Festa di San Ciriaco: il messaggio dell’arcivescovo Angelo Spina

4' di lettura Ancona 02/05/2022 - La solennità del nostro Patrono San Ciriaco la viviamo nel terzo anno di pandemia e in un tempo tormentato da guerre con tante incognite che generano preoccupazione e angoscia.

San Ciriaco, patrono dell’Arcidiocesi di Ancona-Osimo e della città di Ancona ci è sempre vicino perché non venga meno la fiducia e la speranza. Sappiamo dalla storia che lui svelò alla regina Elena, madre dell’imperatore Costantino, dove era la croce di Cristo. Il suo corpo donato alla città di Ancona da Galla Placidia milleseicento anni fa è punto di venerazione dei tanti fedeli che vedono in lui l’uomo della croce che prima la fa ritrovare, poi l’abbraccia convertendosi e facendosi battezzare, e poi la testimonia con il martirio. San Ciriaco ci invita ad abbracciare la Croce, segno di salvezza da cui sgorga la vera pace. La guerra va per sempre ripudiata, come la fame, come ogni ingiustizia compiuta da un uomo a danno di un altro uomo. Le tragedie che viviamo in questo momento, particolarmente la guerra in Ucraina così vicina a noi, ci richiamano l’urgenza di una civiltà dell’amore. Nello sguardo dei nostri fratelli e sorelle vittime degli orrori della guerra, leggiamo il bisogno profondo e pressante di una vita improntata alla dignità, alla pace e all’amore. É rimasta impressa nei nostri occhi l’immagine di due donne, una ucraina e un’altra russa, che portavano la croce e, nello stesso tempo, abbracciate dalla croce, camminando insieme e nel silenzio durante la Via Crucis al Colosseo lo scorso venerdì santo. Quando ci si lascia abbracciare dalla croce salvifica di Cristo si può camminare insieme come fratelli e sorelle, ricevendo il perdono di Dio e dandolo ai fratelli e alle sorelle.

Lo scorso anno sottolineavo come è necessario l’impegno di tutti per riportare la famiglia al centro dell’attenzione della Chiesa e della società, rimarcando che il bene della famiglia è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa. Quest’anno desidero porre una attenzione particolare agli adolescenti. Lunedì dell’Angelo, in Piazza San Pietro, si sono ritrovati in ottantamila all’incontro con il Papa, e dalla nostra Arcidiocesi ne erano presenti quattrocento, recatisi a Roma con dieci pullman. Certamente le cronache dei nostri giorni non sempre parlano bene di loro. Non dobbiamo scoraggiarci. Essi attendono una presenza amica e rassicurante, anche se all’inizio si presentano spavaldi o annoiati, abulici o depressi, persino violenti, bulli. Con i genitori, gli educatori, gli animatori, sono chiamati a raccolta tutti coloro che hanno il compito della formazione. I ragazzi ci chiedono una cosa sola: voi dovreste sapere cosa significa che noi dobbiamo e vogliamo diventare grandi e non possiamo farlo senza la vostra vicinanza. Oggi l’impresa più grande da affrontare è quella educativa. Tuttavia gli educatori non possono ritrovare la passione del loro compito, se non lo vivono come una vocazione: non è solo una professione, ma una chiamata, non è solo uno stipendio per vivere, ma un compito per far vivere. É urgente l’alleanza tra tutte le forze sociali e le componenti educative della società: la famiglia che educa, la scuola che forma, l’oratorio parrocchiale spazio di vita, lo sport sano, non sono riserve indiane a lato di una società che per la parte più importante fa altro, cioè si dedica all’economia e alla produzione. Serve un grande patto educativo fra tutti i soggetti che si affaticano al compito formativo: anche la scuola ha bisogno di più stima, più sostegno sociale, più apprezzamento.

Senza più politiche sociali da parte degli enti locali, senza più educatori di strada che vadano a intercettare i ragazzi e i giovani, la prevenzione sembra diventata una parolaccia. Invece, bisogna tornare ad affiancare alla necessaria azione di controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, anche il bisogno di una comunità educante. È necessario: formare, prevenire, educare. Non è la repressione che cambierà la persona e la società, lo sappiamo bene, ma il cambiamento interiore. Come Chiesa, coinvolgendo le famiglie, i genitori, gli educatori, gli insegnanti, siamo chiamati ad accogliere con urgenza il grido di aiuto dei ragazzi e dei giovani. É necessario ascoltarli, riconoscerli, accompagnarli con un atteggiamento di dedizione e di empatia per la loro stessa vita. Per questo, mentre aspettiamo di ripartire, il cuore della rinascita non potrà essere che un tempo formidabile da dedicare all’educazione delle nuove generazioni.

Affidiamo a San Ciriaco la protezione della nostra Arcidiocesi, della nostra Città, affinché ci liberi da ogni male indicandoci la via del cielo con una testimonianza coerente come ha fatto lui fino al martirio.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-05-2022 alle 10:42 sul giornale del 03 maggio 2022 - 199 letture

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