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ECONOMIA |
di Enrico Fede
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Assemblea Generale Federmeccanica ad Ancona: intervengono anche Squinzi e Poletti |
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Personalità di rilievo quelle che intervengono, tra una tavola rotonda e l'altra, alla Mole Vanvitelliana di Ancona per l'Assemblea Generale 2015 della Federmeccanica dopo i saluti del Presidente Confindustria Ancona Claudio Schiavoni e il sindaco Valeria Mancinelli. Poletti e Squinzi protagonisti. Schiavoni: "2014, un anno non facile", "fallite duecentotrentaquattro imprese". I video Un’assemblea generale ricca di contenuti quella di Federmeccanica ospitata alla Mole Vanvitelliana di Ancona dalla Confindustria del capoluogo il 19 giugno. Approfondita è l’iniziale disamina di Claudio Schiavoni, Presidente Confindustria Ancona, sugli effetti negativi della crisi. “Il 2014 è stato un anno non facile, l’economia ha ristagnato ancora con il PIL in ulteriore calo. Sono fallite duecentotrentaquattro imprese, la disoccupazione è ancora sopra al 10% e quella giovanile supera il 40, anche se l’industria rimane il principale datore di lavoro della provincia”. Così, nonostante nel 2015 siano emersi segnali favorevoli, “il riavvio del ciclo economico deve ancora consolidarsi”. Dall’altro lato sembrano reggere bene le esportazioni che hanno raggiunto i quattro miliardi di euro, con un incremento del 7,1% rispetto all’anno precedente e quindi un’evidente propensione all’export superiore alla media nazionale. Altra nota positiva è la situazione regionale delle start up. “Sono sessantotto nella nostra provincia, con netta prevalenza sulle altre provincie marchigiane. In rapporto alle imprese totali si contano oltre quattordici imprese innovative ogni diecimila imprese, dato che deve certamente crescere ma è già buono se paragonato alla media italiana (6,1). Ancona risulta quarta nel fenomeno, dopo un gigante industriale come Milano e dopo Trieste e Trento”. Il suo auspicio è la possibilità di collaborazione tra le piccole imprese marchigiane che miri ad approdare ulteriormente e più stabilmente al mercato estero attraverso due asset: “il capitale umano, irrinunciabile per il successo, e le nuove tecnologie, requisiti ormai di base per le aziende che concorrono sui mercati internazionali. L’industria 4.0 obbligherà tutti noi a ripensare le aziende, le competenze, i nostri ruoli”. Il sindaco Valeria Mancinelli riesce a intervenire per un saluto, nonostante l’incombenza del Consiglio Comunale. Il suo è un saluto ed un ringraziamento ai partecipanti, ma anche un’occasione per vantarsi della Mole e per confermare che “Il Cantiere Navale di Ancona, Fincantieri – senza sminuire i cantieri chiamati “minori” – continua a vivere e non sarà trasformato in un giardino prensile”. Dopo aver brevemente ricordato il fabrianese Vittorio Merloni come presidente di Confindustria 1980-84, anche Fabio Storchi, Presidente di Federmeccanica analizza gli effetti della crisi italiana, puntando apertamente il dito contro la poco oculata politica realizzata negli ultimi sette anni: “mentre il mondo correva spinto dall’innovazione, l’Italia rimaneva ferma a difendere soluzioni, posizioni e istituzioni ormai vecchie di cinquant’anni. I risultai sono drammatici. L’Italia ha perso competitività nei confronti dei suoi concorrenti: siamo passati dalla quinta all’ottava posizione nella classifica dei paesi più industrializzati del mondo e ci collochiamo al quarantanovesimo posto nella classifica della competitività del World Economic Forum”. Tutto ciò ha comportato il crollo del 30% dell’industria meccanica, la riduzione di un quarto della capacità produttiva e la perdita di duecentocinquantamila posti di lavoro. La soluzione gridata è “ricostruzione. Da realizzare misurandosi con il nuovo paradigma dell’economia globale”. Ciò che emerge è allora la necessità di ridistribuire la ricchezza all’interno dell’azienda, mantenendo il CNL e trasformando i costi in investimenti nel capitale umano, da realizzare “puntando sulla formazione” e che “siano in grado di favorire lo sviluppo e l’occupabilità”. Positivo è il suo commento sulla direzione presa dal governo in tema di lavoro: “Condividiamo in parte il job act, ma non basta. Abbiamo bisogno di più rapidità nell’attuazione delle leggi. Dobbiamo prendere le distanze dal Novecento e tuffarci nell’industry 4.0”. Ospiti silenziosi restano il Segretario Generale Fiom Maurizio Landini e il neo insediato Presidente di Regione Luca Ceriscioli, mentre il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti interviene in collegamento da Bruxelles per ricordare la necessità di un rilancio del Paese partendo dagli asset costituiti dall’industria meccanica e manifatturiera. Pur restando le difficoltà, al contrario di Storchi afferma: “la nostra capacità di competere nei mercati globali c’è ancora, ma ci devono essere le capacità imprenditoriali per investire”. Riferendosi al lavoro in generale loda il proprio operato: “i numeri ci dicono che c’è una riduzione della cassa integrazione e un aumento del numero degli occupati. Non è la fine delle difficoltà, ma è un segnale positivo. Come Ministero del Lavoro credo di poter dire che abbiamo fatto un buon lavoro. In dodici mesi aver approvato la legge deroga per la riforma del mercato del lavoro non è qualcosa di usuale per il nostro Paese”. Il Ministro si mostra pienamente soddisfatto di aver messo le condizioni del mercato del lavoro italiano in linea con quelle europee “cambiando il contratto di lavoro attraverso l’introduzione del contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, introducendo la legge di stabilità e la decontribuzione delle assunzioni e l’eliminazione del calcolo della tassa imponibile dell’IRAP e del calcolo del costo del lavoro dei contratti a tempo indeterminato, tutte cose che venivano chieste da tempo. Ci sono ancora cose da fare ma siamo sulla strada giusta”. La richiesta che fa alle imprese italiane è quella di investire sul lavoro e sui lavoratori. A conclusione dell’incontro interviene il Presidente di Confindustria nazionale Giorgio Squinzi, che dopo la promessa – in video - fatta per Fincantieri di cercare di battersi affinché “venga mantenuto un livello occupazionale adeguato, nonostante il mercato italiano difficile, dove le commesse stentano ad arrivare o arrivano all’ultimo momento, ma in cui rimaniamo comunque una punta di eccellenza”, riceve dalle mani di Storchi una polo bianca firmata FerMec. Spiega che il settore metalmeccanico italiano, nonostante la crisi, ha saputo mantenere e migliorare l’export, anche se a prezzo di una sensibile riduzione dei margini di guadagno e di un crollo della domanda interna. “La metalmeccanica è l’ultima riprova del fatto che occorre un cambio di passo nella politica economica. Il rigore e l’austerità non possono essere i soli strumenti per mantenere la stabilità in Europa e in Italia, un’austerità ottusa e autolesionista. Bisogna invece esercitarsi nel rilancio degli investimenti e nei processi di sviluppo, con un ampio sviluppo del manifatturiero in tutte le sue declinazioni”. Può terminare anche lui con una nota positiva nei confronti dell’operato del governo: “Il job acts è un passo veramente importante, perché getta le basi per un profondo riassetto del mercato del lavoro e negli otto decreti con cui il governo darà attuazione alla delega si colgono già scelte che sembrano destinate a cambiare il paradigma. Da troppi anni discutiamo di disoccupazione giovanile e precarietà. I governi succedutisi nel tempo per scoraggiare il fenomeno e nel tentativo di indurre le imprese ad assumere con il contratto di lavoro standard avevano introdotto vincoli e maggiori costi sulle tipologie contrattuali più flessibili. Ora diamo merito indubbio a questo governo di aver cambiato completamente strategia, rendendo più facile l’entrata nel mondo del lavoro”. |
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Assemblea Generale Federmeccanica ad Ancona: intervengono anche Squinzi e Poletti
