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Vendevano finti contratti di lavoro agli immigrati, in manette anche cinque imprenditori del luogo

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Avevano imbastito un vero e proprio traffico di finti contratti di lavoro necessari ad ottenere il permesso di soggiorno arrivando ad espandersi fino a Rimini e Milano.

Si è conclusa con la sentenza dell’8 ottobre l’operazione iniziata nel 2012, denominata Fast Food dagli inquirenti della Squadra Mobile della Questura di Ancona, coordinati nelle indagini dalla Procura di Ancona nella figura del Sostituto Procuratore Rosario Lionello. Nel mirino degli investigatori un sodalizio criminale articolato tra Ancona, Rimini e Milano, inteso a vendere finti contratti di lavoro ad immigrati Pakistani, quindi operando un favoreggiamento e all’immigrazione clandestina.

A capo dell’organizzazione due cittadini Bangladesi, R.M.M. titolare di un esercizio commerciale nei pressi della Stazione di Ancona e M.L., operante invece sulla città di Milano. Il compito dei due Bangladesi era quello di reclutare gli immigrati Pakistani, accantonando le rivalità esistenti tra i due Paesi, e presentarli agli imprenditori, che avrebbe fornito un contratto di lavoro fittizio in cambio di denaro. Pesanti le condanne e le ammende per i due, l’anconetano R.M.M. si vedeva imputare dalla Corte d’Assise di Ancona 8 anni e 9 mesi di reclusione più 554.000 euro di multa, mentre M.L. doveva rispondere per 3 anni di reclusione più 10.000 di multa.

Non solo i due organizzatori sono finiti nella rete della Polizia. Essenziale infatti nel traffico di finti contratti lavorativi la partecipazione di imprenditori del luogo, raggiunti anche essi da condanna e relativa ammenda finanziaria. 7 anni e 4 mesi di reclusione più 227.000 euro di multa per S.B., noto imprenditore agricolo osimano; 5 anni di reclusione più 228.000 euro di multa per P. P., titolare di un locale della movida anconetana; 4 anni e 8 mesi di reclusione più 51.000 euro per G.M. e C.C., noti imprenditori locali; 3 anni di reclusione più 50.000 euro per D.L.G., titolare di uno stabilimento balneare sulle coste molisane; 1 anno e 6 mesi di reclusione più 2.000 per il cittadino bengalese M.A., titolare di una società che gestiva un noto nightclub della zona.

Un vero e proprio Business quello della vendita di contratti che fruttava somme importanti ai fraudolenti imprenditori, disinteressati nell’infrangere la legge pur di veder accrescere le loro entrate.



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Questo è un articolo pubblicato il 11-10-2018 alle 14:03 sul giornale del 12 ottobre 2018 - 1456 letture