Le attività più comuni per sponsorizzare squadre di Serie A

stadio calcio 5' di lettura Ancona 21/06/2022 - Calcio e sponsor hanno mantenuto un matrimonio da quando il re dello sport è diventato un'importante piattaforma commerciale con la capacità di attirare milioni di spettatori in tutto il mondo.

Con questo potere di rivendicazione, le aziende vedono il calcio come una delle più grandi vetrine per implementare i propri striscioni, trasformando le sponsorizzazioni in una delle principali fonti di reddito per i club.

Marchi su magliette o pantaloni, pubblicità, pot-pourri di loghi sui muri delle sale stampa...qualsiasi spazio può attirare un brand a scommettere sull'associare il proprio striscione a una squadra.

La sponsorizzazione italiana si concentra principalmente sui diritti TV

Il campionato italiano è uno dei più famosi in tutto il mondo e in Europa in particolare. Tuttavia, l'intero campo delle sponsorizzazioni si basa soprattutto sui diritti televisivi. È così che rimangono ancora indietro gli sponsor sulle maglie e sull'equipaggiamento dei giocatori, anche se rappresentano una grande fonte di reddito per le squadre, almeno potenzialmente. Le squadre si rivolgono molto a paesi dell'estremo oriente come la Cina o l'Indonesia per ottenere fondi, anche se le big approfittano della loro fama e gli sponsor vengono da loro da soli. Questi sponsor restano comunque dei classici come i marchi sportivi: Adidas per la Juventus, Puma con Balotelli, e marchi più classici come Pirelli, Emirates (che sponsorizza anche molti altri club) o Dacia, che sta cercando di entrare nei grandi campionati. Tuttavia, nel marketing sportivo italiano si trovano ancora solo i classici protagonisti del mondo delle sponsorizzazioni .

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Le sponsorizzazioni nel corso della storia del calcio italiano

Le sponsorizzazioni nel calcio italiano sono una pratica commerciale - legata sia a club che a squadre nazionali, oltre a campionati, coppe e singoli giocatori - consentita e regolamentata dalla fine degli anni '70, ma che aveva già visto numerosi tentativi nei decenni precedenti di applicazione.

La pratica delle sponsorizzazioni - sia nei confronti dei fornitori tecnici che degli sponsor commerciali - è stata però per molto tempo severamente contrastata e vietata dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio, che per molti decenni ha vietato alle società di "sporcare" le divise da gioco con marchi estranei a il mondo del calcio; tutto questo a differenza di quanto già accaduto, contemporaneamente e con più ciclismo, basket e pallavolo: il binomio sport-sponsor era, infatti, generalmente disapprovato, poiché si riteneva che la purezza della competizione dovesse essere in qualche modo salvaguardata da qualsiasi pubblicità venalità Fin dagli albori del calcio in Italia, i club hanno cercato di fare profitto legandosi agli sponsor.

fusione con Oxford nel 1964) e la Marzotto Valdagno (gli operai del Molino Marzotto, noto come Dopolavoro Aziendale Marzotto Valdagno dal 1926 al 1946 e come Marzotto Valdagno dal 1946 al 1970) Nel 1925 il regime fascista al potere in Italia istituì l'Opera Nazionale del Dopolavoro, associazione nata per prendersi cura del tempo libero dei lavoratori attraverso diverse attività, anche sportive. Tuttavia, era ancora lontano dal concetto di sponsorizzazione, sebbene le aziende iniziassero ad entrare nel mondo del calcio. La Dopolavorist Association, tuttavia, ha gettato le basi per i metodi di matchmaking. Per superare la squalifica della Federazione, tra i club italiani iniziò a cedere il passo alla formula del pairing, che consiste nell'abbinare il nome di una società con la ragione sociale di una società sportiva, combinando le rispettive ragioni sociali. Per continuare l'attività atletica in una situazione di emergenza, e, soprattutto, per evitare tesserati, la chiamata alle armi, Juventus e Torino collaborano rispettivamente con le squadre sportive delle case automobilistiche delle città, Cisitalia e FIAT, che passa ai suoi giocatori come lavoratori necessari all'obbligo nazionale e quindi esenti dal servizio militare: così emerse nel 1944, la Fiat si sciolse poi alla fine del conflitto Come detta ancora oggi le regole delle divise da gioco, la FIGC e il Calcio La Lega ha il veto sul design delle maglie, ma non sullo stemma aziendale di un club: una squadra può scegliere liberamente nome e stemma, senza il rischio di infrangere le regole e di incorrere in sanzioni. Precursore di ciò si può capire quanto accadde a Torino negli anni della seconda guerra mondiale. Nel corso di questi brevi Intermezzi, i bianconeri non subiranno modifiche alla maglia - anche se la stampa ha spesso identificato la formazione con il solo nome Cisitalia -, mentre il marrone rossiccio sarà adagiato sul petto delle loro giacche, come un ''cappotto aziendale di Arms'', il logo dell'azienda della famiglia Agnelli. Approfittando di questo vuoto normativo, fu nella seconda guerra mondiale che la pratica del matchmaking prese piede nel mondo del calcio italiano. Tra i vari esempi della storia della Serie A, il più noto, fortunato e longevo continua ad essere quello di Lanerossi Vicenza, il risultato dell'acquisizione del team berica da parte del Lanificio Rossi; l'azienda aveva già attuato la stessa operazione con le squadre minori di Schio e Piovene nei primi anni 40.






Questo è un articolo pubblicato il 21-06-2022 alle 23:41 sul giornale del 21 giugno 2022 - 14 letture

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