Personalità di rilievo quelle che intervengono, tra una tavola rotonda e l'altra, alla Mole Vanvitelliana di Ancona per l'Assemblea Generale 2015 della Federmeccanica dopo i saluti del Presidente Confindustria Ancona Claudio Schiavoni e il sindaco Valeria Mancinelli. Poletti e Squinzi protagonisti. Schiavoni: "2014, un anno non facile", "fallite duecentotrentaquattro imprese". I video
Un’assemblea generale ricca di contenuti quella di Federmeccanica ospitata alla Mole Vanvitelliana di Ancona dalla Confindustria del capoluogo il 19 giugno. Approfondita è l’iniziale disamina di Claudio Schiavoni, Presidente Confindustria Ancona, sugli effetti negativi della crisi. “Il 2014 è stato un anno non facile, l’economia ha ristagnato ancora con il PIL in ulteriore calo. Sono fallite duecentotrentaquattro imprese, la disoccupazione è ancora sopra al 10% e quella giovanile supera il 40, anche se l’industria rimane il principale datore di lavoro della provincia”. Così, nonostante nel 2015 siano emersi segnali favorevoli, “il riavvio del ciclo economico deve ancora consolidarsi”. Dall’altro lato sembrano reggere bene le esportazioni che hanno raggiunto i quattro miliardi di euro, con un incremento del 7,1% rispetto all’anno precedente e quindi un’evidente propensione all’export superiore alla media nazionale. Altra nota positiva è la situazione regionale delle start up. “Sono sessantotto nella nostra provincia, con netta prevalenza sulle altre provincie marchigiane. In rapporto alle imprese totali si contano oltre quattordici imprese innovative ogni diecimila imprese, dato che deve certamente crescere ma è già buono se paragonato alla media italiana (6,1). Ancona risulta quarta nel fenomeno, dopo un gigante industriale come Milano e dopo Trieste e Trento”. Il suo auspicio è la possibilità di collaborazione tra le piccole imprese marchigiane che miri ad approdare ulteriormente e più stabilmente al mercato estero attraverso due asset: “il capitale umano, irrinunciabile per il successo, e le nuove tecnologie, requisiti ormai di base per le aziende che concorrono sui mercati internazionali. L’industria 4.0 obbligherà tutti noi a ripensare le aziende, le competenze, i nostri ruoli”.
Il sindaco Valeria Mancinelli riesce a intervenire per un saluto, nonostante l’incombenza del Consiglio Comunale. Il suo è un saluto ed un ringraziamento ai partecipanti, ma anche un’occasione per vantarsi della Mole e per confermare che “Il Cantiere Navale di Ancona, Fincantieri – senza sminuire i cantieri chiamati “minori” – continua a vivere e non sarà trasformato in un giardino prensile”.
Dopo aver brevemente ricordato il fabrianese Vittorio Merloni come presidente di Confindustria 1980-84, anche Fabio Storchi, Presidente di Federmeccanica analizza gli effetti della crisi italiana, puntando apertamente il dito contro la poco oculata politica realizzata negli ultimi sette anni: “mentre il mondo correva spinto dall’innovazione, l’Italia rimaneva ferma a difendere soluzioni, posizioni e istituzioni ormai vecchie di cinquant’anni. I risultai sono drammatici. L’Italia ha perso competitività nei confronti dei suoi concorrenti: siamo passati dalla quinta all’ottava posizione nella classifica dei paesi più industrializzati del mondo e ci collochiamo al quarantanovesimo posto nella classifica della competitività del World Economic Forum”. Tutto ciò ha comportato il crollo del 30% dell’industria meccanica, la riduzione di un quarto della capacità produttiva e la perdita di duecentocinquantamila posti di lavoro. La soluzione gridata è “ricostruzione. Da realizzare misurandosi con il nuovo paradigma dell’economia globale”. Ciò che emerge è allora la necessità di ridistribuire la ricchezza all’interno dell’azienda, mantenendo il CNL e trasformando i costi in investimenti nel capitale umano, da realizzare “puntando sulla formazione” e che “siano in grado di favorire lo sviluppo e l’occupabilità”. Positivo è il suo commento sulla direzione presa dal governo in tema di lavoro: “Condividiamo in parte il job act, ma non basta. Abbiamo bisogno di più rapidità nell’attuazione delle leggi. Dobbiamo prendere le distanze dal Novecento e tuffarci nell’industry 4.0”.
