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comunicato stampa

Sanzioni alla Federazione Russa, arriva la risposta di Amendola all'interrogazione di Lodolini

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Emanuele Lodolini

Nei mesi scorsi il deputato marchigiano PD, Emanuele Lodolini, aveva rivolta specifica interrogazione parlamentare al Governo italiano per conoscere le intenzioni del Governo rispetto al superamento dello strumento sanzionatorio nei confronti della Federazione Russa, con particolare riferimento alle ricadute negative sulle aziende marchigiane.

A rispondere a Lodolini è stato il Sottosegretari agli Affari Esteri On Vincenzo Amendola che ha ben ricordato come il Governo italiano segua con attenzione costante le evoluzioni della crisi Ucraina e le prospettive di una sua soluzione, sostenendo gli sforzi negoziali condotti sia dal “quartetto” di Normandia che nel quadro del gruppo trilaterale moderato dall’OSCE. Parallelamente, a livello bilaterale, l’Italia ha colto ogni utile occasione di confronto con la Russia e l’Ucraina per incoraggiare un approccio costruttivo volto a favorire la piena e tempestiva attuazione degli accordi di Minsk, che rappresentano al momento l’unica piattaforma di compromesso possibile. Solo attraverso l'adempimento di tutti gli impegni contenuti nelle intese di Minsk si potrebbe infatti porre fine alle ostilità, assicurando da un lato l’integrità territoriale, l’indipendenza e la piena autonomia dell’Ucraina e, dall’altro, venendo incontro alle legittime aspirazioni delle minoranze di quel Paese. Gli sforzi negoziali condotti dal Gruppo di Normandia, che l’Italia sostiene senza riserve, sono pertanto volti alla creazione delle condizioni necessarie per favorire l’attuazione degli accordi, superando quelle divergenze interpretative che ne rallentano la realizzazione e, soprattutto, definendo tappe e percorsi precisi per i singoli obiettivi da conseguire. In questa fase delicata, riteniamo sia oltremodo necessario continuare ad esercitare pressioni coerenti e mirate sulle parti affinché procedano lungo il cammino delineato nell’ambito del Gruppo di Normandia, senza alibi o ritardi. Accanto alle iniziative volte a facilitare una soluzione della crisi in Ucraina, il Governo ha assicurato una graduale e progressiva ripresa del dialogo con la Federazione Russa, anche alla luce di un rinnovato impegno di Mosca sui principali dossier internazionali, a partire da quelli mediterranei e mediorientali. Una volta superate le criticità attuali, da parte italiana si auspica altresì che l’Unione Europea possa valutare ipotesi, qualora vi fossero le condizioni politiche, di avviare forme di dialogo e di interazione con l’Unione Economica Euroasiatica (UEEA), come obiettivo di favorire processi di integrazione economica. Per quanto concerne le misure restrittive imposte dalla UE alla Federazione Russa, si ribadisce che tale regime sanzionatorio è collegato all'attuazione delle intese di Minsk e si fonda sui principi di gradualità, proporzionalità e reversibilità, al fine di poter essere modulato in ragione di sviluppi sul terreno. A riguardo, si segnala che in occasione del Consiglio Europeo del 17-18 dicembre 2015 da parte italiana sì è incoraggiata una discussione politica sulle sanzioni, di cui resta immutato ed indiscusso il valore politico, affinché non fossero prorogate senza alcun tipo di confronto. In tale prospettiva, l’Italia ritiene necessario approfondire, in vista della prossima scadenza, non soltanto l’utilità di misure restrittive rispetto al loro obiettivo – ovvero indurre Mosca a tornare ad essere un partner e non uno spoiler – ma anche gli effetti della loro applicazione sull’economia della Russia e degli Stati membri. Appare opportuno segnalare, sulla base delle stime fornite dall’ICE, che