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22.12.2014 16:13
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da Lettera firmata

Pergolesi, i docenti: "Natale nero per la musica del Capoluogo di Regione", domani finestre a lutto

Pianoforte

l docenti dell'Istituto Superiore di Studi Musicali Pergolesi di Ancona dichiarano la “morte di fatto” della storica istituzione del capoluogo regionale.

Con il 31 dicembre scade infatti il mandato dell'attuale presidente Maria Grazia Camilletti e nel frattempo è scaduto quello del direttore-commissario Maurizio Tarsetti, senza che il Ministero abbia fatto sapere cosa accadrà a seguito di tali scadenze. Gli enti fondatori (Regioni, Provincia, e Comune) hanno messo di finanziare l'istituto, e la mancanza di copertura finanziaria ha impedito l’avvio dei corsi; gli studenti non hanno avuto scelta’, e si sono trasferiti presso altre istituzioni di alta formazione regionali e fuori regione. L'Istituto “Pergolesi” ha accompagnato la storia cittadina per oltre novanta anni, attraversando tante vicende che molti cittadini ricordano e hanno vissuto in qualità di allievi, di docenti, di amministratori pubblici. In un momento cosi triste per la dignità della città è bene ricordare qualche passaggio, che forse non tutti conoscono. Con il patteggiamento ottenuto nel 2000 l'Istituto è riuscito a raggiungere un traguardo a lungo agognato e perseguito da tutte le amministrazioni comunali dal dopoguerra in poi. Ma evidentemente agli occhi della politica odierna e, purtroppo, della città, questo risultato di portata storica non è stato apprezzato per il suo valore, cosi come non sono stati apprezzati i risultati didattici dell'istituto, che dal 2001 a oggi ha permesso a circa 600 studenti di conseguire i titoli professionali e di studio senza doversi recare in un conservatorio (a Pesaro o a Fermo), come invece erano costretti prima del pareggiamento. Molti di loro hanno potuto conseguire anche un diploma di livello universitario e ora sono in carriera nelle file da concerto italiane e straniere, suonano in qualche orchestra, insegnano, non ha dunque alcun significato agli occhi degli amministratori locali. La qualità formativa che dovrebbe essere il solo indicatore di valore di una istituzione di alta formazione musicale è stata ignorata dalla politica, sostituita dalle logiche commerciali, frutto del più gretto provincialismo, a danno del uturo dei giovani e delle realtà produttrici stabili di cultura e formazione, calpestando cosi la storia cittadina, vanificando le scelte politiche del passato e umiliando l'attività svolta dalPlstituto, riconosciuta dagli addetti ai lavori a livello nazionale ma non dagli amministratori locali. Tutte le città del nostro Paese soffrono la crisi e hanno ridotto i servizi per la cultura in genere, ma nessuna ha messo in discussione l'esistenza dei luoghi di formazione per i giovani. Semmai hanno cercato soluzioni altemative e compromessi. hanno lavorato in sede ministeriale e locale per ottenere risorse aggiuntive, hanno cercato il dialogo con i lavoratori.

E, oggi. il loro lavoro è stato premiato: la nuova legge di stabilità appena varata ha confermato 5 milioni di euro per le istituzioni musicali pareggiate di 20 città capoluogo di provincia. Ma nell'Istituto del nostro capoluogo regionale, che come nell'anno appena trascorso avrebbe potuto beneficiare di tale contributo, non c‘è la volontà di aiutarlo a superare la crisi: l'Amministrazione comunale ha scelto di farlo morire, negandogli persino gli ultimi 100 mila euro deliberati l'anno passato. Sarebbe stato possibile fermare l'inevitabile fuga degli studenti dall'istituto, spaventati dalle dichiarazioni del sindaco Mancinelli che in ogni occasione pubblica si e dichiarata non interessata a mantenere una istituzione di alta formazione “perché cosa di competenza statale”?