Ospiti silenziosi restano il Segretario Generale Fiom Maurizio Landini e il neo insediato Presidente di Regione Luca Ceriscioli, mentre il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti interviene in collegamento da Bruxelles per ricordare la necessità di un rilancio del Paese partendo dagli asset costituiti dall’industria meccanica e manifatturiera. Pur restando le difficoltà, al contrario di Storchi afferma: “la nostra capacità di competere nei mercati globali c’è ancora, ma ci devono essere le capacità imprenditoriali per investire”. Riferendosi al lavoro in generale loda il proprio operato: “i numeri ci dicono che c’è una riduzione della cassa integrazione e un aumento del numero degli occupati. Non è la fine delle difficoltà, ma è un segnale positivo. Come Ministero del Lavoro credo di poter dire che abbiamo fatto un buon lavoro. In dodici mesi aver approvato la legge deroga per la riforma del mercato del lavoro non è qualcosa di usuale per il nostro Paese”. Il Ministro si mostra pienamente soddisfatto di aver messo le condizioni del mercato del lavoro italiano in linea con quelle europee “cambiando il contratto di lavoro attraverso l’introduzione del contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, introducendo la legge di stabilità e la decontribuzione delle assunzioni e l’eliminazione del calcolo della tassa imponibile dell’IRAP e del calcolo del costo del lavoro dei contratti a tempo indeterminato, tutte cose che venivano chieste da tempo. Ci sono ancora cose da fare ma siamo sulla strada giusta”. La richiesta che fa alle imprese italiane è quella di investire sul lavoro e sui lavoratori.
A conclusione dell’incontro interviene il Presidente di Confindustria nazionale Giorgio Squinzi, che dopo la promessa – in video - fatta per Fincantieri di cercare di battersi affinché “venga mantenuto un livello occupazionale adeguato, nonostante il mercato italiano difficile, dove le commesse stentano ad arrivare o arrivano all’ultimo momento, ma in cui rimaniamo comunque una punta di eccellenza”, riceve dalle mani di Storchi una polo bianca firmata FerMec. Spiega che il settore metalmeccanico italiano, nonostante la crisi, ha saputo mantenere e migliorare l’export, anche se a prezzo di una sensibile riduzione dei margini di guadagno e di un crollo della domanda interna. “La metalmeccanica è l’ultima riprova del fatto che occorre un cambio di passo nella politica economica. Il rigore e l’austerità non possono essere i soli strumenti per mantenere la stabilità in Europa e in Italia, un’austerità ottusa e autolesionista. Bisogna invece esercitarsi nel rilancio degli investimenti e nei processi di sviluppo, con un ampio sviluppo del manifatturiero in tutte le sue declinazioni”. Può terminare anche lui con una nota positiva nei confronti dell’operato del governo: “Il job acts è un passo veramente importante, perché getta le basi per un profondo riassetto del mercato del lavoro e negli otto decreti con cui il governo darà attuazione alla delega si colgono già scelte che sembrano destinate a cambiare il paradigma. Da troppi anni discutiamo di disoccupazione giovanile e precarietà. I governi succedutisi nel tempo per scoraggiare il fenomeno e nel tentativo di indurre le imprese ad assumere con il contratto di lavoro standard avevano introdotto vincoli e maggiori costi sulle tipologie contrattuali più flessibili. Ora diamo merito indubbio a questo governo di aver cambiato completamente strategia, rendendo più facile l’entrata nel mondo del lavoro”.
