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Il mercato del lavoro nelle Marche: la situazione degli autonomi

4' di lettura Ancona 27/07/2022 - Nelle Marche, la crisi innescata dalla pandemia da coronavirus ha avuto pesanti ripercussioni soprattutto sul lavoro autonomo. Tra il 2019 e il 2021 sono stati persi ben 16mila posti di lavoro: ebbene, addirittura 14mila erano relativi al lavoro indipendente.

Si è passati, infatti, da un totale di 159mila occupati a 145mila. Come è stato fatto notare da Confartigianato Marche, si tratta di una situazione molto preoccupante, anche perché – non bastassero le ripercussioni della crisi sanitaria – adesso bisogna fare i conti anche con la guerra in Ucraine e tutto ciò che ne deriva in termini di costi, con i rincari sulle materie prime, sui carburanti e sul prezzo dell’energia.
Rispetto al 2019, è in calo di 8.8 punti percentuali il numero di indipendenti; e se è vero che nel 2021 c’è stata una crescita dell’1.4%, è altrettanto vero che l’anno prima la contrazione era stata del 10.1%.

Il settore manifatturiero

Il calo riguarda quasi totalmente il settore manifatturiero, che in Italia tra il 2020 e il 2021 è diminuito dello 0.4% mentre nelle Marche ha visto una contrazione addirittura dell’8.3%. come noto, il conflitto bellico avviato dalla Russia ha impresso una forte accelerazione alla crisi energetica, da cui sono derivati segnali di recessione che hanno finito per condizionare in senso negativo il livello di competitività delle aziende, mettendo a repentaglio i risultati positivi risalenti al 2021, specialmente per ciò che riguarda le esportazioni nei comparti in cui si concentra il maggior numero di piccole e micro imprese: i metalli, il legno, i mobili, la moda e gli alimentari. Nel 2021 gli occupati nelle Marche erano 617mila, in base ai numeri Istat che sono stati elaborati da Confartigianato Marche attraverso il suo Ufficio Studi, con un aumento tra il 2020 e il 2021 dello 0.8%. Non si è ancora tornati, però, ai livelli precedenti alla pandemia, con un dato negativo del 2.5%. Ci sono, comunque, alcuni settori in crescita: sia le costruzioni e i servizi sfiorano il 5% in più.

Il mancato incontro tra domanda e offerta

Il tasso occupazionale a marzo del 2022 era del 40%, ma a mancare sono soprattutto gli addetti con specializzazioni: una latitanza che si avverte non solo nel settore della manutenzione e in ambito edile, ma anche nella ristorazione e nelle attività di pubblico esercizio. Il problema è quello di cui si parla ormai da tempo: il cosiddetto mismatch, vale a dire il mancato incontro tra offerta e domanda. Si tratta di una situazione di disequilibrio che non dipende dall’emergenza sanitaria, visto che anche prima della pandemia si riscontrava un divario fra le esigenze delle aziende e le attese dei giovani che facevano il proprio ingresso nel mercato del lavoro.

I problemi strutturali

Se si consulta una lista di offerte di lavoro a disposizione nelle Marche si può notare come i posti di lavoro non manchino di certo. Che cosa non va, allora? C’è chi parla di un corto circuito a livello comunicativo, ma questa spiegazione da sola non può essere sufficiente. Tutta la filiera deve fare i conti con problemi di tipo congiunturale e di carattere strutturale che hanno rivestito un ruolo di primo piano per la mancata pianificazione di qualifiche professionali. In poche parole, sembra che non ci sia volontà di garantire la formazione delle persone. Ecco, allora, che il problema è politico, economico e culturale. Le imprese moderne mirano solo all’attitudine di coloro che desiderano essere assunti, a condizione che siano coerenti con i loro obiettivi di crescita. Tuttavia, i candidati che si propongono non puntano unicamente a un riconoscimento di tipo economico, ma prestano attenzione anche all’ambiente sociale e all’opportunità di intraprendere una carriera che si riveli gratificante.

Le riforme necessarie

Quella vissuta nelle Marche, dunque, è una situazione paradossale, con le imprese che hanno difficoltà a trovare nuovi addetti mentre i giovani faticano a trovare un impiego. L’auspicio di Confartigianato Marche è di riformare il sistema di orientamento professionale e scolastico, per esempio rilanciando gli istituti tecnici e gli istituti professionali, ma anche potenziando l’apprendistato. Mai come in questo momento c’è stato bisogno di sostenere le piccole imprese, anche aiutandole a trovare personale specializzato.






Questo è un articolo pubblicato il 27-07-2022 alle 09:53 sul giornale del 27 luglio 2022 - 161 letture

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