli sociali;la terza al tema delle nuove generazioni, dei bambini, delle famiglie e di possibili percorsi connessi che vorremmo implementare. 1° MicroArea Sociale _ Welfare dal basso: "Alloggi fissi e temporanei per differenti tipologie di cohousers" Data la precaria condizione abitativa che colpisce sempre più differenti segmenti della popolazione, avvertiamo l'urgenza di allestire opportunità alloggiative per far fronte a questa nuova piaga sociale. Lo spazio che abbiamo in mente vuole prevedere una suddivisione in stanze/camere per alcune persone (dai 20 ai 30 soggetti) che non hanno una casa, per chi l'ha persa o per chi non se la può permettere. Vogliamo evidenziare l'importanza di organizzare sistemazioni che siano igienicamente ed ecologicamente sostenibili in tutte le accezioni a cui fa riferimento la parola. Quando parliamo di spazio ecologico intendiamo la salvaguardia dello spazio di vita ovvero l'organizzazione di uno spazio che sia "prossemicamente" equilibrato nel rispetto delle "distanze" personali e collettive. Per questo vogliamo garantire delle abitazioni singole all'interno di uno spazio comune in cui venga tutelata la propria dimensione personale e nello stesso tempo l'esigenza dello scambio e dello stare insieme. Le stanze a scopo abitativo potrebbero essere messe a disposizione anche per chi ha bisogno temporaneamente di una sistemazione, come per esempio i molti profughi/rifugiati che nella nostra regione arrivano e necessitano di accoglienza o perchè arrivano in condizioni disperate al porto di Ancona o direttamente consegnati dal lavoro di smistamento che le prefetture fanno sul territorio nazionale in occasione degli sbarchi di massa sulle nostre coste. Il richiedente asilo prima di riuscire a vedere soddisfatta la propria domanda attraversa un periodo in cui ha bisogno di un supporto fisico­logistico in cui risiedere, un supporto legale per avviare le pratiche burocratiche e un contesto aperto e inclusivo che favorisca il suo ed il nostro processo d'integrazione. Il progetto che stiamo illustrando stimola tutti gli aspetti citati. 2° MicroArea Sociale _ Welfare dal basso: “Rete autotutela Sportelli sociali” Nel momento in cui il tempo del lavoro tende sempre più a coincidere con il tempo della vita, la precarietà si fa esistenziale e investe corpi, affetti e passioni. Crediamo che alla battaglia contro la precarietà, per la difesa dei CCNL e il loro adeguamento al contesto generale dell'inflazione e degli aumenti del costo della vita, sia fondamentale affiancare un’iniziativa per l'erogazione di un reddito garantito. Un reddito garantito, tra l'altro, permetterebbe di non accettare qualsiasi condizione lavorativa in nome del solito "meglio questo che niente". Tuttavia, oltre che a rivendicare un reddito, crediamo che sia necessario intervenire subito nei propri luoghi di lavoro, per non subire quotidianamente la molteplicità di ricatti che sono alla base dei rapporti di lavoro. È necessario pertanto mettere a disposizione uno Sportello informativo e di autotutela e supporto organizzativo per tutte le esperienze e percorsi che si riusciranno ad aprire offrendo assistenza e consulenza legale, e supporto organizzativo. Sportello informativo e orientamento per cittadini migranti ­ Scuola di italiano Viviamo in una società meticcia, in cui le migrazioni hanno assunto un ruolo centrale e strutturale. Viviamo in un Paese e in una città in cui i migranti costituiscono una percentuale sempre maggiore della forza lavoro e allo stesso tempo questi cittadini sono bersaglio delle politiche razziste, favorite da una legislazione inaccettabile che andrebbe rivista completamente, che trasformano l'accoglienza in emergenza, i centri di identificazione ed espulsione in buchi neri del diritto, il lavoro sia esso legato alle cosiddette economie sommerse e non, in grave sfruttamento. Crediamo necessario impegnarsi in una battaglia che parli di libertà e di antirazzismo. Per questo riteniamo fondamentale la creazione di uno sportello informativo e di autotutela legale per i cittadini e le cittadine migranti, che stiano però dentro un ragionamento più complessivo e non settario, per un pieno esercizio della cittadinanza in termini nuovi e reali. Lo sportello vuole essere gratuito ed aperto a tutti. Assieme allo sportello vogliamo attivare anche una scuola di italiano, una scuola in cui la lingua, non divenga come accade con l'accordo di integrazione un ulteriore strumento e dispositivo di controllo e disciplinamento sui e sulle migranti, ma uno strumento per ripensare ad una società nuova dentro un processo e scambio culturale orizzontale e non verticale. Sportello informativo e di autotutela sulla casa Abbiamo pensato di attivare uno sportello informativo e di autotutela sulla casa per dare una risposta alle esigenze di chi pure avendocela non riesce a sostenere più le rate dell'affitto e del mutuo. Ci vogliamo rivolgere a chi ha bisogno si assistenza legale per le pratiche conseguenti alle richieste di sfratto e a chi si trova in generale in una situazione di morosità incolpevole,. Lo sportello casa vuole occuparsi anche del problema del distaccamento delle utenze che nella nostra città stanno aumentando e che deve trovare una mediazione con i servizi preposti affinché vengano liberate risorse a sostegno di chi si trova in emergenza. Sportello informativo e di orientamento sanitario Come districarsi nel labirinto del SSN per poter raggiungere l’obiettivo “salute”. Il progetto si dividerà in varie fasi. La prima fase prevede la formazione degli operatori di sportello con un corso di 14 h di lezione suddivise per campi di competenza: ­ Servizio Sanitario Nazionale e metodi di accesso (2h); ­ Conseguimento del tesserino sanitario e assistenza di base (2h);­ Dallʼassistenza di base alle visite specialistiche (2h); ­ Approccio psicologico (2h); ­ Primo soccorso (6h). Nella seconda fase operatori debitamente formati consiglieranno e formeranno a loro volta l’assistito in maniera da renderlo autonomo nel mondo del SSN. Il tutto verrà sempre supervisionato da personale sanitario che, nel qual caso vi siano richieste di approfondimento più specifico, interverrà per garantire la massima chiarezza. Nella terza fase invece si prevede la formazione continua ed aggiornamento: a tal proposito verranno tenuti seminari e corsi di aggiornamento/approfondimento aperti sia agli operatori che agli assistiti per essere continuamente aggiornati ed informati sulle novità e sugli eventuali cambiamenti. Successivamente si vorranno fornire delle prestazioni mediche ambulatoriali, gratuite. 3° MicroArea Sociale _ Welfare dal basso: Bambini/e, studenti, famiglie, al centro della città Progetto doposcuola Il progetto doposcuola all’interno del progetto del laboratorio sociale cittadino si pone nell’ottica di favorire e accrescere l’interesse scolastico negli studenti che ne approfitteranno, abbracciando l’idea di una scuola pubblica, solidale, autogestita e senza censure. Nel momento del doposcuola verranno approfondite tematiche d’interesse poco analizzate, per la necessità di seguire i programmi nel tempo scolastico, favorendo incontri e assemblee educative difficilmente organizzabili negli istituti per mancanza di luoghi e tempi idonei. La presenza di uno spazio sempre disponibile per lo studio, dotato di postazioni internet, favorirà l’aggregazione giovanile: gli stessi studenti potranno gestirsi, infatti, lo svolgersi dei compiti aiutandosi l’uno con l’altro.