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Personalità di rilievo quelle che intervengono, tra una tavola rotonda e l'altra, alla Mole Vanvitelliana di Ancona per l'Assemblea Generale 2015 della Federmeccanica dopo i saluti del Presidente Confindustria Ancona Claudio Schiavoni e il sindaco Valeria Mancinelli. Poletti e Squinzi protagonisti. Schiavoni: "2014, un anno non facile", "fallite duecentotrentaquattro imprese". I video
Un’assemblea generale ricca di contenuti quella di Federmeccanica ospitata alla Mole Vanvitelliana di Ancona dalla Confindustria del capoluogo il 19 giugno. Approfondita è l’iniziale disamina di Claudio Schiavoni, Presidente Confindustria Ancona, sugli effetti negativi della crisi. “Il 2014 è stato un anno non facile, l’economia ha ristagnato ancora con il PIL in ulteriore calo. Sono fallite duecentotrentaquattro imprese, la disoccupazione è ancora sopra al 10% e quella giovanile supera il 40, anche se l’industria rimane il principale datore di lavoro della provincia”. Così, nonostante nel 2015 siano emersi segnali favorevoli, “il riavvio del ciclo economico deve ancora consolidarsi”. Dall’altro lato sembrano reggere bene le esportazioni che hanno raggiunto i quattro miliardi di euro, con un incremento del 7,1% rispetto all’anno precedente e quindi un’evidente propensione all’export superiore alla media nazionale. Altra nota positiva è la situazione regionale delle start up. “Sono sessantotto nella nostra provincia, con netta prevalenza sulle altre provincie marchigiane. In rapporto alle imprese totali si contano oltre quattordici imprese innovative ogni diecimila imprese, dato che deve certamente crescere ma è già buono se paragonato alla media italiana (6,1). Ancona risulta quarta nel fenomeno, dopo un gigante industriale come Milano e dopo Trieste e Trento”. Il suo auspicio è la possibilità di collaborazione tra le piccole imprese marchigiane che miri ad approdare ulteriormente e più stabilmente al mercato estero attraverso due asset: “il capitale umano, irrinunciabile per il successo, e le nuove tecnologie, requisiti ormai di base per le aziende che concorrono sui mercati internazionali. L’industria 4.0 obbligherà tutti noi a ripensare le aziende, le competenze, i nostri ruoli”.
Il sindaco Valeria Mancinelli riesce a intervenire per un saluto, nonostante l’incombenza del Consiglio Comunale. Il suo è un saluto ed un ringraziamento ai partecipanti, ma anche un’occasione per vantarsi della Mole e per confermare che “Il Cantiere Navale di Ancona, Fincantieri – senza sminuire i cantieri chiamati “minori” – continua a vivere e non sarà trasformato in un giardino prensile”.
Dopo aver brevemente ricordato il fabrianese Vittorio Merloni come presidente di Confindustria 1980-84, anche Fabio Storchi, Presidente di Federmeccanica analizza gli effetti della crisi italiana, puntando apertamente il dito contro la poco oculata politica realizzata negli ultimi sette anni: “mentre il mondo correva spinto dall’innovazione, l’Italia rimaneva ferma a difendere soluzioni, posizioni e istituzioni ormai vecchie di cinquant’anni. I risultai sono drammatici. L’Italia ha perso competitività nei confronti dei suoi concorrenti: siamo passati dalla quinta all’ottava posizione nella classifica dei paesi più industrializzati del mondo e ci collochiamo al quarantanovesimo posto nella classifica della competitività del World Economic Forum”. Tutto ciò ha comportato il crollo del 30% dell’industria meccanica, la riduzione di un quarto della capacità produttiva e la perdita di duecentocinquantamila posti di lavoro. La soluzione gridata è “ricostruzione. Da realizzare misurandosi con il nuovo paradigma dell’economia globale”. Ciò che emerge è allora la necessità di ridistribuire la ricchezza all’interno dell’azienda, mantenendo il CNL e trasformando i costi in investimenti nel capitale umano, da realizzare “puntando sulla formazione” e che “siano in grado di favorire lo sviluppo e l’occupabilità”. Positivo è il suo commento sulla direzione presa dal governo in tema di lavoro: “Condividiamo in parte il job act, ma non basta. Abbiamo bisogno di più rapidità nell’attuazione delle leggi. Dobbiamo prendere le distanze dal Novecento e tuffarci nell’industry 4.0”.