L'istinto nel frattempo ha perso tutti gli studenti, trasferitisi in altri conservatori, e non ha più alcun docente disposto a lavorare senza stipendio per un altro anno, dopo che dal 2013 a oggi ha percepito solo cinque mensilità. E infatti alcuni sono hanno trovato una nuova collocazione - seppure solo temporanea - negli Istituti Musicali Pareggiati di Cremona, Gallarate, Modena, Pavia, Siena; città le cui amministrazioni comunali, pur in mezzo a mille problemi e tagli, continuano a sostenere le loro istituzioni in attesa della statizzazione, come previsto dalla legge 508/1999. Nel capoluogo marchigiano, no.

Ecco dunque il colore del nostro Natale: nero per noi docenti, alcuni dei quali senza lavoro; nero per la musica e gli aspiranti musicisti della regione, che per studiare da professionisti sono tornati a fare i pendolari verso Pesaro o Fermo come prima del pareggiamento del "Pergolesi"; nero per la storia culturale della città, che perde un peno del suo patrimonio e della sua identità; nero per il senso civico, che ha visto la fine di una istituzione storica nella gelida ittdifierenza delle realtà musicali e culturali cittadine; nero per i sindacati, che non sono riusciti a tutelare i lavoratori; nero per la politica locale, incapace di difendere il diritto allo studio dei giovani e trovare una soluzione dignitosa a questa vicenda. Per questo, da domani 23 dicembre le finestre del “Pergolesi” saranno listato a lutto simboleggiando la fine dell'istituto.

I docenti del Pergolesi

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Pergolesi, i docenti: "Natale nero per la musica del Capoluogo di Regione", domani finestre a lutto

Pianoforte

l docenti dell'Istituto Superiore di Studi Musicali Pergolesi di Ancona dichiarano la “morte di fatto” della storica istituzione del capoluogo regionale.

Con il 31 dicembre scade infatti il mandato dell'attuale presidente Maria Grazia Camilletti e nel frattempo è scaduto quello del direttore-commissario Maurizio Tarsetti, senza che il Ministero abbia fatto sapere cosa accadrà a seguito di tali scadenze. Gli enti fondatori (Regioni, Provincia, e Comune) hanno messo di finanziare l'istituto, e la mancanza di copertura finanziaria ha impedito l’avvio dei corsi; gli studenti non hanno avuto scelta’, e si sono trasferiti presso altre istituzioni di alta formazione regionali e fuori regione. L'Istituto “Pergolesi” ha accompagnato la storia cittadina per oltre novanta anni, attraversando tante vicende che molti cittadini ricordano e hanno vissuto in qualità di allievi, di docenti, di amministratori pubblici. In un momento cosi triste per la dignità della città è bene ricordare qualche passaggio, che forse non tutti conoscono. Con il patteggiamento ottenuto nel 2000 l'Istituto è riuscito a raggiungere un traguardo a lungo agognato e perseguito da tutte le amministrazioni comunali dal dopoguerra in poi. Ma evidentemente agli occhi della politica odierna e, purtroppo, della città, questo risultato di portata storica non è stato apprezzato per il suo valore, cosi come non sono stati apprezzati i risultati didattici dell'istituto, che dal 2001 a oggi ha permesso a circa 600 studenti di conseguire i titoli professionali e di studio senza doversi recare in un conservatorio (a Pesaro o a Fermo), come invece erano costretti prima del pareggiamento. Molti di loro hanno potuto conseguire anche un diploma di livello universitario e ora sono in carriera nelle file da concerto italiane e straniere, suonano in qualche orchestra, insegnano, non ha dunque alcun significato agli occhi degli amministratori locali. La qualità formativa che dovrebbe essere il solo indicatore di valore di una istituzione di alta formazione musicale è stata ignorata dalla politica, sostituita dalle logiche commerciali, frutto del più gretto provincialismo, a danno del uturo dei giovani e delle realtà produttrici stabili di cultura e formazione, calpestando cosi la storia cittadina, vanificando le scelte politiche del passato e umiliando l'attività svolta dalPlstituto, riconosciuta dagli addetti ai lavori a livello nazionale ma non dagli amministratori locali. Tutte le città del nostro Paese soffrono la crisi e hanno ridotto i servizi per la cultura in genere, ma nessuna ha messo in discussione l'esistenza dei luoghi di formazione per i giovani. Semmai hanno cercato soluzioni altemative e compromessi. hanno lavorato in sede ministeriale e locale per ottenere risorse aggiuntive, hanno cercato il dialogo con i lavoratori.

