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L'on. Donatella Agostinelli (M5S), Referendum: Giù le mani dai malati

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Donatella Agostinelli

La campagna mediatica per il sì non risparmia nemmeno i malati: in questi giorni si sta insistendo sui benefici che da questa riforma deriveranno soprattutto in materia di sanità. L’accentramento della funzione legislativa in materia, in capo allo Stato come panacea di ogni male presente. Ma si tratta ancora una volta di fumo negli occhi. Più pericoloso e indegno del solito perché, questa volta, sulla pelle dei malati. Vediamo perché.

Attualmente esistono tre tipi di competenze legislative: la competenza esclusiva dello Stato nelle materie di cui all’art. 117 comma 2, la competenza concorrente Stato-Regioni nelle materie elencate dal comma 3 (che su tali materie attribuisce allo Stato la potestà normativa di principio ed alle Regioni quella di dettaglio) ed, infine, la competenza residuale delle Regioni su tutte le materie non espressamente ricomprese nei commi precedenti (comma 4).
Tra le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato l’articolo 117 comma 2 include già oggi la “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”, mentre la “tutela della salute” rientra tra le materie di competenza concorrente Stato-Regioni.

Ebbene la riforma costituzionale, incidendo sull’articolo 117, per dare apparentemente, più potere allo Stato, tocca anche la materia della sanità.
Il nuovo articolo 117 della Costituzione, dunque, sopprime la competenza legislativa concorrente Stato-Regioni e contestualmente:
- tra le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato oltre ai “livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” aggiunge le “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute”, nulla più;
- poi attribuisce espressamente alla potestà legislativa esclusiva delle Regioni la materia della “programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali”. Cioè non cambia pressoché nulla rispetto alla situazione attuale.

Nei deliri onirici piddini, con questa modifica, si garantirebbe l’uniformità del diritto alla salute su tutto il territorio nazionale e verrebbero dati gli stessi diritti a tutti i cittadini senza più differenze tra regione e regione. Si tratta, però, di un ennesimo vuoto slogan elettorale, di una bugia infima per attirare consensi. Si tratta infatti di una modifica che non eliminerà in nessun modo le reali disfunzioni del servizio sanitario che, di certo, non possono essere imputate ad un preteso deficit di accentramento dei poteri decisionali e normativi dello Stato in materia di sanità. Già adesso, a Costituzione invariata, spetta esclusivamente allo Stato individuare i c.d. Livelli Essenziali di Assistenza da garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale, nonché il potere di decidere quanti fondi stanziare per il sistema sanitario di tutto il Paese attraverso le Finanziarie e le Leggi di Stabilità.

Quanto all’espressa inclusione nella competenza legislativa esclusiva delle Regioni della materia della programmazione e dell’organizzazione dei servizi sanitari, essa di certo non intacca in alcun modo le modalità di assegnazione dei ruoli dirigenziali che rimangono su base locale, così eludendo uno dei veri nodi dell’inefficienza del sistema sanitario martoriato da anni di clientelismo ed incapacità gestionali.
Quanto, poi, alla necessità di garantire la parità di trattamento dei malati di cancro e di diminuire il costo delle cure, non è di certo la modifica della Costituzione il mezzo più adatto per abbassare i "costi" dei farmaci oncologici sarebbe più utile una strategia diretta ad ottimizzare il potere contrattuale dello Stato rispetto alle case farmaceutiche ed ai fornitori privati, ad esempio anche attraverso l’istituzione di un Centro Unico di Spesa per tutto il territorio nazionale. Se davvero si volesse garantire l’uniformità di tutela del diritto alla salute su tutto il territorio nazionale, diminuendo le differenze tra regione e regione, basterebbe aumentare i fondi sanitari alle Regioni, anziché tagliarli come si è fatto in questi anni, ed incrementare la percentuale di PIL da destinare alla sanità pubblica del nostro Paese.

Ma il Governo Renzi, come i suoi predecessori, sta andando esattamente nella direzione opposta. Il vero scopo dell’accentramento previsto dalla riforma costituzionale è quello di facilitare la marcia forzata del governo verso la sempre più marcata privatizzazione della sanità. La Costituzione va attuata, non modificata! In se' contiene già tutto: in particolare l'articolo 32 scrive nero su bianco che "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo ed interesse della collettività".
Il resto sono solo deliri propagandistici cui questo governo tra l'altro ci ha abituato, ma non lo faccia sulla pelle delle persone più fragili.



Donatella Agostinelli

Questo è uno spazio elettorale autogestito pubblicato il 30-11-2016 alle 11:41 sul giornale del 01 dicembre 2016 - 1357 letture