È doveroso sottolineare come l’esperienza di lavorare in un gruppo autogestito segni la crescita dei giovani, permettendogli di maturare velocemente e condurre consapevolmente sia la vita scolastica che quella a casa e, in futuro, quella lavorativa. Il progetto intende inoltre volgere uno sguardo anche ai più piccoli (scuole elementari), mettendo a disposizione operatori specializzati nell’ambito “Difficoltà specifiche dell’apprendimento”, evitando così ai genitori l’affidamento dei figli/e a privati spesso eccessivamente costosi o impreparati. Il doposcuola può rappresentare inoltre la soluzione ad esigenze collettive di vario genere tra cui quelle dei genitori, costretti molto spesso da questo modello economico e di società, a lavorare fino a tardi, seguendo ritmi sempre più disumani e flessibili. Ludoteca La ludoteca è un servizio pubblico e gratuito avente per oggetto il gioco e il giocattolo e la loro utilizzazione nel contesto educativo e sociale. La ludoteca rappresenta una "biblioteca del giocattolo" che vuole garantire risposte concrete a esigenze di tipo sociale­culturale e pedagogico, nel riconsegnare il gioco al suo legittimo proprietario, il bambino e la bambina, permettendo la libera scelta del giocattolo, in modo tale da sottrarre lʼinfanzia dalle catene della colonizzazione dellʼadulto, che appare martellante e totalizzante proprio dentro i recinti di ciò che dovrebbe essere più libero, ovverosia il gioco stesso. La ludoteca è un luogo opportunamente attrezzato con arredi, giocattoli, strumenti, materiali di consumo che vengono messi a disposizione dell'utenza, sia esso bambino, bambina o genitore. Un luogo che può dar vita ad una umana e democratica “catena di fraternità del giocattolo” con le varie famiglie della comunità cittadina che provvedono a raccogliere e rifornire la ludoteca di giocattoli, già usati dai loro figli, ma ancora validi per altri bambini; una cultura che potremmo definire del dono contro lo spreco.MacroArea MacroAreaSociale_Produzioni: Costruire l'alternativa ecologica: Riuso/Riciclo vs Consumo Laboratori per l’alternativa: Laboratorio Ricicl@ e autoproduzione di vestiti/accessori e Laboratorio di Erboristeria. Il progetto di questo laboratorio parte dall’essere coscienti che il rifiuto altro non è che un qualcosa che ha assolto la sua funzione e che viene allontanato dalla nostra vita e quotidianità perché non riveste più un interesse nell’utente o nel fruitore. Dando nuova vita ad un oggetto, sia esso un pezzo di stoffa che prima era un vestito, un mobile o delle camere d’aria della bicicletta possiamo cambiare la sua destinazione ultima e allo stesso tempo evitare di acquistare un nuovo prodotto.L’autoproduzione di vestiti, in particolare, si ricollega ad un percorso che va nella direzione dell’autodeterminazione della figura femminile: in un sistema globale che controlla le nostre vite fino ad arrivare a stabilire i canoni di bellezza e di conseguenza le taglie dei vestiti, l’autoproduzione di vestiti può essere un modo per mettere al centro noi stesse, creando vestiti su misura, realizzati con fibre naturali, che mettano in evidenza quello che ciascuna donna desidera mostrare di sé.

