Scuola e cattedre vuote, due docenti precarie: “Valorizzare il servizio sarebbe stato un atto dovuto da parte di uno Stato che non ha provveduto negli anni ad assumere docenti”

9' di lettura Ancona 14/09/2020 - Reclutamento, formazione, nuove graduatorie provinciali, la dad, sicurezza e non solo. Due docenti precarie di Ancona, entrambe 33enni, parlano delle criticità della scuola troppo spesso lasciata ai margini. Una lettera in attesa della tanto agognata “cattedra” a tempo determinato, proprio come ogni anno.

Circa 1500 nelle Marche le cattedre vacanti al primo squillo della campanella.
Sentiamo urgente, ormai da troppo tempo, la necessità di poter esprimere il nostro punto di vista. Ci muove la forte motivazione che abbiamo nel voler fare il nostro lavoro, che abbiamo scelto consapevolmente, e su cui abbiamo investito e stiamo investendo soldi, tanti, tempo, altrettanto. Con grande amarezza abbiamo dovuto constatare che di scuola parlano tutti, anche chi non ne è competente nè responsabile, e dappertutto, anche in luoghi non adeguati e con toni non dignitosi. Desideriamo dare, invece, il nostro contributo, da protagonisti quali siamo del processo di istruzione e formazione. La narrazione sulle vicende della scuola, negli ultimi tre mesi almeno, ha riguardato, sopra ogni questione, mascherine e banchi. Su questa narrazione si è innestata la disputa interessata tra opposizione e maggioranza. Non si è mai analizzato però quello che docenti, organizzazioni spontanee come “Priorità alla scuola” e sindacati hanno cercato di evidenziare in modo serio. Sono sufficienti i fatti accaduti negli ultimi mesi per riflettere sul fatto che le due istituzioni pubbliche per eccellenza, scuola e sanità, si sono sgretolate, a causa di azioni di governi e amministrazioni precedenti non lungimiranti. L’inconsistenza delle strutture di governo deputate a dirigere e sostenere responsabilmente la scuola si è mostrata, ormai tragicamente. Non sono stati forniti strumenti e formazione adeguati, risorse finanziarie per far fronte a situazioni complesse riguardo il personale e riguardo la didattica a distanza.
In Italia la scuola in presenza è stata bloccata, per via della pandemia, da fine febbraio (in alcune regioni da inizio marzo) e dirottata verso la scuola in absentia, ma pur sempre scuola. Ciò è avvenuto grazie all’iniziativa spontanea di ogni singolo istituto o, a volte, di ogni singolo docente, che ha stabilito autonomamente quali piattaforme usare e soprattutto, nella maggior parte dei casi, utilizzato i propri dispositivi, reinventandosi un nuovo modo di insegnare. Spesso in collaborazione indiretta con le case editrici che, volontariamente, hanno fornito materiali didattici digitali e con cultori delle varie materie di studio che hanno reso pubbliche o preparato registrazioni di lezioni riguardanti vari ambiti culturali da mandare in tv.
Annosa falla nella struttura scolastica è la questione del personale scolastico: in particolare, riguardo il corpo docente, del suo reclutamento e della sua formazione, aspetti chiave prima di tutto per l’esistenza stessa della scuola, secondo poi, per la concretizzazione di una scuola che assolva al suo compito primario, porre le basi per quello che viene chiamato lifelong learning. Nello specifico, il problema di fondo è sempre lo stesso: l’altissimo numero di insegnanti che vengono assunti a settembre con un contratto che termina a giugno. Ormai da anni, fa da sfondo alla vita dei docenti precari l’avvicendarsi di varie proposte su modalità di svolgimento di un concorso pubblico. Questa mancanza di sistema nell’assunzione dei docenti porta ad una formazione degli stessi vaga e variegata, che cerca di adeguarsi alle varie richieste formulate dal ministero circa i requisiti di accesso.
Un dato certo però c’è: le cattedre vuote e la difficile ripartenza delle scuole, ogni anno, in attesa dell’organico formato anche dai supplenti. Nelle teorie didattiche, ormai da decenni, si parla di continuità didattica, di coerenza intrinseca del progetto educativo e formativo (profondamente connesso al contesto in cui si opera) che gli istituti elaborano per portare avanti il loro lavoro: obiettivo impossibile da raggiungere, considerando che una buona percentuale di docenti cambia annualmente. Da parte dei sindacati e dal mondo della scuola sono arrivate proposte, per dare sistematicità alle immissioni in ruolo, più volte ripetute tramite i canali istituzionali, a fronte di un reclutamento ritenuto non rispettoso, perchè non valorizzante, della ormai lunga esperienza dei docenti precari che, non per loro responsabilità, sono rimasti precari ma hanno assicurato fino ad oggi il funzionamento della scuola. Sono precari da così tanto tempo da meritarsi, per consuetudine, la definizione di precari storici. Una di queste proposte è stata riassunta da Beatrice Leoni, precaria di Vercelli, che scrive alla rubrica di Repubblica “Invececoncita” del 25 agosto 2020.

Proposte affini sono state offerte al ministro dell’istruzione da parte dei sindacati, che non hanno ricevuto però nè ascolto nè tavoli di confronto.
La soluzione a cui il ministero è arrivato non sembra garantire l’assunzione di personale docente formato su base meritocratica: si tratta di un test a crocette per ottenere l’abilitazione e, unica modifica apportata, un test a risposta aperta su nozioni e contenuti disciplinari per accedere al ruolo - soluzione che comporta non tanto una via preferenziale per chi insegna da anni, ma una selezione approssimativa.