sulla flessione dell’interscambio commerciale tra Italia e Federazione Russa (pari al 24,4% nei mesi gennaio-novembre 2015 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) hanno fortemente influito, in particolar modo negli ultimi 24 mesi, non soltanto le sanzioni, ma anche il generale rallentamento dell’economia russa, il radicale crollo del prezzo del petrolio (elemento costitutivo e fondamentale nel sistema economico locale) e la svalutazione del rublo. Per quanto concerne i settori merceologici interessati, si è registrata in particolare una riduzione delle importazioni italiane di greggio russo e minori esportazioni dell’Italia verso la Federazione Russa nei seguenti settori: mezzi di trasporto; agroalimentare; arredamento e edilizia; semilavorati; meccanica; moda ed accessori. Occorre pertanto tenere distinti i settori che non sono colpiti dall’embargo (come l’arredo, le calzature e l’abbigliamento) ma che risentono della persistente fase di stagnazione dell’economia russa, da quei settori (come alcuni comparti dell’agroalimentare) che concretamente hanno subito delle ripercussioni negative, dirette e indirette, dal regime sanzionatorio ed dalle contromisure attuate da Mosca. Va rilevato, peraltro, che la contrazione del 25% delle esportazioni russe verso l’Italia registrata nel periodo gennaio-novembre 2015 (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) e la diminuzione complessiva dell’interscambio pari al 24,4% (sempre riferita allo stesso periodo) ha comunque determinato una riduzione del deficit commerciale strutturale con la Russia, passato da poco più di 17 miliardi di euro nel 2014 a circa 12 miliardi nel periodo gennaio-novembre 2015 (-30,3%). Con riferimento alle azioni volte a contrastare gli effetti dell’embargo russo sui prodotti agroalimentari europei, il Governo ha sempre sostenuto le iniziative assunte a livello Europeo per venire incontro alle esigenze degli operatori di settore. A partire dal mese di agosto 2014, dopo il Consiglio Agrifish straordinario convocato dalla Presidenza italiana, la Commissione Europea ha deciso di predisporre un piano di emergenza della politica agricola comune per ridurre l’offerta di una serie di prodotti deperibili sul mercato europeo. In tale ambito, sono state adottate specifiche misure di sostegno per i settori più penalizzati dall’embargo russo, in particolare nel comparto ortofrutticolo e lattiero-caseario. A seguito della decisione assunta dalla Federazione Russa nel giugno 2015 di prorogare l’embargo fino ad agosto 2016, su impulso del Consiglio – a cui l’Italia ha fortemente contribuito - la Commissione UE ha deciso, a sua volta, di prorogare di un anno il ritiro dal mercato di ulteriori 75.000 tonnellate di prodotti ortofrutticoli abitualmente esportati in Russia. Infine, a settembre dello scorso anno, sempre su impulso dell’Italia e degli Stati membri, la Commissione ha deciso un nuovo pacchetto di misure, dal valore complessivo di 500 milioni di euro, per contrastare la difficile situazione del mercato agricolo dell’Unione, in particolare dei comparti lattiero-caseario e delle carni, derivanti in parte anche dal protrarsi della difficile situazione commerciale con la Federazione Russa. Tali nuove misure sono al momento in corso di applicazione. Anche avvalendosi del supporto dell’Agenzia ICE in loco, sono state inoltre promosse specifiche attività promozionali anche su mercati terzi per supportare settori colpiti dall’embargo, in modo tale da consentire una “compensazione” delle mancate esportazioni verso la Russia. Sì è al contempo intensificata la vigilanza per prevenire su quel mercato fenomeni di “italian sounding” e di contraffazione, a tutela delle nostre produzioni e per evitare il potenziale incremento dell’effetto sostituzione da parte dei consumatori locali.

