Il Bambino tanto amato: quel che Maria Montessori non sapeva di Donatello

6' di lettura Ancona 15/06/2022 - Il progressivo eclissarsi dell’emergenza pandemica riporta alla luce i luoghi della cultura e del patrimonio artistico, teatri, biblioteche e archivi, musei, gallerie d’arte.

Si moltiplicano a vista d’occhio anche gli eventi espositivi in tutto il territorio nazionale, ma in particolare nelle città d’arte di rilevanza internazionale, come Firenze. La mostra “Donatello e il Rinascimento”, inaugurata poco prima dell’avvento primaverile a Palazzo Strozzi e ai Musei del Bargello, è la più consistente e rappresentativa raccolta di opere dell’artista mai realizzata finora e, soprattutto, tra le altre grandi mostre che l’hanno preceduta, è l’unica che indaghi il perdurare della rivoluzione espressiva donatelliana nei due secoli successivi, fino agli esordi del Barocco.

Tra i tanti temi e motivi che Donatello ha consegnato alla posterità dell’arte, fornendo una base alle sue più alte cime creative, il curatore Francesco Caglioti ha dato maggiore risalto al soggetto della Madonna col Bambino, che Donatello andò rielaborando con sempre rinnovate interpretazioni dal 1414 al 1440. I due poli che hanno generato una luce così intensa e duratura sono la Madonna Pazzi, in riferimento al suo committente, e la Madonna Dudley, dal nome del suo ultimo proprietario inglese, che poi la cedette al Victoria and Albert Museum di Londra.

Si tratta di due capolavori assoluti, che da soli meriterebbero la visita alla mostra e di fronte ai quali lo sguardo barcolla, investito da una tale bellezza concentrata nei pochi centimetri quadrati delle opere. Donatello scolpì le due lastre di marmo a distanza di oltre venticinque anni l’una dall’altra, utilizzando la tecnica dello “stiacciato”, ovvero ricreando con minime variazioni di altezza del rilievo un effetto chiaroscurale e spaziale delle figure, che dal primo piano decresce fino ad esaurirsi sullo sfondo.

Donatello, Madonna col Bambino (Madonna Pazzi

Donatello, Madonna col Bambino (Madonna Pazzi)

Nella Madonna Pazzi, che risale al 1422 ca., è molto forte l’impronta spaziale prospettica, desunta dalle ricerche dell’amico e sodale Filippo Brunelleschi, applicata con l’effetto del sottinsù al telaio della finestra da cui sembrano affacciarsi le due figure. E’ lo scultore fiorentino ad aprire questa finestra agli occhi di noi osservatori, rendendoci partecipi di un dialogo molto intimo che si sta svolgendo tra madre e figlio, fatto di sguardi che si incontrano, di mani che toccano la carne viva dell’altro, premendola quasi a non volersene più distaccare. Ma c’è un punto, anzi una linea, dell’opera che riassume tutto il senso narrativo e simbolico della scena: la diagonale tracciata dal classico profilo greco del volto mariano, addosso al quale il bambino sta premendo e aderendo come se volesse compenetrarsi nella figura materna, in un anelito fusionale di amore assoluto. Ma lo sguardo della Madonna è fisso e dolente, nel presagio di quella missione alla redenzione di tutta l’umanità cui il Bambino è destinato con la propria morte, cosicché la linea del contatto più stretto si trasforma nell’incisione dilaniante che separerà la madre dal figlio.

Donatello, Madonna col Bambino (Madonna del Pugliese - Dudley)

Donatello, Madonna col Bambino (Madonna del Pugliese - Dudley)

Questa linea multistabile, che nell’opera di Donatello, al pari delle figure ambigue, ora appare in un modo ora nell’altro, ora come morbido contatto epidermico e affettivo, ora come taglio netto e cesura permanente, viene e rielaborata da Raffaello nella Madonna Tempi, ma in particolare nella celeberrima Madonna della seggiola. Soprattutto in quest’ultima, il raffaellesco “guancia a guancia” è depurato dalla tensione drammatica della linea donatelliana della Madonna Pazzi, recuperando la soave intimità e i trapassi chiaroscurali sfumati della Madonna Dudley. Il saldo abbraccio materno, assistito dal San Giovannino, e gli sguardi rivolti all’unisono verso l’osservatore esterno, ovvero il committente del dipinto e con lui verso tutta la comunità umana che beneficerà del sacrificio del Redentore, sono le premesse di una pacata e rassegnata accettazione, che l’espressione di madre e figlio comunicano interagendo con gli armoniosi accordi cromatici e compositivi della scena. Raffaello sembra anche compiacersi del riferimento alla Madonna Pazzi, citando quasi alla lettera la posizione dei piedi del Bambino, invertendone la posizione del destro, rappresentato con la pianta rivolta verso l’alto, invece che verso il basso.

Raffaello, Madonna col Bambino e San Giovannino  (Madonna della seggiola)

Raffaello, Madonna col Bambino e San Giovannino (Madonna della seggiola)

Nell’anniversario dei settant’anni dalla morte di Maria Montessori, va richiamata la sua ammirazione senza limiti per il dipinto raffaellesco, tanto da considerare la Madonna della seggiola una vera e propria insegna di tutte le Case dei bambini, così scrivendo nel 1948: “Un grande quadro a colori che riproduce la Madonna della Seggiola di Raffaello è poi troneggiante sulle pareti e noi lo abbiamo scelto a figurare come emblema e simbolo della Case dei Bambini”. Queste erano considerate dalla donna marchigiana più famosa di tutti i tempi e in tutto il mondo i luoghi del progresso sociale, del progresso dell’umanità, dell’elevazione materna, del progresso della donna e della protezione della posterità. Significati e simboli che ritrovava rispecchiati nell’opera dipinta da Raffaello: “la Madonna bella e dolce come una sublime Vergine e madre col suo bambino adorabile…simbolo della maternità viva e reale”.

Maria Montessori estendeva le sue attenzioni anche alla figura del San Giovannino, “precursore che ci presenta nella fresca bellezza di un bambino i duri sacrifici di chi prepara la via”, descrizione nella quale è palmare il riferimento autobiografico, al ruolo di precursore che la Montessori aveva svolto e stava svolgendo con analoghi “duri sacrifici” per affermare la sua nuova visione del puer e dell’infanzia come fase fondamentale della vita umana. Dichiarato è anche l’intento di portare in tutto il mondo, dove le Case dei bambini sarebbero state fondate, l’immagine del “divino” Raffaello, italiano e marchigiano come lei, che avrebbe parlato “eloquentemente della loro patria d’origine”.

Ma la grande pedagogista non poteva sapere che nella Madonna della seggiola Raffaello aveva fatto germinare un seme prelevato dall’opera del fiorentino Donato di Niccolò di Betto, un “omo rozo e simplicissimo in ogni altra cosa, excepto che in la scultura, in la quale, a iudicio di molti, non have avuto superiori” (Pietro Summonte). Un semplicissimo che però era diventato una celebrità in tutta la penisola e con cui amavano dialogare gli intellettuali più autorevoli che facevano di Firenze la capitale dell’umanesimo, come Ciriaco Pizzicolli d’Ancona. E chissà che quel profilo greco classico della Madonna Pazzi non sia proprio dovuto alle suggestioni ispirate a Donatello dai disegni che aveva riportato dall’Ellade il Pizzicolli, anch’egli precursore antiquario e filologo.






Questo è un articolo pubblicato il 15-06-2022 alle 17:19 sul giornale del 16 giugno 2022 - 758 letture

In questo articolo si parla di cultura, articolo, Francesco Maria Orsolini, Donaello

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