Ospiti silenziosi restano il Segretario Generale Fiom Maurizio Landini e il neo insediato Presidente di Regione Luca Ceriscioli, mentre il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti interviene in collegamento da Bruxelles per ricordare la necessità di un rilancio del Paese partendo dagli asset costituiti dall’industria meccanica e manifatturiera. Pur restando le difficoltà, al contrario di Storchi afferma: “la nostra capacità di competere nei mercati globali c’è ancora, ma ci devono essere le capacità imprenditoriali per investire”. Riferendosi al lavoro in generale loda il proprio operato: “i numeri ci dicono che c’è una riduzione della cassa integrazione e un aumento del numero degli occupati. Non è la fine delle difficoltà, ma è un segnale positivo. Come Ministero del Lavoro credo di poter dire che abbiamo fatto un buon lavoro. In dodici mesi aver approvato la legge deroga per la riforma del mercato del lavoro non è qualcosa di usuale per il nostro Paese”. Il Ministro si mostra pienamente soddisfatto di aver messo le condizioni del mercato del lavoro italiano in linea con quelle europee “cambiando il contratto di lavoro attraverso l’introduzione del contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, introducendo la legge di stabilità e la decontribuzione delle assunzioni e l’eliminazione del calcolo della tassa imponibile dell’IRAP e del calcolo del costo del lavoro dei contratti a tempo indeterminato, tutte cose che venivano chieste da tempo. Ci sono ancora cose da fare ma siamo sulla strada giusta”. La richiesta che fa alle imprese italiane è quella di investire sul lavoro e sui lavoratori.
A conclusione dell’incontro interviene il Presidente di Confindustria nazionale Giorgio Squinzi, che dopo la promessa – in video - fatta per Fincantieri di cercare di battersi affinché “venga mantenuto un livello occupazionale adeguato, nonostante il mercato italiano difficile, dove le commesse stentano ad arrivare o arrivano all’ultimo momento, ma in cui rimaniamo comunque una punta di eccellenza”, riceve dalle mani di Storchi una polo bianca firmata FerMec. Spiega che il settore metalmeccanico italiano, nonostante la crisi, ha saputo mantenere e migliorare l’export, anche se a prezzo di una sensibile riduzione dei margini di guadagno e di un crollo della domanda interna. “La metalmeccanica è l’ultima riprova del fatto che occorre un cambio di passo nella politica economica. Il rigore e l’austerità non possono essere i soli strumenti per mantenere la stabilità in Europa e in Italia, un’austerità ottusa e autolesionista. Bisogna invece esercitarsi nel rilancio degli investimenti e nei processi di sviluppo, con un ampio sviluppo del manifatturiero in tutte le sue declinazioni”. Può terminare anche lui con una nota positiva nei confronti dell’operato del governo: “Il job acts è un passo veramente importante, perché getta le basi per un profondo riassetto del mercato del lavoro e negli otto decreti con cui il governo darà attuazione alla delega si colgono già scelte che sembrano destinate a cambiare il paradigma. Da troppi anni discutiamo di disoccupazione giovanile e precarietà. I governi succedutisi nel tempo per scoraggiare il fenomeno e nel tentativo di indurre le imprese ad assumere con il contratto di lavoro standard avevano introdotto vincoli e maggiori costi sulle tipologie contrattuali più flessibili. Ora diamo merito indubbio a questo governo di aver cambiato completamente strategia, rendendo più facile l’entrata nel mondo del lavoro”.