E, oggi. il loro lavoro è stato premiato: la nuova legge di stabilità appena varata ha confermato 5 milioni di euro per le istituzioni musicali pareggiate di 20 città capoluogo di provincia. Ma nell'Istituto del nostro capoluogo regionale, che come nell'anno appena trascorso avrebbe potuto beneficiare di tale contributo, non c‘è la volontà di aiutarlo a superare la crisi: l'Amministrazione comunale ha scelto di farlo morire, negandogli persino gli ultimi 100 mila euro deliberati l'anno passato. Sarebbe stato possibile fermare l'inevitabile fuga degli studenti dall'istituto, spaventati dalle dichiarazioni del sindaco Mancinelli che in ogni occasione pubblica si e dichiarata non interessata a mantenere una istituzione di alta formazione “perché cosa di competenza statale”?

L'istinto nel frattempo ha perso tutti gli studenti, trasferitisi in altri conservatori, e non ha più alcun docente disposto a lavorare senza stipendio per un altro anno, dopo che dal 2013 a oggi ha percepito solo cinque mensilità. E infatti alcuni sono hanno trovato una nuova collocazione - seppure solo temporanea - negli Istituti Musicali Pareggiati di Cremona, Gallarate, Modena, Pavia, Siena; città le cui amministrazioni comunali, pur in mezzo a mille problemi e tagli, continuano a sostenere le loro istituzioni in attesa della statizzazione, come previsto dalla legge 508/1999. Nel capoluogo marchigiano, no.

Ecco dunque il colore del nostro Natale: nero per noi docenti, alcuni dei quali senza lavoro; nero per la musica e gli aspiranti musicisti della regione, che per studiare da professionisti sono tornati a fare i pendolari verso Pesaro o Fermo come prima del pareggiamento del "Pergolesi"; nero per la storia culturale della città, che perde un peno del suo patrimonio e della sua identità; nero per il senso civico, che ha visto la fine di una istituzione storica nella gelida ittdifierenza delle realtà musicali e culturali cittadine; nero per i sindacati, che non sono riusciti a tutelare i lavoratori; nero per la politica locale, incapace di difendere il diritto allo studio dei giovani e trovare una soluzione dignitosa a questa vicenda. Per questo, da domani 23 dicembre le finestre del “Pergolesi” saranno listato a lutto simboleggiando la fine dell'istituto.

I docenti del Pergolesi


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22.12.2014 16:13 4
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l docenti dell'Istituto Superiore di Studi Musicali Pergolesi di Ancona dichiarano la “morte di fatto” della storica istituzione del capoluogo regionale.

