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comunicato stampa

La lotta contro la violenza alle persone fragili inizia dai banchi di scuola. Il medico legale Loredana Buscemi aderisce all'iniziativa

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Questa la grande novità del prossimo convegno “La violenza sui minori, sulle donne e sugli anziani: riconoscere, proteggere, intervenire” giunto alla sua VI edizione, organizzato dall’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona, che si terrà giovedì 18 ottobre 2018 presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia.

L’aula Montessori, che ospiterà esperti di fama nazionale in tema di violenza alle persone fragili (minori, donne, anziani, disabili), si apre anche agli studenti delle scuole medie superiori: partecipano, infatti, all’evento gli studenti delle classi 4H e 5H del corso Servizi Socio Sanitari dell’Istituto Istruzione Superiore Podesti-C. Onesti, sede coordinata di Chiaravalle. La dott.ssa Loredana Buscemi, medico legale, Direttore Scientifico dell’evento, ha subito aderito con grande entusiasmo alla richiesta del Dirigente Scolastico prof. Vinicio Cerqueti di far partecipare gli studenti: “La lotta alla violenza deve, infatti, iniziare dai banchi di scuola, dal primo incontro istituzionale con la cultura, abbattendo alla radice, fin dalla primissima età, le condizioni culturali e sociali che favoriscono la violenza sulle persone fragili, i fenomeni di omofobia, di bullismo e di cyberbullismo. Questo cammino deve poi continuare all’Università, dove è auspicabile si realizzino corsi dedicati all’argomento”. Al congresso, che conta già 300 iscritti, parteciperà anche il nuovo Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ancona, la Dott.ssa Monica Garulli, che si è occupato del caso di Lucia Annibali, l’avvocatessa di Pesaro sfregiata dall’acido dal suo ex fidanzato, il cui processo si è concluso in appello con una condanna a 20 anni di reclusione.

Questi I NUMERI DELLA VERGOGNA della nostra realtà, raccolti presso l’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona e presentati da Michele Caporossi, direttore generale: dal 1° gennaio 2010 a fine 2017, sono stati 69 i casi di violenza su minore, di cui 37 per sospetto maltrattamento e 32 per sospetto abuso sessuale; la fascia di età maggiormente interessata è quella da 6 ai 10 anni, seguita da quella da 0 a 5 anni; 223 sono stati i casi di violenza su donna adulta, di cui 194 casi di maltrattamento e 29 di violenza sessuale, con la fascia di età al di sopra dei 40 anni maggiormente colpita. Mancano, tuttavia, molti numeri all’appello: secondo il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) i maltrattamenti sugli anziani costituiscono uno degli aspetti più nascosti della violenza, un universo oscuro di violenze subite, la punta di un iceberg di un grande sommerso, anche perchè, rispetto alle donne e ai bambini, gli anziani risultano essere la classe di età meno tutelata. Tutti gli esperti che si interessano del fenomeno della violenza dell’anziano sostengono infatti che siamo un popolo che invecchia sempre più e che nel 2050 gli anziani saranno 1/3 dell’intera popolazione; la violenza contro l’anziano è destinata quindi ad esplodere, e rappresenta la violenza del terzo millennio.

Argomento di grande attualità che verrà trattato nel corso dei lavori congressuali è rappresentato dalla RACCOLTA DELLE PROVE GIUDIZIARIE nel momento in cui la vittima di violenza si reca al Pronto Soccorso, secondo quanto previsto dalle Linee guida nazionali per le donne che subiscono violenza, come da Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 30 gennaio 2018, documento alla cui stesura ha partecipato anche Lucia Annibali. Il soccorso medico e forense dovrebbero essere forniti, infatti, nello stesso momento dallo staff sanitario. La ricerca delle tracce biologiche per l’analisi del DNA, al fine di identificare il colpevole della violenza, secondo quanto riferito dalla dott.ssa Loredana Buscemi, nuovo Presidente della Società Scientifica Nazionale, Genetisti Forensi Italiani (GeFI), deve poter contare su una corretta raccolta del campione biologico da esaminare e su una consolidata catena di custodia.

Gli operatori sanitari che per primi hanno contatto con un soggetto che ha subito una violenza sessuale, dopo aver prestato le prime cure necessarie, devono obbligatoriamente adottare tutte le procedure volte alla ricerca sia negli indumenti della vittima che nel suo corpo di eventuali tracce biologiche dell’aggressore e devono altresì avere una formazione idonea per evitare fenomeni di contaminazione con altri fonti biologiche durante l’espletamento di tutte le operazioni. Tale indagine potrebbe assumere un ruolo decisivo in sede processuale ed una osservazione superficiale o una alterata condotta nella fase del prelievo e/o della conservazione potrebbero incidere negativamente sull’esito del processo. Non solo, quindi, soccorrere e curare, ma raccogliere e preservare quanto possa essere utile alla vittima qualora voglia presentare una denuncia all’Autorità Giudiziaria. E’ ovvio che saranno poi gli esperti in ambito di genetica forense a procedere alle delicatissime indagini del DNA per poter ricavare un profilo genetico da ricondurre poi al presunto aggressore.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-10-2018 alle 23:28 sul giornale del 18 ottobre 2018 - 780 letture