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Torna il Bar del Duomo, nuova possibilità per la vocazione turistica cittadina dall'autunno

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C’era una volta il Bar del Duomo, e finalmente ci sarà un’altra volta. Eh sì, finalmente. Perché dopo la chiusura nel 2013, determinata anche e soprattutto dall’atto con cui la Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici (oggi alle Belle arti) aveva dichiarato abusiva la parte esterna del locale protetta da veranda, e dopo il lunghissimo contenzioso amministrativo che ne era scaturito, negli ultimi giorni hanno subito una forte accelerazione, praticamente quasi ultimati, i lavori per la demolizione dello stabile.

Quindi siamo al giro di boa fondamentale perché parta davvero il piano per la riedificazione del nuovo bar ristorante a cui lavora da due anni la “Bar del Duomo srl”, la nuova ditta concessionaria guidata da Antonio Ambrosio e Dalmazio Rossi, noti gestori del rinomato “Giardino” di viale della Vittoria. Un piano che i due ristoratori avevano iniziato a delineare subito dopo aver acquisito la licenza dal Comune - proprietario della stupenda area panoramica che si apre sulla destra di una delle ultime curve, salendo, di via Giovanni XXIII dove sorgeva il bar – pur rimanendo coinvolti nel procedimento davanti al Tar assieme all’Amministrazione municipale, alla Provincia e alla stessa Soprintendenza, un iter che aveva finito per con congelare la situazione. Il cantiere, ripartito nelle settimane scorse, recentemente è stato oggetto di un sopralluogo della Soprintendenza alle Belle e di quella Archeologia delle Marche, rappresentate rispettivamente dai funzionari di zona Biagio De Martinis e Raffaella Ciuccarelli, presenti per il Comune l’assessore all’Urbanistica Pierpaolo Sediari e l’architetto Giacomo Circelli, dirigente del settore Gestione edilizia. Gli operai, oltre alle opere di demolizione, hanno effettuato scavi fino alle fondamenta del piccolo edificio, rimuovendo un’enorme massa di macerie. Si tratta del materiale lapideo e dei frammenti architettonici in pietra rappresentativi di ciò che resta di un complesso edilizio che iniziò a svilupparsi in tempi antichissimi. La cui prima pietra - secondo fonti orali e scritte – fu posta addirittura nel V secolo, quando sorse la chiesa paleocristiana di Santa Maria in Corte (o in Curte). Poi, nel tardo ‘400, la chiesa cessò di essere parrocchia, in quanto rinnovata dall’ordine monastico dei Carmelitani Scalzi, che ne fecero la propria sede, annettendola al convento di nuova edificazione e mutandone il nome in Santa Maria del Carmine. Ristrutturata e modificata nel 1765-1766, la chiesa venne soppressa assieme al resto del possedimento monastico nel 1797. L’ultima destinazione dell’ex complesso ecclesiastico fu quella di caserma della Guardia di finanza; infine, il totale colpo di spugna determinato dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale. Le demolizioni e gli scavi di questa primavera hanno portato alla luce un ambiente di pianta più o meno rettangolare del plurisecolare convento (poi caserma).

Piccoli elementi architettonici relativi al convento sono stati trovati interrati alla stessa quota del vecchio Bar del Duomo, anche all’esterno del perimetro del locale. E ancora: nel vano retrostante di servizio del bar si è scoperta una specie di porta ad arco tamponata d’epoca medievale, attraverso la quale un tempo si accedeva ad un cunicolo. Nulla purtroppo è invece emerso della Chiesa di Santa Maria in Corte/Del Carmine. Ma veniamo al piano per il nuovo bar-ristorante, un piano che, in base alle prescrizioni della Soprintendenza alle Belle arti (l’altra Soprintendenza non ha rilevato testimonianze archeologiche) dovrà essere definito in progetto vero e proprio dal servizio Urbanistica del Comune, in collaborazione con la “Bar del Duomo srl”. Un progetto corposo e impegnativo. “Perché dovrà rispettare non solo la forte valenza paesaggistica del sito, ma anche valorizzare gli aspetti monumentali. – ha spiegato De Martinis della Soprintendenza – Negli interni del nuovo bar-ristorante dovranno essere ben visibili gli elementi di pregio storico-architettonico venuti alla luce”. Senza contare le rigide prescrizioni concernenti gli aspetti della sicurezza statica, visto che tutta la zona sottostante la superficie del sito presenta da sempre forti elementi di instabilità. L’Amministrazione comunale potrà quindi avvalersi di consulenti tecnici esterni, e la Soprintendenza non esclude - qualora le venga richiesto, o in autonomia – nuovi sopralluoghi. Una volta sottopostole il progetto, lo esaminerà nei dettagli e potrà concedere l’autorizzazione paesaggistica e monumentale necessaria per l’avvio dei lavori per il nuovo bar - ristorante. Un’opera, da quel che è trapelato, che richiede un investimento di almeno 200 milioni di euro, capace di integrarsi perfettamente con l’ambiente circostante - probabilmente grazie anche alla realizzazione di un giardino pensile - di un’ area destinata a verde dal PRG. Un’area delimitata dal lato verso piazza del Senato dallo Scalone Nappi, in cima al colle Guasco, dominata dalla splendida cattedrale romanica di San Ciriaco, una sorta di vetrina sul golfo dell’Ankon, di enorme valore per la memoria storica della città. Un capitolo di quella memoria polverizzato dai terribili bombardamenti del 1943-1944. La risistemazione degli anni successivi, da un lato mantenne per quanto possibile lo straordinario effetto panoramico da cartolina, grazie alla realizzazione del parchetto (col manto erboso cresciuto su un sottile strato di terreno di riporto sostenuto da tonnellate di macerie), con alcune scalette attraverso cui si accede allo spazio bar-ristorante. Ma purtroppo fu per molti aspetti frettolosa e sommaria: caratterizzata da dissennate demolizioni di quel che po’ di significativo che restava ancora in piedi del complesso monastico e della chiesa, e dall’apertura della nuova via Giovanni XXXIII per raggiungere il Duomo, tracciata anch’essa sulle montagne di macerie del vecchio rione porto.

Del periodo pre-bellico riferito alla zona ci restano emozionanti foto d’epoca, e le immagini del film Ossessione girato da da Luchino Visconti nel 1942. Ora, se il progetto per il nuovo Bar-ristorante del Duomo procederà senza intoppi, è lecito di nuovo sognare. Chissà, magari già in autunno, potremo brindare seduti al tavolino, con lo sguardo che vaga da Palazzo del Senato alla Cattedrale, dalla Chiesa degli Scalzi ai tanti edifici e monumenti di pregio del centro storico, del porto e del golfo dorico. E sperare con qualche chance in più nel concretizzarsi della vocazione turistica di Ancona.





Questo è un articolo pubblicato il 23-04-2016 alle 14:18 sul giornale del 26 aprile 2016 - 16850 letture