Eusebi: "Tfr, la politica della cicala?"

paolo eusebi 3' di lettura Ancona 08/10/2014 - Renzi sul Tfr ha le fregole. Per il 2015 lo vorrebbe già nella busta paga di chi ovviamente scegliesse l’uovo oggi. Il Tfr, la tanto attesa liquidazione di fine carriera lavorativa è infatti pari più o meno a uno stipendio all’anno.

Un giro vorticoso annuo di circa 27 miliardi di euro che di fatto serve all’autofinanziamento delle piccole imprese oppure ad alimentare i fondi pensionistici integrativi dei lavoratori dipendenti. Togliendo concretamente liquidità alle imprese bisognerebbe garantire fondi compensativi a costo zero. Del resto, mentre gli 80 euro pre elezioni europee sono frutto di uno sgravio fiscale per i redditi sotto i millecinquecento euro mensili, il Tfr è invece un salario differito dei lavoratori. Una sorta di salvadanaio da rompere quando si va in pensione. Insomma una specie di risparmio obbligato che da sempre accompagna le nostre famiglie. Una visione se si vuole culturale legata ad uno strumento basato proprio sul risparmio. Paradossalmente si perderebbe il senso delle formichine laboriose che sistemano le provviste in attesa dell’inverno. Oggi purtroppo più che l’inverno ha da passa’ a’ nuttata e per più di qualcuno la scelta sarebbe quella quasi obbligata di ... pochi, maledetti e subito!!! Ora il Governo per muovere i consumi ed anche per fare cassa ( per lo Stato si ipotizzano infatti nuove entrare comprese fra 1,7 miliardi e 5,6 miliardi nel caso aderissero tutti i lavoratori) sta premendo perché su “base volontaria” i lavoratori possano scegliere di avere appunto l’uovo oggi piuttosto che la gallina domani.

Fiscalmente resterebbe la tassazione separata prevista per il Tfr e pur in presenza di un aumento del reddito, non ci sarebbe alcun passaggio all’aliquota Irpef superiore. Ogni lavoratore (del settore privato o di quello pubblico) potrà decidere se ricevere l’anticipo del Tfr maturato nell’anno precedente così come potrà scegliere se trasferire in un’unica tranche, nella busta paga tutto l’ammontare maturato nell’anno precedente, oppure distribuirlo lungo l’arco dei dodici mesi. Insomma il Governo insiste ma gli imprenditori hanno alzato un fuoco di sbarramento. Per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, “l'ipotesi sul Tfr fa sparire con un solo colpo di penna circa 10-12 miliardi per le imprese italiane”.

Una vera jattura. Ma il Governo insiste sottolineando che l’erogazione verrebbe finanziata da un apposito "Fondo anticipo Tfr" costituito dalle banche e dalla Cassa depositi e prestiti, oppure solo dalle banche previo accordo con l’Abi. Questo fondo potrebbe approvvigionarsi sul mercato finanziario e attingere direttamente alle risorse della Banca centrale europea. Ma a quali costi? A quali tassi? Col rischio concreto che le aziende possano subire ulteriori danni ed essere costrette ad ulteriori licenziamenti? Di certo le banche dovrebbero dare soldi quasi senza interessi!! Ancora una volta si vorrebbe scegliere la strada di scaricare la crisi sul futuro della massa dei “normali”, invece di ragionare seriamente sui tanti ingiusti privilegi economici delle troppe caste che ammorbano la nostra Nazione. Insomma, tanti gli interrogativi, tanti i dubbi. Ancora una volta, purtroppo del doman non v’è certezza.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-10-2014 alle 14:59 sul giornale del 09 ottobre 2014 - 1011 letture

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