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comunicato stampa

Volontari anche da Ancona per l'emergenza che ha colpito il Bellunese

4' di lettura

Il racconto di chi ha partecipato alle operazioni nel territorio colpito dalla calamità naturale

“Leggendo la scritta “ Marche” sulle nostre divise si meravigliavano che fossimo lì , tra i primi ad arrivare: “con quello che avete passato con il terremoto- ci ripetevano increduli- venite ad aiutare noi quassù?”. Ce l’hanno ancora negli occhi quelle facce provate e quelle voci smarrite i cinque i volontari – componenti dell’associazione VAB (Vigilanza antincendio boschivo) Marche- rientrati ad Ancona dopo avere preso parte alle operazioni di Protezione civile nel bellunese, territorio messo in ginocchio dai disastri ambientali dei giorni scorsi. Una esperienza forte, che lascia il segno e che resterà impressa nella loro memoria. Di chi molla tutto, lavoro, studio e famiglia, in quattro e quattr’otto, per mettersi a disposizione delle comunità colpite da una delle tante calamità che affliggono, e sempre più spesso, il nostro Paese. L’attivazione è scattata a seguito di una pre-allerta diramata dal Dipartimento della Protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per il reperimento di volontari pronti a partire alla volta dei Comuni maggiormente danneggiati dagli eventi avversi. Inizialmente richiedevano persone in possesso di attestato per l’’idrogeologico e per l’uso della motosega, poi nei giorni seguenti sono state richieste le abilitazioni per gruppi elettrogeni e per l’utilizzo di scavatori e ruspe.

“Dopo un rapido confronto in serata tra Consiglio nazionale e sedi regionali VAB in merito ad attrezzature e abilitazioni- spiega uno dei volontari VAB Marche nonché segretario nazionale VAB Italia, Mirco Piersanti- alle 5 del mattino la colonna nazionale VAB si è attivata e alle 7 sono partite verso il Veneto le prime squadre fornite di motopompe: sembrava difatti che l’emergenza fosse circoscritta all’attività di svuotamento di ambienti allagati. Successivamente, legata alla necessità di un rinforzo di motoseghisti, c’è stata una seconda partenza dalle varie sedi regionali (Abruzzo, Marche, Toscana, Emilia Romagna e Lombardia) in direzione delle montagne del bellunese, nel comune di Taibon Agordino, transitando attraverso il Centro di Coordinamento nazionale nell’aeroporto di Belluno, dove avveniva il check-in e il check-out dei volontari, h24”.

-Che situazione avete trovato?

“A Taibon era stato allestito il COC con le varie associazioni che hanno partecipato a questo evento, VAB era presente con 38 volontari divisi in squadre da 4 persone e ha svolto diverse missioni, dallo svuotamento di cantine allagate a uso di motosega sulla montagna. Nel caso specifico, la mia squadra insieme a un’altra- otto persone in tutto- abbiamo lavorato ininterrottamente per una giornata per assicurare l’ apertura di un varco sufficiente perché potesse atterrare un elicottero in cima ad una montagna dove era posizionato un ripetitore di telefonia mobile. L’elicottero doveva dislocare un gruppo elettrogeno per fornire corrente a quel ponte radio così che il ripetitore riprendesse il funzionamento. I volontari sono stati a disposizione per turni da 2, 4 e fino a 7 giorni. La sera si dormiva tutti insieme, circa 150 persone, uomini e donne, di noi della VAB, della Associazione Nazionale Alpini e della Croce Rossa, gruppo del Veneto, in un campo allestito nel palazzetto dello sport di Taibon. Non c’era corrente elettrica, abbiamo attaccato un generatore”.

-Cosa rimane di questa esperienza così coinvolgente?

“Interpretando, credo, anche il pensiero degli altri volontari (Cristiana Borghi, Filippo Alberto Bruciaferri, Laura Desini e Leonardo Borgognoni ) resta impresso lo sguardo delle persone, stravolte: dopo il disastro, per loro, noi volontari rappresentavamo la possibilità di riprendere, seppure in modo precario, le normali operazioni di vita. Al nostro arrivo non c’era energia elettrica perciò niente luce, acqua calda, riscaldamento, potete immaginare come ci si senta. Da volontario resta impressa la bellezza dello stare in squadra: dopo avere operato sempre a livello locale, regionale, trovarsi in una missione nazionale con persone che non conosci ma che hanno una sensibilità e una preparazione simile alla tua, crea immediatamente il dialogo, il feeling. Si parla un linguaggio comune. Ti accorgi inoltre che tutti i corsi di formazione che hai fatto, alcuni dei quali sembravano accessori perché non rispondenti al territorio in cui vivi, in realtà tornano estremamente utili e ti mettono in condizione di essere operativo in tutto il suolo nazionale, nella complessità degli eventi che possono accadere in un Paese come il nostro.”





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-11-2018 alle 15:49 sul giornale del 12 novembre 2018 - 2316 letture