Fiab Vallesina: "Casco obbligatorio? Piuttosto rendiamo sicure le strade"

4' di lettura Ancona 14/04/2021 - In merito alle dichiarazioni fatta dalla Comandante Polizia Locale Ancona Liliana Rovaldi, sul casco obbligatorio in bici, vorremmo esprimere il nostro dissenso.

Oggi in piena pandemia si parla sempre più spesso di bici come mezzo di mobilità veloce, sostenibile, salutare e che permette di rispettare le distanze imposte dal virus. Molte città hanno completamente cambiato il proprio piano della mobilità a favore della bici. Ad esempio Parigi, una megalopoli, ha trasformato completamente il suo assetto di viabilità creando moltissime aree pedonali e diventando completamente zona 30 km/h.

In questo modo oltre a rendere la città più vivibile, meno rumorosa, con meno traffico e smog ha reso molto più sicure le proprie strade permettendo un uso promiscuo della carreggiata auto/bici. Infatti a 30 km/h un auto riesce ad arrestarsi molto velocemente in caso di ostacoli, diventando di gran lunga un elemento di sicurezza per i ciclisti.

Questa sarebbe una pratica da attuare anche ad Ancona, molto più importante di rendere il casco obbligatorio.
Tutti i paesi occidentali che hanno sperimentato la pratica del casco obbligatorio sono tornati immediatamente indietro in quanto, pur restando un dispositivo importante, disincentiva l'uso della bici contribuendo quindi a riempire le strade di auto. Sulla necessità di indossare il casco siamo d’accordo: serve e può salvare vite, quindi inutile starne a discutere. Bisogna metterlo per buon senso, non per obbligo.

Ma muoiono più ciclisti per cause “esterne” al loro comportamento di quanti se ne salvino col casco.
Mettiamo il casco, ma lavoriamo soprattutto per rendere sicure le strade ai ciclisti. E sì, è più complicato che mettere un obbligo, peraltro: strada già percorsa con insuccesso da altri che cercavano scorciatoie per dire che avevano fatto qualcosa.
Invece, al solito, per fare le cose bene bisogna lavorare.

I commentatori anti ciclisti, quelli che li vedono sempre e comunque come degli abusivi sulla strada, hanno trovato terreno fertile per il loro odio: non mettono manco il casco, quindi se muoiono è colpa loro. E poi via a elencare la solita tiritera dei ciclisti in fila per tre, dei semafori rossi ignorati…
Sì, i ciclisti troppo spesso sono maleducati, alcuni strafottenti e antipatici e magari si credono chissà chi. Ma sono sempre una minoranza, pur chiassosa, rispetto alla totalità di chi pedala.
E, guarda caso, quando c’è un incidente o una tragedia il ciclista che ci va di mezzo e ha la peggio era uno che andava da solo, rispettando le regole. Travolto da troppi automobilisti distratti e anche a causa di strade che andrebbero ripensate nel 2021.

Ecco, se si partisse da qui in un discorso sulla sicurezza dei ciclisti ci sarebbe tutto un altro senso. E allora potremmo anche riconsiderare un obbligo del casco.
Ma forse, e più probabilmente, ci accorgeremmo che non ci sarebbe bisogno di mettere il casco obbligatorio per la sicurezza dei ciclisti.

Secondo la letteratura i fattori che sono maggiormente correlati con i traumi cranici dei ciclisti sono: la velocità dell’automobile; il consumo di alcol da parte dell’autista; le condizioni di illuminazione. Questi tre fattori sono decisamente più responsabili della gravità dei traumi cranici rispetto all’utilizzo della pista ciclabile e, contro intuitivamente, dell’uso del casco.

Il casco quindi, essendo uno strumento di protezione, deve essere consigliato ai ciclisti, soprattutto ai bambini, agli anziani e ai soggetti più a rischio. Un casco che sia opportunamente protettivo, sicuro, di qualità e ben allacciato può salvare la vita in caso di incidente.

Sulla sua obbligatorietà invece si deve discutere, in quanto è stato più volte notato che funge da deterrente all’utilizzo della bicicletta, in opposizione al concetto del “safety in numbers”.
Se si vogliono mettere in sicurezza i ciclisti le misure da prendere in considerazione sono:

1) Ridurre la velocità delle automobili a max 30 km/h nei centri urbani;

2) Creare piste e corsie a uso esclusivo delle biciclette;

3) Mantenere elevati gli standard di illuminazione sia del ciclista (luci, abbigliamento, ecc) che della strada (illuminazione, asfalto ad alta visibilità ecc)






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-04-2021 alle 21:59 sul giornale del 15 aprile 2021 - 95 letture

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