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comunicato stampa

Biondini (associazione Coscioni): "Le droghe leggere vanno legalizzate"

5' di lettura

renato biondini

Prendiamo spunto dalle parole del colonnello Caporossi, comandante dei carabinieri della provincia di Ancona nell’intervista pubblicata nei quotidiani locali il 18 aprile scorso, per rispondere alle sue dichiarazioni.

Alla domanda sul rapporto del mondo della droga e i minorenni Caporossi dice: “I giovanissimi hanno sempre avuto il gusto della trasgressione che, nel caso degli studenti si traduce nel consumo di hashish e marijuana”. Quindi se le droghe leggere come hashish e marijuana fossero legali non ci sarebbe il gusto della trasgressione, venendo meno questo elemento il consumo tra i minorenni sarebbe minore di adesso. Si dice inoltre: “La fascia di età dei consumatori si sta allargando perché non demonizzano il consumo degli stupefacenti, ma anzi tendono a considerarlo un fenomeno poco rilevante. E questo non fa altro che agevolarne l’uso”.

In effetti è vero, il consumo delle droghe leggere come hashish e marijuana non viene demonizzato dai consumatori perché effettivamente l’uso di queste droghe non crea dipendenza e non sono dannose per la salute. Ancora a domanda risponde il colonnello Caporossi: “Quando organizziamo incontri con gli studenti dell’uso e dello spaccio degli stupefacenti alcuni di essi rimangono meravigliati perché non li considerano dei reati”. Ha perfettamente ragione il colonnello Caporossi, la nostra legislazione in materia sanziona come reato dei comportamenti che non dovrebbero essere considerati tali, anche perché come abbiamo detto, sono sostanze meno nocive dell’alcol e del tabacco e i ragazzi lo sanno, ed è per questo che si meravigliano del fatto che ci sia una legge così severa e punitiva, anche per il semplice possesso di queste droghe si rischia la galera, per delle sostanze come hashish e marijuana meno nocive del tabacco e dell’alcol. Si prosegue: “Di droga ne gira tanta e ci sono sempre nuovi metodi per nasconderla tanto che diventa sempre più difficile cogliere gli spacciatori nella fragranza del reato”. A domanda c’è un modo per arginare lo spaccio? Caporossi risponde: “Fino a che ci saranno guadagni la criminalità organizzata punterà sulla droga per fare i suoi interessi”.

E’ quello che diciamo noi antiproibizionisti da sempre, è sempre più difficile scoprire e fermare lo spaccio di stupefacenti e il traffico di droga è il settore principale di finanziamento della criminalità organizzata, se fosse legalizzata la criminalità perderebbe una grossa fonte di guadagno e di risorse economiche ma anche di manovalanza criminale. Se le droghe leggere fossero legali (come l’alcol e il tabacco) non ci sarebbe l’interesse allo spaccio illegale perché si potrebbe acquistare a poco prezzo legalmente negli esercizi commerciali autorizzati, quindi niente introiti per la malavita, la qualità di queste sostanze psicotrope sarebbe assicurata dai controlli dello stato, i consumatori non avranno la necessità a loro volta di divenire spacciatori per comprarsi la loro dose, le forze dell’ordine non dovranno “sprecare” tempo, denaro e risorse per reprimere i consumatori e i possessori di queste droghe leggere perché saranno legali e così potranno dedicarsi a reprimere crimini più importanti e pericolosi.

Infine la conclusione: Se non ci si rende conto che la droga fa male, credo che le cose non cambieranno mai. E’ proprio vero, le cose non possono cambiare mai perché le droghe leggere d cui si parla nell’articolo non fanno male, perché è scientificamente provato che non sono dannose per la salute, non creano dipendenza e sono meno pericolose dell’alcol e del tabacco, il consumo di hashish e marijuana non ha mai ucciso nessuno, mentre l’alcol e il tabacco nuocciono gravemente alla salute. Ci sarebbe poi da parlare della cannabis terapeutica, visto la difficoltà di accedere ai medicinali cannabinoidi qualche malato si autocoltiva delle piante di cannabis e/o è in possesso dei derivati dalla cannabis per uso terapeutico e magari viene pure incriminato e rischia la galera perché la legge lo vieta. Si deve sapere infatti che in Italia il ricorso a medicinali cannabinoidi è legittimo ormai dal 2007, da quando il ministro della Salute Livia Turco ha riconosciuto con un decreto la liceità dell’utilizzo terapeutico del Thc (il più importante principio attivo della cannabis), di fatto però l’accesso a questi medicinali e a queste terapie è troppo spesso negato, sia per un preconcetto negativo in quanto sono viste solo come delle droghe sia per il fatto che le varie regioni in Italia non hanno ancora regolamentato il loro uso e perché c’è poca informazione su questo tema tanto che gli stessi medici non sanno e non conoscono i possibili scopi terapeutici di questi medicinali a base di cannabis.

La cannabis è una pianta dalla quale, oltre a sostanze psicoattive come la marijuana e hashish, è possibile derivare anche dei prodotti per uso terapeutico infatti grazie alle sue proprietà analgesiche, sedative e miorilassanti possono essere molto utili per curare molte patologie come quelle malattie croniche e resistenti alle terapie tradizionali come la sclerosi multipla, ma anche epilessia, neuropatia, artrite reumatoide, sclerosi laterale amiotrofica, parkinson, morbo di Crohn, sindrome fibromialgica, glaucoma, anoressia, disturbi psichiatrici e lesioni midollari. La Regione Marche su questo tema della cannabis terapeutica ha adottato la legge 1/2013 e il relativo regolamento attuativo del 2016, che però entrambe presentato delle forti criticità tanto è vero che l’accesso a questo tipo di terapie è di fatto precluso ai malati marchigiani. Anche in questo caso la scienza medica attraverso la ricerca scientifica mette a disposizione e offre la possibilità di usufruire e di utilizzare delle nuove cure e medicinali che possono migliorare la qualità della vita di persone che soffrono ma poi a causa della insensibilità e mancanze della politica, i cittadini si vedono negato il sacrosanto e fondamentale diritto alla salute. Visto la vastità del suo utilizzo potenziale e considerato che ci sono delle persone malate che chiedono di far uso di questi medicinali cannabinoidi, cosa aspetta la Regione Marche ad applicare la sua stessa legge?



renato biondini

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-04-2017 alle 13:31 sul giornale del 24 aprile 2017 - 1893 letture