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comunicato stampa

Tombolini (60100): "Il Rischio è l’impotenza civica. Serve un progetto nuovo per Ancona"

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Stefano Tombolini
Il progetto dell’Autorità Portuale relativo all’approdo croceristico è al centro dell’attenzione, come è giusto che sia, visto che manca qualsiasi azione o indicazione diversa sul futuro sviluppo del Waterfront e non solo. Parliamo però di un rendering in cui si vedono due enormi navi ed un molo sistemato, come se ciò sia il progetto, ma non è così.

Questo è quello che l’Autorità Portuale fa nel rispetto del suo ruolo che è quello di lavorare sullo sviluppo commerciale del porto attraverso azioni programmate capaci di garantire la crescita dell’“azienda porto”, come quella che ha assunto concretezza con il bando europeo da 35 milioni di euro per il completamento della banchina lineare. La “città” però dovrebbe saper guardare “oltre” quel disegno di cui le crociere rappresentano un piccolo pezzo, corollario ad un progetto di grande respiro; quella città che non è l’Autorità Portuale, ma che con essa e con un sistema allargato dovrebbe sapere colloquiare. Prioritarie sono la progettazione e l’accordo su dove le attività come gli edifici scolastici e doganali, gli accasermamenti, i parcheggi a raso e gli edifici a servizio del cantiere navale, che attualmente occupano il fronte storico, possano trovare ubicazione anche in relazione al riassetto funzionale del porto commerciale, pensando, proponendo e condividendo a 360° un profilo identitario che si vuole dare a quella parte di porto che definiamo come “storica”.

Andare dietro ai ragionamenti del momento porta a farci pensare che il “porto storico” girerà attorno alla stagione delle crociere che sono un’opportunità da non perdere in un sistema turistico regionale di rete, ma che, a giudicare dai recenti sviluppi, sono anche un’occasione condizionata da una sfera di interessi che si sviluppano in maniera assolutamente dipendente da operatori commerciali terzi che oggi promettono una cosa e domani ne attuano un’altra nell’ambito delle loro strategie commerciali. Dunque non può essere questo il fulcro del ragionamento; l’idea che dovrebbe rendersi concreta e chiara necessita fondamentalmente della costruzione di una leva finanziaria capace di rendere il pensiero condiviso attraverso un percorso di confronto con tutti i soggetti oggi insediati nelle aree del cosiddetto Waterfront, parliamo quindi non di una ipotesi, ma di una certezza per la città di “domani”. Il porto di Livorno ha visto recentissimamente approvato dal Ministero il finanziamento per la realizzazione dell’ampliamento del porto commerciale, operazione che avrà un costo di circa 600 milioni di euro e che sarà finanziato per 170 milioni dallo Stato, per ugual somma dalla Regione Toscana e per il resto da sinergie tra Autorità Portuale e operatori privati, soldi allocati a bilancio e risorse certe per garantire la cantierabilità.

Infatti solo a progetto identitario e tecnico definito, chiariti i rapporti con i soggetti che, diciamo oggi, ingombrano il “porto storico” con funzioni dislocabili altrove e localizzati i fondi è ipotizzabile iniziare il lavoro vero, quello delle approvazioni e degli appalti; ne sono prova i problemi che il territorio ha per avviare progetti modesti come il recupero di una piazza, o quelli più complessi come la realizzazione di un ospedale geriatrico o pediatrico che sia. Il rischio, che diventa ogni giorno più concreto, è che il “parlare” senza la concretezza del “fare” con il passare del tempo generi un’insofferenza dovuta al fastidioso ed ingombrante volume di chiacchiere che sta diventando troppo pesante per ciascuno di noi cittadini, tanto che potremmo scrivere le “Litanie Urbane” da com’è lungo l’elenco dei problemi sfiorati e delle promesse fatte e poi cadute nel dimenticato raccoglitore dei “buoni propositi”. Ormai è tempo di mettersi seduti per cancellare i propositi irraggiungibili, per cominciare a scrivere, senza ulteriore indugio, la lista delle priorità realizzabili; altrimenti il rischio è che cresca una comunità pervasa “dall’impotenza civica” e frustrata dall’impossibilità che qualcosa cambi e questo ricada poi sui nostri giovani che stanno crescendo in una città “depressa”.


ARGOMENTI

da Stefano Tombolini
    Lista civica “Sessantacento Ancona”


Stefano Tombolini

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-02-2015 alle 23:23 sul giornale del 27 febbraio 2015 - 1628 letture