Chiaravalle: il commovente saluto della città a Roberta Pierini

3' di lettura Ancona 17/11/2015 - Intorno alla bara di legno chiaro che è adagiata a ridosso dell’altare dell’abbazia di Santa Maria in Castagnola si stringe tutta Chiaravalle, ma non solo. Abbracciano la bara di Roberta i familiari, gli amici, i colleghi di lei dei monopoli di Stato di Perugia e di Ancona e poi i militari dell’Aereonautica Militare in uniforme, che dividevano il luogo di lavoro a Loreto col marito Fabio, che lotta ancora tra la vita e la morte.

Manca solo Martina ma è come se ci fosse. I pensieri e le parole di molti sono per lei, per quella figlia appena sedicenne, fragile, frastornata, che resta orfana di una mamma che l’amava e che ha pur sempre tutta una vita davanti, con l’ombra nera di un evento tragico che la segnerà per sempre. Ci sono anche le sue compagne di scuola tra la folla che invade la chiesa, prostrate ma certe che lei, Martina, non ha le stesse responsabilità di Antonio in quel delitto che ha distrutto la vita di tante persone, ha minato l’esistenza di molti. Lei, Martina, era amareggiata per l’atmosfera cupa e per i litigi che stavano sorgendo in famiglia. Così dicono le sue amiche di scuola. Lei, Martina, era andata per un po’ di tempo a vivere dal fidanzato ma non con l’assenso dei genitori dal quale era comunque tornata. Dicono così le sue compagne di classe, coi volti affranti e la dolcezza e la fragilità che i ragazzi figli di questi tempi difficili sanno comunque esprimere. Rose, gerbere, tanti fiori bianchi, gialli, rosa sulla bara di Roberta ed una cerimonia funebre sobria e semplice, dove non si respiravano sentimenti negativi, dove non regnava alcuna forma di rancore o odio, dove la gente voleva solo salutare questa donna giovane e brillante, allegra e solare che ha pagato con la vita qualche “no”, di quelli che i genitori ogni tanto dicono. La sorella Serenella è in prima fila ed il fratello Massimo subito dietro. Con le loro famiglie, con i loro sguardi distrutti eppure dignitosi, sereni, buoni. Nelle prime panche anche i familiari di Fabio Giacconi.

La sorella di Fabio invita a pregare per “il nostro bellissimo aviere” e legge un’ipotetica, struggente, lettera che la figlia Martina avrebbe potuto scrivere oggi alla madre. “Mamma sono Marti, da lassù so che mi guiderai ancora. Buon viaggio Roby”. La corale intona canti suadenti e lirici, un’Ave Maria, Fratello Sole Sorella Luna ed il parroco don Giuseppe legge e commenta prima la Lettera di S.Paolo ai Romani (“né morte né vita, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio”) e poi il Vangelo di Giovanni (“Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fede in Dio. Nella casa del Padre ci sono molti posti”), invitando tutti “a liberarsi da un mondo senza Dio e pieno di falsi amori, un mondo sempre meno umano”. Don Giuseppe esorta al silenzio ed alla preghiera; le colleghe di lavoro di Roberta, tra le lacrime, ricordano le sue battute in chiaravallese, il suo carattere riservato, gioviale, disponibile.
C’è chi sollecita un applauso mentre la bara esce dalla chiesa ma si resta in silenzio e si prega per una donna buona, uccisa da chi avrebbe dovuto amarla.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-11-2015 alle 09:23 sul giornale del 18 novembre 2015 - 1683 letture

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