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Sel-abc: "contrari alla vendita di Conerobus"

Rubini e Crispiani 2' di lettura Ancona 10/03/2015 - Da anni ci raccontano che privatizzare significa maggiore libertà, maggior efficienza, più produttività, migliori servizi.

Noi non ci abbiamo mai creduto e da sempre mettiamo in guardia dal falso luccichio del mercato. Dopo mille esperienze oggi privatizzare significa nei fatti che la collettività si accolla la parte cattiva (il debito) e il privato si prende la parte buona (patrimonio), significa anche minori servizi ad un costo maggiore e soprattutto nessuna vera garanzia occupazionale. E hanno ragione i lavoratori a preoccuparsi ed a non fidarsi. E hanno ragione anche i cittadini e le cittadine a non dormire sonni tranquilli. Il trasporto pubblico è uno dei servizi essenziali di una città. Il servizio che dovrebbe consentire a tutte e tutti di andare dalla più piccola frazione al centro città, dal monte al mare, dal lavoro alla propria abitazione, dall’università alle piazze, da casa all’ospedale e tanto ancora. Abbonamenti, prezzi calmierati, tariffe modulate. Trasporto pubblico appunto. La decisione o presunta tale della giunta Mancinelli di vendere le quote di Conerobus in mano al comune di Ancona e dunque di privatizzare l'azienda di trasporto mette in crisi tutto questo perché ribalta la logica: non servizio per tutti e tutte, ma servizio per il profitto del proprietario privato. Lo abbiamo visto con le Ferrovie: lo squallore dei treni pendolari e la magnificenza dei treni ad alta velocità. I cittadini e le cittadine che oggi usano il trasporto pubblico per necessità o per scelta, (visto che NOI siamo anche quelli che chiedono meno auto in città), non sapranno più a chi rivolgersi e saranno ancora più soli e isolati. E i lavoratori? Sappiamo come è andata a finire dopo la vendita della Centrale del latte, quante promesse e quante lotte per salvare quella occupazione; da allora e fino alla chiusura definitiva è stata una lenta agonia. Dunque su questa, anche su questa vendita ,non siamo d’accordo come non lo fummo quando a vendere furono nei mesi addietro amministrazioni minori come Chiaravalle. Oggi i Comuni purtroppo non conoscono che questa politica: vendere e privatizzare; lo chiede la troika! Noi non dimentichiamo l’affanno dei tagli, conosciamo la sofferenza degli EE.LL, ma la politica non può ridursi a mera ragioneria contabile e il sindaco deve essere davvero il primo cittadino e non un liquidatore fallimentare agli ordini della grande finanza mondiale.

Francesco Rubini, capogruppo SEL Ancona Bene Comune Stefano Crispiani, consigliere SEL Ancona Bene Comune Loretta Boni, segreteria Pcdi Ancona






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-03-2015 alle 00:25 sul giornale del 10 marzo 2015 - 1755 letture

In questo articolo si parla di politica, Ancona Bene Comune, rubini, crispiani

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