Smaltimento dei rifiuti sanitari prodotti in casa: conosci tutte le norme da rispettare?

5' di lettura Ancona 17/07/2020 - L’epidemia di COVID-19 (dove "CO" sta per corona, "VI" per virus, "D" per disease e "19" indica l'anno in cui si è manifestata) ha portato tutta una serie di problemi connessi all’emergenza sanitaria, tra cui lo smaltimento dei rifiuti sanitari.

È ormai noto infatti che questo speciale tipo di rifiuti sia aumentato del 20% rispetto ai periodi non emergenziali. Gli addetti allo smaltimento, ovvero le varie aziende che hanno in appalto la gestione del ciclo di questi rifiuti, assicurano che per il momento è tutto sotto controllo.

Questo infatti appare più un problema micro che macro, cioè riguarda i piccoli studi medici, gli ambulatori e, non ultimi, coloro che sono costretti all’isolamento forzato a causa della positività al virus. Le direttive infatti appaiono piuttosto chiare per quanto riguarda il sistema ospedaliero, meno per chi si trova ad affrontare questo problema a livello domestico.

Cosa dice la legge in merito allo smaltimento dei rifiuti sanitari domestici

Fin dalla fine di febbraio 2020 il Ministero della Salute ha emanato la circolare n.5443 (poi aggiornata in varie date, fino allo scadere di marzo) in cui si tracciano le linee guida per la gestione dei rifiuti sanitari nei presidi ospedalieri. In questa circolare si definiscono, giustamente, i dispositivi di protezione individuale (DPI, ovvero mascherine, guanti…) come materiale potenzialmente infetto.

Da ciò possiamo dedurre che ogni mascherina usata da coloro che sono in isolamento forzato è, per forza di cose, potenzialmente infetta. Lo stesso dubbio, per estendere il discorso, potrebbe porselo anche il medico di base che visita molti pazienti al giorno, seppur in assenza di sintomi da Covid-19.

L’ISS, Istituto Superiore di Sanità, ha invece stilato delle vere e proprie indicazione per la gestione dei rifiuti urbani in relazione alla possibilità di trasmissione del virus. Questo testo è la chiave per capire cosa fare dei rifiuti sanitari prodotti in casa.

Innanzitutto su fornisce un chiarimento su quale sia la permanenza del virus su una superficie:

Si ipotizza che il virus SARS-CoV-2 si disattivi, per analogia con altri virus con envelope, in un intervallo temporale che va da pochi minuti a un massimo di 9 giorni, in dipendenza della matrice/materiale, della concentrazione e delle condizioni microclimatiche. Generalmente altri coronavirus (es. virus SARS e MERS)1 non sopravvivono su carta in assenza di umidità, ma si ritrovano più a lungo su indumenti monouso (se a concentrazione elevata, per 24 ore), rispetto, ad esempio, al cotone. Ciò tenendo conto che il dato si riferisce alla rilevazione analitica del RNA del virus e non al suo isolamento in forma vitale e quindi alla sua infettività. Dati più recenti relativi al SARS-CoV-2 confermano la capacità di persistenza del virus su plastica e acciaio inossidabile che, in condizioni sperimentali, è equiparabile a quella del SARS-CoV-1, mostrando anche un decadimento esponenziale del titolo virale nel tempo”.

Quindi se abbiamo usato una mascherina per fare la spesa e questa c’avesse protetto da un possibile contagio, questa andrebbe qualificata come mascherina potenzialmente infetta, e la sua potenzialità infettiva potrebbe durare fino a un giorno intero. Quale consiglio fornisce l’ISS per il suo smaltimento. Il documento cita il D.P.R. 254/2003 che regolamenta lo smaltimento dei rifiuti sanitari in Italia. Secondo il testo di legge la raccolta dovrebbe essere effettuata utilizzando appositi imballaggi a perdere, anche flessibili, di colore diverso da quelli utilizzati per i rifiuti urbani e per gli altri rifiuti sanitari assimilati, recanti, ben visibile, l’indicazione indelebile “Rifiuti sanitari sterilizzati” alla quale dovrà essere aggiunta la data della sterilizzazione oppure appositi contenitori per rifiuti sanitari a rischio infettivo, di fatto realizzati in materiali specifici e con accorgimenti particolari per adeguarli all’utilizzo nell’ambito di cliniche, ospedali e luoghi ben più esposti al contatto con materiali di scarto potenzialmente veicolo di patologie rispetto a quelli prodotti tra le mura di casa.

Come smaltire i rifiuti domestici potenzialmente infetti in modo sicuro

Chiaramente si tiene conto del fatto che l’attuazione di questo livello di sicurezza risulti piuttosto complesso da riprodurre in casa propria. Quindi ci sono ulteriori linee guida alternative che possono essere seguite.

Innanzitutto si fa una distinzione tra coloro che sono in quarantena e coloro che sono in isolamento forzato a causa della positività al virus. Per i primi resta tutto invariato, con l’accortezza di gettare i DPI nell’indifferenziata. Per i secondi invece c’è l’obbligo di non differenziare, quindi creare un unico secchi dell’indifferenziata.

L’indifferenziata diventa così l’oggetto dell’attenzione comune, e per tanto siamo tutti chiamati a chiudere adeguatamente i sacchi utilizzando guanti monouso; non comprimere i sacchi con le mani; non far avvicinare animali domestici ai sacchetti di rifiuti; far smaltire il rifiuto dalla propria abitazione quotidianamente con le procedure in vigore sul territorio. I guanti monouso utilizzati per l’operazione si tolgono rovesciandoli e si gettano nel successivo sacco di rifiuti indifferenziati. Nel caso in cui il soggetto positivo o in quarantena non possa far ritirare i rifiuti da qualcuno che si faccia carico del conferimento ai cassonetti o con altra modalità prevista sul territorio, si raccomanda di istituire un servizio dedicato di ritiro da parte di operatori addestrati (es. Protezione Civile, Esercito, Croce Rossa, ecc.).






Questo è un articolo pubblicato il 17-07-2020 alle 09:38 sul giornale del 17 luglio 2020 - 48 letture

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