Corso di formazione di restauro *CANTIERE DEL RE.CUP.ERO* Nell’epoca della modernità liquida, del lavoro cognitario e immateriale, dello spreco e del consumo eccessivo, dello scarto sempre e comunque funzionale al libero mercato, riteniamo necessario avvicinare sempre più le persone al mondo della creatività e dell’auto­recupero, con l’utilizzo di materiali quali il legno e la sua lavorazione.L’utilizzo del legno e dell’attività artigianale del restauro, non vuol dire solamente conoscerne le essenze, gli incastri ed utilizzare i vari attrezzi, ma anche e soprattutto conoscere i metodi per la conservazione e la finitura dello stesso. Riappropriarsi di un antico lavoro che, come molti altri, si sta estinguendo, nell ́era del “tutto laccato, lucido e nuovo”, dove ogni cosa vecchia o verniciata viene gettata; ma anche creare, recuperando e restaurando, sedie, comodini, bauli, qualsiasi cosa si trovi impolverata o dimenticata in cantina. Officina del Riuso Sono sempre più le persone che, vista la morsa che la crisi stringe famelica sulle nostre vite, si inventano “aggiustatutto” per dare nuova linfa vitale ad oggetti non più utilizzati o al fine di ripararli per risparmiare qualcosa. Sono sempre di più anche le persone che vivono in appartamenti di piccole metrature, non dotati di garage o di uno spazio dove svolgere semplici riparazioni. Parte da questo assunto una delle idee che sta alla base dell’Officina del Riuso. Il progetto prevede anche giornate di formazione sull’uso e sulla manutenzione dei propri mezzi di trasporto e di oggetti di uso comune come biciclette, motocicli, autovetture, attrezzature da giardino e da cucina, etc.. Le attività di formazione saranno strutturate in momenti di approfondimento teorici e pratici e di comprensione dei principi che stanno alla base del funzionamento degli oggetti di uso comune e in successivi interventi per la riparazione di questi.L'attività di progettazione di mezzi ecosostenibili si prefigge l'obiettivo di dar nuova vita a componenti recuperati e non, che, assemblati con capacità ed ingegno, costituiranno valide alternative per il trasporto di persone o cose all'interno della città.

ASPETTI INNOVATIVI DEL PROGETTO E CONCLUSIONI Il progetto in questione ha come filo conduttore l’idea che le persone possano riprendere in mano il proprio destino. Crediamo che l’autodeterminazione e l’autorganizzazione possano favorire l’emancipazione dei cittadini colpiti sempre di più dalla grave crisi economica. Si tratta di uscire dal tradizionale welfare state, sicuramente fondamentale nel passato per estendere essenziali servizi pubblici alla maggioranza della popolazione, per un nuovo welfare incentrato non più sulla delega ma sull’iniziativa diretta dei soggetti. Un welfare comunitario dove gli individui si autogestiscano i servizi mettendo a frutto le professionalità e le esperienze ampiamente presenti nella società civile. In questo contesto l’ente locale non vede ridimensionato il proprio ruolo. Anzi assume una funzione centrale nella difesa dei beni comuni favorendo tutti quei progetti in grado di sviluppare l’autoemancipazione dei cittadini. A fronte di politiche che tendono a svuotare la funzione degli amministratori facendoli diventare una specie di “ragionieri” e piatti esecutori delle direttive delle istituzioni nazionali, ma soprattutto sovranazionali, Comuni e Regioni possono favorire percorsi di inclusione mettendo i soggetti associativi nella condizione di poter praticare al meglio progetti di welfare autogestiti.

E’ il caso della nostra proposta. Essa non è incentrata su una logica assistenzialista o di piatto rivendicazionismo, ma vuole, attraverso il recupero del patrimonio pubblico oggi abbandonato, avviare esperienze di cohousing, lavoro autogestito, socializzazione dal basso. Per l’ente in questione, nel nostro caso la Regione, si tratta di fare propria una proposta che praticamente ha costo zero e nello stesso tempo avviare un progetto pilota che potrebbe diventare un punto di riferimento a livello nazionale. Riteniamo che nel momento in cui questa proposta potesse venire formalizzata, essa potrebbe vedere il coinvolgimento di altre istituzioni locali dall’Università, ad alcune categorie economiche, al meglio del volontariato laico e cattolico.

Carpe diem.



casa de nialtri

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-07-2014 alle 01:26 sul giornale del 26 luglio 2014 - 2057 letture