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La Polizia dorica allaccia le manette ai polsi di due pericolosi latitanti

Polizia foto grande 2' di lettura Ancona 20/12/2015 - Finiscono nella rete della Polizia anconetana due pericolosi latitanti. Per acciuffare Josef Gulyas, 39enne ungherese, gli agenti della Squadra Mobile dorica si sono dovuti spingere fino al suo Paese d’origine.

Due gli ispettori della Sezione Catturandi accreditati presso l’Interpol che sono stati inviati in Ungheria per collaborare con la Polizia locale. Gulyas sfuggiva alla cattura dal 2008. Le indagini di quel periodo, coordinate dal Pm Farneti, avrebbero portato a scoprire un’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e formata da connazionali del 39enne. Il loro giro d’affari avrebbe coinvolto quattro stati europei: Italia, Austria, Germania e Olanda.

Tutto era partito dalla scoperta di due appartamenti – uno sul lungomare Rocca Priora di Falconara e l’altro sul lungomare Mameli di Senigallia – in cui l’organizzazione aveva collocato cinque prostitute ungheresi. Altre venti ragazze sarebbero state sistemate tra Firenze, Genova e Bologna. Reclutate con l’inganno nei villaggi più poveri, le giovanissime schiave del sesso avrebbero dovuto versare cento euro al giorno – lievitati a centoventicinque in Germania - agli sfruttatori, oltre a pagarsi le spese per vitto e alloggio e persino per gli annunci piccanti. Le ribelli sarebbero state punite con minacce di ritorsioni verso i familiari. A convincerle a parlare, due poliziotte specializzate nella gestione delle vittime di questo reato.

Nel 2008 vengono arrestati tutti i componenti, ma Gulyas riesce a fuggire, rifugiandosi prima in Germania poi in Ungheria. I suoi movimenti, però, sono sempre stati monitorati, aspettando che divenisse definitiva la sentenza definitiva di condanna, che è arrivata alla fine del 2014 dalla Corte di Appello di Ancona: sette anni di reclusione, contro i nove previsti in primo grado. Il 39 si è quindi trovato in manette a Tiszacsege e ora potrebbe essere estradato in Italia. Nel corso delle indagini sarebbero state scoperte anche molte auto di lusso della banda. Tra queste sono state sequestrate due Bmw.

Non meno infelice la sorte di Pietro Martino, un napoletano con a carico numerosi precedenti per rapina, sequestro di persona, furto aggravato e ricettazione e considerato ex affiliato di un’associazione camorristica dell’hinterland a nord di Napoli. Per salvarsi da una violentissima banda rivale – che non disdegnava l’omicidio come strumento per risolvere i problemi -, si sarebbe rifugiato con tutta la famiglia prima in Umbria e poi nella provincia anconetana. Non sapeva di essere tenuto d’occhio dalla Squadra Mobile locale. E proprio mentre era nascosto è arrivato l’ ordine di carcerazione a 10 anni e 8 mesi di. Immediatamente rintracciato presso la propria abitazione in un comune dell’anconetano è stato portato nella sua nuova dimora: il carcere di Montacuto.


di Enrico Fede
redazione@vivereancona.it

 





Questo è un articolo pubblicato il 20-12-2015 alle 18:14 sul giornale del 21 dicembre 2015 - 1140 letture

In questo articolo si parla di cronaca, polizia, latitanti, Enrico Fede

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