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comunicato stampa

Ancona e poesia: il ricordo di Franco Scataglini

4' di lettura

Il 28 agosto di vent’anni fa è stato un giorno triste per l’Italia e soprattutto per le Marche, perchè hanno dato l’ultimo saluto ad un loro figlio eccellente, che insieme a Tonino Guerra, Albino Pierro, Franco Loi, Raffaello Baldini, e in musica con Fabrizio De André, è stato l’ultimo o uno degli ultimi testimoni di un’antica tradizione poetica, cioè la produzione di poesie in dialetto o vernacolo che a dir si voglia, e non il semplice e popolare dialetto di tutti giorni, ma il dialetto arcaico e antico.

Allora di chi sto parlando? Del gran poeta dialettale anconetano Franco Scataglini, che ci ha lasciato in eredità quattro stupende raccolte interamente scritte in dialetto anconetano, che sono “E per un frutto piace tutto un orto”, “So’ rimaso la spina”, “Carta laniena”, ed “El Sol”. In questo mio articolo a differenze degli altri, non sarà presente il suo necrologio, perché Scataglini è un’eccellenza interamente anconetana, e soprattutto è un poeta che ancora oggi è vivo in mezzo a Noi, perché la sua ombra ci accompagna giorno dopo giorno nella nostra vita. Queste mie parole sono solo un viaggio all’interno della sua poesia, attraverso l’analisi di queste quattro stupende e bellissime raccolte poetiche. “E per un frutto piace tutto un orto”. In questa raccolta in dialetto anconetano il cuore principale è rappresentato dal tema dell’orto, che simboleggia il legame reciproco fra l’uomo e la terra. Raccolta meta – poetica, ovvero poesia nella poesia. Raccolta dal ritmo aspro, cadenzato, e macilento, il quale è utilizzato per risaltare gli oggetti. Orto (= quotidianità) vs giardino (= nobiltà). Tema della solitudine e dell’eros triste e scivoloso, rivissuto come una glorificazione estrema. Quotidiano vs misticismo e pietà vs sogno. Senilità concepita come immortalità, e amore concepito come strazio, contatto, e separazione. “So’ rimaso la spina”. Amore concepito come gioia e felicità nel percepirsi come un oggetto, un’ombra, e un atto dell’Universo. Le muse ispiratrici del dialetto di questa raccolta, sono Vallemiano, Portonovo, e le donne da Lui amate. Poesia che simboleggia l’incontro e il contatto fra gli uomini. Incapacità del soggetto di realizzarsi. Linguaggio filosofico dal registro malinconico. In questa raccolta sono contemplati e caricati di significato Vallemiano e le strade con i vicoli della sua puerizia. Figure del carcere e del labirinto intesi come luoghi antropologici, psichici, e affettivi. Il principale scopo di “So’ rimaso la spina” è quello di togliere, oscurare, e azzerare totalmente l’etica. “Carta laniena”. Questa raccolta affronta per mezzo della poesia in dialetto il tragico e drammatico evento dello sterminio degli ebrei e della Shoah, e i luoghi poetici a cui questi episodi storici fanno riferimento, sono Vallemiano, il mattatoio, e il Camposanto ebreo, che per l’appunto simboleggiano Aschwitz e la Shoah, come detto poc’anzi. I luoghi di “Carta laniena” sono colmi e ricchi di ripugnanza, ansia, e patimento. Esposizione, scrutamento, e investigazione della ripugnanza. Tematiche riguardanti l’urlo spirituale e il flusso di coscienza. Amore inteso come pericolo e azzardo. Il Camposanto ebreo di questa raccolta, è un Camposanto passivo, poiché l’agnello sacrificale rappresentato dal mare, gli è rivale. “El Sol”. Questo titolo si riferisce alla Società d’Ossigeno Liquido e al sole, ed è più alla seconda parola che Scataglini presta attenzione. Temi autobiografici della puerizia e dell’innocenza. Il sole simboleggia la terra natale e le origini. Fabbrica come pazzia mentale. La poesia di “El Sol”, è una poesia visiva, acustica, e olfattiva. Non solo poesie in dialetto, ma anche in italiano, come lo dimostra la raccolta “Echi”, che cronologicamente è la prima opera poetica composta e data alla stampa, di Franco Scataglini. Si possono vedere i temi della fanciullezza e della maturità, vissute fra le scarpate della Guerra, dello Sfollamento, e del Dopo. Questa raccolta è costruita attraverso un linguaggio virtuale, rustico, e brillante. Queste mie parole dal taglio “futuristico” e accademico sono un mio personale omaggio a questo gran poeta marchigiano, con la speranza che il 28 agosto 2014 ad Ancona, lo si possa ricordare pubblicamente. Un tributo che dovrebbe verificarsi visto che è stato un diamante per Ancona, insieme con un altro prodotto tipicamente anconetano, cioè il tenore Franco Corelli. Le due stelle più luminose. STEFANO BARDI, cittadino di Chiaravalle



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-08-2014 alle 01:31 sul giornale del 28 agosto 2014 - 3556 letture