Con il 31 dicembre scade infatti il mandato dell'attuale presidente Maria Grazia Camilletti e nel frattempo è scaduto quello del direttore-commissario Maurizio Tarsetti, senza che il Ministero abbia fatto sapere cosa accadrà a seguito di tali scadenze. Gli enti fondatori (Regioni, Provincia, e Comune) hanno messo di finanziare l'istituto, e la mancanza di copertura finanziaria ha impedito l’avvio dei corsi; gli studenti non hanno avuto scelta’, e si sono trasferiti presso altre istituzioni di alta formazione regionali e fuori regione. L'Istituto “Pergolesi” ha accompagnato la storia cittadina per oltre novanta anni, attraversando tante vicende che molti cittadini ricordano e hanno vissuto in qualità di allievi, di docenti, di amministratori pubblici. In un momento cosi triste per la dignità della città è bene ricordare qualche passaggio, che forse non tutti conoscono. Con il patteggiamento ottenuto nel 2000 l'Istituto è riuscito a raggiungere un traguardo a lungo agognato e perseguito da tutte le amministrazioni comunali dal dopoguerra in poi. Ma evidentemente agli occhi della politica odierna e, purtroppo, della città, questo risultato di portata storica non è stato apprezzato per il suo valore, cosi come non sono stati apprezzati i risultati didattici dell'istituto, che dal 2001 a oggi ha permesso a circa 600 studenti di conseguire i titoli professionali e di studio senza doversi recare in un conservatorio (a Pesaro o a Fermo), come invece erano costretti prima del pareggiamento. Molti di loro hanno potuto conseguire anche un diploma di livello universitario e ora sono in carriera nelle file da concerto italiane e straniere, suonano in qualche orchestra, insegnano, non ha dunque alcun significato agli occhi degli amministratori locali. La qualità formativa che dovrebbe essere il solo indicatore di valore di una istituzione di alta formazione musicale è stata ignorata dalla politica, sostituita dalle logiche commerciali, frutto del più gretto provincialismo, a danno del uturo dei giovani e delle realtà produttrici stabili di cultura e formazione, calpestando cosi la storia cittadina, vanificando le scelte politiche del passato e umiliando l'attività svolta dalPlstituto, riconosciuta dagli addetti ai lavori a livello nazionale ma non dagli amministratori locali. Tutte le città del nostro Paese soffrono la crisi e hanno ridotto i servizi per la cultura in genere, ma nessuna ha messo in discussione l'esistenza dei luoghi di formazione per i giovani. Semmai hanno cercato soluzioni altemative e compromessi. hanno lavorato in sede ministeriale e locale per ottenere risorse aggiuntive, hanno cercato il dialogo con i lavoratori.

E, oggi. il loro lavoro è stato premiato: la nuova legge di stabilità appena varata ha confermato 5 milioni di euro per le istituzioni musicali pareggiate di 20 città capoluogo di provincia. Ma nell'Istituto del nostro capoluogo regionale, che come nell'anno appena trascorso avrebbe potuto beneficiare di tale contributo, non c‘è la volontà di aiutarlo a superare la crisi: l'Amministrazione comunale ha scelto di farlo morire, negandogli persino gli ultimi 100 mila euro deliberati l'anno passato. Sarebbe stato possibile fermare l'inevitabile fuga degli studenti dall'istituto, spaventati dalle dichiarazioni del sindaco Mancinelli che in ogni occasione pubblica si e dichiarata non interessata a mantenere una istituzione di alta formazione “perché cosa di competenza statale”?

L'istinto nel frattempo ha perso tutti gli studenti, trasferitisi in altri conservatori, e non ha più alcun docente disposto a lavorare senza stipendio per un altro anno, dopo che dal 2013 a oggi ha percepito solo cinque mensilità. E infatti alcuni sono hanno trovato una nuova collocazione - seppure solo temporanea - negli Istituti Musicali Pareggiati di Cremona, Gallarate, Modena, Pavia, Siena; città le cui amministrazioni comunali, pur in mezzo a mille problemi e tagli, continuano a sostenere le loro istituzioni in attesa della statizzazione, come previsto dalla legge 508/1999. Nel capoluogo marchigiano, no.

Ecco dunque il colore del nostro Natale: nero per noi docenti, alcuni dei quali senza lavoro; nero per la musica e gli aspiranti musicisti della regione, che per studiare da professionisti sono tornati a fare i pendolari verso Pesaro o Fermo come prima del pareggiamento del "Pergolesi"; nero per la storia culturale della città, che perde un peno del suo patrimonio e della sua identità; nero per il senso civico, che ha visto la fine di una istituzione storica nella gelida ittdifierenza delle realtà musicali e culturali cittadine; nero per i sindacati, che non sono riusciti a tutelare i lavoratori; nero per la politica locale, incapace di difendere il diritto allo studio dei giovani e trovare una soluzione dignitosa a questa vicenda. Per questo, da domani 23 dicembre le finestre del “Pergolesi” saranno listato a lutto simboleggiando la fine dell'istituto.

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