Testo interrogazione On. Lodolini depositata in data Mercoledì 3 febbraio 2016, seduta n. 561 Premesso che: lo scenario geopolitico creatosi negli ultimi venti anni ha aperto nuovi scenari e continui conflitti locali, sempre più caratterizzati da confronti e sfide asimmetriche, ben diverse rispetto alla tradizionale contrapposizione tra blocchi, tipica dell'immediato dopoguerra; le recenti e drammatiche crisi esplose in Libia, Siria, Iraq e Ucraina, solo per citare alcuni dei conflitti che in questi giorni preoccupano la comunità internazionale, dimostrano tutti i limiti di un sistema in cui la stessa comunità non riesce a costruire una sintesi tra i diversi e contrastanti interessi degli attori in campo nei vari teatri di crisi; tale incapacità della comunità internazionale di ricercare un modello inclusivo tra USA, Europa, Paesi Arabi, Russia, Cina, che potesse affrontare e gestire le crisi umanitarie e contrastare la minaccia senza confini dello Stato islamico, ha ulteriormente lacerato i rapporti bilaterali tra l'Occidente (Europa e USA) e la Russia; negli ultimi tempi, la cosiddetta «questione Ucraina», ha fatto sì che l'Unione europea e gli USA applicassero pesanti sanzioni alla Russia nell'ambito dei propri rapporti commerciali; prima che le tensioni geopolitiche alzassero la «barriera dell'embargo e delle sanzioni», la Russia era tra i primi tre mercati di sbocco commerciale per il sistema manifatturiero delle Marche, insieme a Stati Uniti e Francia; a seguito di tale provvedimento, il valore delle esportazioni dell'industria manifatturiera marchigiana, nel 2014 è sceso a poco più di 600 milioni di Euro contro i quasi 750 del 2012; tale trend negativo comunque non si ferma, dato che nei primi tre mesi del corrente anno le aziende marchigiane hanno perso oltre 70 milioni di euro, un valore che si somma ai 123,5 milioni di euro sfumati nel corso del 2014, con una diminuzione del fatturato pari al 42,3 per cento (dati forniti nel corso del Forum Italia-Russia, promosso, l'estate scorsa, dalla Camera di Commercio di Pesaro-Urbino); ai danni derivanti dalle sanzioni si aggiunge un'altra conseguenza, forse ancora più pericolosa nel tempo, che è rappresentata dalla perdita di quote di mercato delle aziende marchigiane a favore di prodotti provenienti da altri mercati. Secondo le analisi di Federalimentare, da quando la Russia ha risposto alle sanzioni occidentali, bandendo i prodotti agro-alimentari, sarebbero cresciuti a dismisura le importazioni in Russia di prodotti provenienti da Brasile, Argentina, Israele, Turchia e Cile. L'agroalimentare marchigiano sta dunque soffrendo non solo per il calo dell'interscambio, ma anche perché altri Paesi stanno cercando di inserirsi nel mercato russo, e in molti casi lo stanno anche facendo con prodotti contraffatti che imitano quelli italiani; analoghe grosse difficoltà stanno incontrando i settori del mobile, del calzaturiero e dell'abbigliamento. In particolare, quello del mobile ha visto svanire il 12,5 per cento dei ricavi, percentuale che si somma a quel 21,4 per cento di flessione che ha eroso sensibilmente i fatturati nel 2014, portandoli da oltre 84 milioni uro, a poco più di 56,6 milioni; le imprese marchigiane ed umbre non possono più sostenere questa grave situazione, in quanto tali perdite si vanno a sommare ad una condizione di crisi ancora latente, e al momento, non possono essere recuperate né attraverso una crescita dei fatturati sul mercato italiano, né su nuovi, altri, mercati significativi; oltre al danno diretto dell’export, sono a rischio anche gli investimenti russi in Italia, che si sono notevolmente ridotti, confermando le ipotesi che dette sanzioni danneggiano più l'Italia che la Russia –: se il Governo intenda assumere iniziative per superare lo strumento sanzionatorio nel confronti della Federazione russa, sollecitando altresì un maggiore impegno dell'Euro a nel facilitare le relazioni tra Stati Uniti e Russia, condizione tra l'altro imprescindibile per la stabilità dello stesso Occidente; se intenda chiedere, alla Commissione europea di assumere iniziative per l'istituzione di un fondo comune straordinario, tra gli Stati membri, al fine di contenere parzialmente o totalmente, le ingenti perdite riscontrate, tra l'altro dalle imprese marchigiane colpite dalle contromisure russe alle sanzioni. (4-11930)


ARGOMENTI

da On. Emanuele Lodolini
parlamentare Pd


Emanuele Lodolini

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-06-2016 alle 17:01 sul giornale del 10 giugno 2016 - 1472 letture