Quanto alla formazione e alla meritocrazia, non si verificano così le competenze didattiche e pedagogiche di un docente. Quelle competenze, cioè, al di là delle nozioni, che individuano un docente professionista di didattica in grado di concorrere alla formazione di un cittadino, distinguendolo da un esperto di quella stessa materia. Bisogna, ulteriormente, considerare che, stando ai vari annunci della ministra, il concorso straordinario (quale procedura, se per l’abilitazione o per il ruolo, non è chiaro) verrà svolto ad ottobre, pochi giorni dopo la riapertura delle scuole, in pandemia ancora in atto, pregiudicando quindi la presenza di candidati che potrebbero essere positivi al coronavirus. Profondamente legato a quanto detto sopra (un’efficace formazione volta ad uno strutturato reclutamento eviterebbe un alto numero di supplenti) è la questione delle GPS. Ad inizio aprile, così parlava la ministra “Chiedo scusa ai precari quest’anno non riusciamo ad aggiornare le graduatorie d’istituto. Ciò è dovuto a procedure vetuste e la mancata digitalizzazione del paese. Non riusciamo a portare avanti un milione di domande cartacee.” In coda alla conferenza stampa del primo ministro, la ministra dell’istruzione liquidava così la prassi triennale di reclutamento degli insegnanti che ogni anno coprono, secondo i dati riportati dai sindacati, più di 200.000 cattedre. Questo ha acceso proteste di delusione nel mondo della scuola: riaggiornare le graduatorie vuol dire per un docente precario vedersi riconosciuti gli anni di servizio prestati, titoli di formazione acquisiti tramite corsi istituzionali, migliorando la propria posizione in graduatoria, aumentando la possibilità di avere un posto di lavoro con condizioni migliori per la propria vita lavorativa. In seguito alle manifestazioni di malcontento, il ministero aveva infine annunciato l’introduzione, su scala nazionale a base provinciale, delle GPS (graduatorie provinciali per le supplenze), digitalizzate e aggiornate, al fine di velocizzare e, soprattutto, garantire il rientro a scuola con l’organico completo, con trasparenza, puntualità ed efficienza. Gli annunci della ministra da molte settimane, attraverso le varie interviste nei più disparati contesti televisivi, al di fuori dei canali istituzionali, hanno gridato l’assunzione entro il 14 settembre, primo giorno di scuola, di un elevatissimo numero di docenti per garantire l’avvio dell’anno scolastico. Nelle prime settimane di settembre sono state pubblicate le GPS con molti errori denunciati ai relativi USP a cui è stata data la responsabilità di un carico di lavoro da svolgere in poco tempo: nel giro di due settimane su direttive del miur, hanno dovuto controllare, pubblicare le gps, rettificarle e nominare docenti. Gli errori, prevedibili, sono stati forse in parte risolti, ma molti hanno comunque denunciato calcoli di punteggio sbagliati che non potranno essere riveduti, se non, sembra, facendo ricorso al Tar. Le assunzioni da gps dell’a.s. 2020/21 si basano quindi su punteggi non sempre corretti. Purtroppo, questo aggiornamento delle graduatorie vede un significativo cambiamento nella valutazione dei titoli, rispetto agli anni scorsi. Con il giusto obiettivo di ridimensionare il “mercato” dei crediti di enti privati, accreditati dal ministero stesso, che vendevano master, certificazioni, corsi ai docenti in cambio di tre punti in graduatoria, il miur ha stabilito che questi titoli sarebbero stati valutati molto meno, in modo retroattivo. Questo, e altre rivalutazioni dei titoli posseduti, ha comportato un diverso equilibrio nelle nuove graduatorie che spesso si è tradotto nella retrocessione di varie posizioni per chi lavora da tanto anni e un avanzamento di altri inserimenti di chi ha poco servizio.
Valorizzare il servizio svolto, a nostro parere, sarebbe stato un atto dovuto da parte di uno stato che non ha provveduto negli anni ad assumere docenti, formando e selezionando, con sistematicità, ma ha permesso che coprissero posti vacanti temporaneamente e ripetutamente. Inoltre, in molte province i docenti non hanno avuto la possibilità di partecipare in presenza o videopresenza al processo di assegnazione delle cattedre o degli spezzoni orari, che avverrà, ci immaginiamo, da qui a pochi giorni. Non c’è, di fatto, possibilità di scelta, sulla base del fabbisogno dichiarato dalle scuole, nè di trasparenza: le nomine in molte province verranno fatte direttamente dagli usp in base ad un modulo di accettazione compilato dai docenti designati come candidati a quelle cattedre, senza che questi abbiano la possibilità di verificare le assegnazioni e di confrontarsi con l’usp. Il modello, diverso per ogni provincia italiana, compilato dai docenti candidati includeva una sorta di preferenza delle sedi, ma non è chiaro se il fabbisogno effettivo delle ore sia definitivo o verrà riaggiornato e quindi ripubblicato dopo questo primo giro di convocazioni. Dopo aver lanciato slogan certi di assunzioni a settembre per settimane, troppo facile continuare a fare dichiarazioni sulla scontata difficoltà di inizio anno scolastico, adducendo come argomentazione che gli anni scorsi la situazione era peggiore: molti problemi sono noti da anni e, anche non lo fossero, sono stati, inascoltati, espressi da più voci già molti mesi fa. Evidenze e dati alla mano, il 14 settembre date per il concorso non ce ne sono, supplenti in cattedra o docenti assunti nemmeno.

Da Giulia Maria Cerqueti e Diletta Brugè








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-09-2020 alle 22:59 sul giornale del 16 settembre 2020 - 1163 letture

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