Saluti sospetti a Torrette e lite in Ospedale, nei guai sei romeni e denunce per due italiani

Polizia foto grande 2' di lettura Ancona 05/11/2015 - Caldi saluti da un finestrino all'altro tra le vie di Torrette. Saluti ripetuti passando a bassa velocità che hanno infastidito i residenti del quartiere, corsi a chiamare la Polizia.

Così verso le 19.00 di mercoledì una Volante ha individuato due auto ferme in un'area di servizio. Su quella di grossa cilindrata notata dagli abitanti quattro romeni e sull'altra due loro connazionali. Tutti quanti tra i ventinove e i trentotto anni. I primi quattro residenti in provincia di Bologna e gli altri due nel capoluogo marchigiano. Nessuno di loro è riuscito a dare una spiegazione plausibile alla presenza in zona. Hanno semplicemente affermato di non conoscersi e di essersi salutati avendo riconosciuto dalla targa di provenire dallo stesso Paese. Scoperto tramite la consultazione della banca dati che i sei erano gravati da precedenti per reati contro il patrimonio, gli agenti li hanno intimati di lasciare la città.

Ma ancora da Torrette, poco dopo la mezzanotte, è arrivata un'altra segnalazione. Questa volta per un diverbio tra tre individui scoppiato nell'atrio di uno dei reparti dell'Ospedale. Immediata l'azione dei poliziotti per separare i tre che si stavano aggredendo con minacce, parolacce e improperi. Calmati e rasserenati gli animi i litiganti sono stati identificati come un 69enne magrebino e due 50enni italiani - marito e moglie - senza fissa dimora. La lite era nata dal tentativo di accaparrarsi quel posto per la notte. Nel bagno per i visitatori infatti avevano allestito dei giacigli con alcune coperte e si erano sistemati. Panni appesi ad una cinta ad asciugare e borse di plastica piene di effetti personali e vivande.Già noti alle Forze dell'Ordine sono stati denunciati per invasione di edifici.


di Enrico Fede
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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-11-2015 alle 13:33 sul giornale del 06 novembre 2015 - 1349 letture

In questo articolo si parla di cronaca, Enrico Fede

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