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ATTUALITà

12.10.2023 17:26
firma Giulia Mancinelli

di Giulia Mancinelli 
senigallia@vivere.it

Prevenzione, diagnosi precoce e multidisciplinarietà per sconfiggere il cancro al fegato: se ne parla in un Convegno della Politecnica

Prevenzione, diagnosi precoce e multidisciplinarietà sono le tre parole chiave nella lotta al carcinoma epatocellulare. Si tratta di un tumore del fegato che ogni anno colpisce 13mila persone nel nostro Paese ed è caratterizzato da una bassa sopravvivenza (20% a 5 anni e 10% a 10 anni).

E questo avviene nonostante negli anni siano notevolmente migliorate le possibilità diagnostiche e terapeutiche. Alla neoplasia è dedicato il convegno che si terrà nei giorni 13 e 14 ottobre presso l’Hotel Passsetto di Ancona.

“Il carcinoma epatocellulare ha enormi possibilità di cura - sottolinea Gianluca Svegliati Baroni, Professore Associato in Gastroenterologia dell’Università Politecnica delle Marche e Responsabile dell’Unità di Danno Epatico e Trapianti presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche – Il cardine è lo screening dei pazienti con cirrosi epatica con ecografia ogni sei mesi, che ci permette di identificare l’eventuale comparsa del tumore, Il passo successivo nella diagnosi precoce del tumore, in presenza di un quadro sospetto all’ecografia dell’addome, è l’esecuzione di indagini radiologiche di secondo livello (TAC o Risonanza Magnetica) che in mani esperte permettono di arrivare ad una diagnosi definitiva e quindi ad individuare le possibilità di trattamento per ogni singolo caso. A questo punto la nuova sfida è nella gestione multidisciplinare del paziente con carcinoma epatocellulare, che per la complessità del progetto terapeutico volto alla radicalità oncologica, non può essere gestito da un singolo specialista. Lo scopo della diagnosi precoce e del trattamento multidisciplinare è di portare il paziente verso quelle opzioni terapeutiche che eliminano il tumore, cioè la resezione epatica o il trapianto di fegato. Con la scomparsa delle forme virali, grazie alle terapie per il virus dell’epatite C e dell’epatite B, ci troviamo di fronte a tumori che insorgono in pazienti più anziani e con importanti comorbidità (diabete, sovrappeso, malattie cardiovascolari) ma non per questo dobbiamo rinunciare all’idea della guarigione. Proprio la complessità della patologia, dei pazienti con le loro comorbidità, e delle terapie a disposizione ha portato alla nascita di un percorso diagnostico-terapeutico assistenziale (PDTA) in atto ormai da due anni presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche. Alla diagnosi, dobbiamo stabilire un vero e proprio progetto terapeutico che viene identificato in apposite riunioni e che viene guidato proprio dal PDTA.”.

“Per la cura del carcinoma epatocellulare abbiamo nuove terapie a disposizione - sottolinea la prof.ssa Rossana Berardi, Professore Ordinario di Oncologia dell’Università Politecnica delle Marche e Direttore della Clinica Oncologica degli Ospedali Riuniti di Ancona e Consigliere Nazionale AIOM - Associazione Italiana di Oncologia Medica -. La vera rivoluzione però è nella gestione multidisciplinare de pazienti che si è imposta negli ultimi anni ed è la più efficacie arma a disposizione per ridurre la mortalità. A seconda delle caratteristiche del paziente e del tumore, infatti, abbiamo trattamenti diversi che vanno dal trapianto di fegato, alla resezione del tumore, ai trattamenti loco-regionali, fino alle terapie sistemiche o chemioterapie. Il paziente può ricevere più di un trattamento per arrivare all’obiettivo finale, la guarigione. Infatti è proprio la multidisciplinarietà il segreto della guarigione del paziente, come avviene agli Ospedali Riuniti di Ancona grazie alla collaborazione costante tra epatologi, chirurghi, radiologi, ed oncologi. Oggi questo è possibile anche attraverso la piattaforma di telemedicina del Centro Oncologico e di Ricerca delle Marche (CORM), utilizzabile da tutti i medici a beneficio dei pazienti (www.corm-marche.it)”.

“Negli ultimi decenni, lo sviluppo tecnico degli approcci locoregionali all’HCC ha avuto come esito il continuo ampliamento del range di terapie interventistiche combinate, prosegue Roberto Candelari Direttore dell’Unità Complessa di Radiologia Interventistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche. Se la resezione epatica e il trapianto di fegato sono considerati ottimali nel trattamento potenziale dell’HCC, soltanto il 20% degli HCC può essere trattato chirurgicamente: la restante parte può e deve sottoporsi a procedure interventistiche locoregionali. Sono comprese procedure percutanee eco/TC-guidate con terapie termo-ablative ma anche procedure intra-arteriose con trattamento chemioterapico basato su catetere, come la chemio-embolizzazione trans-arteriosa con microsfere a rilascio controllato di farmaco, la radio-embolizzazione con ittrio-90 e l’utilizzo combinato dei trattamenti endoarteriosi e termoablativi. I trattamenti interventistici non vengono più considerati come semplicemente palliativi: nel campo trapiantologico epatico sono ormai certi i concetti di downstaging del tumore quando si voglia ridurre il carico di malattia per condurre il paziente nella lista trapianti, e di bridging per prevenire la progressione tumorale e mantenere il paziente nella lista stessa. Si è ormai delineata la figura del medico Radiologo Interventista che esegue approcci prevalentemente in anestesia locale e raramente con una sedazione profonda, con minore stress procedurale per il paziente, riduzione del dolore, degli effetti collaterali e delle complicanze, nonché dei tempi di ricovero ospedaliero con una più rapida ripresa delle normali attività quotidiane.”

“Patologie complesse come i tumori primitivi del fegato richiedono expertise e formazione adeguate degli operatori sanitari. Una valida formazione disciplinare, di base e specialistica, unitamente alla capacità di lavorare in team, rappresentano obiettivi importanti del percorso universitario della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche al fine di supportare il lavoro interdisciplinare in sanità” -aggiunge il prof. Mauro Silvestrini, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche. “Presso l’Azienda Ospedaliera delle Marche ogni anno vengono valutati circa 300 pazienti con lesioni focali del fegato che in più della metà dei casi risultano essere affetti dal tumore -conclude il Prof. Svegliati Baroni, referente scientifico del PDTA- Dall’analisi dei dati del PDTA, abbiamo visto che il 50% dei pazienti con carcinoma epatocellulare riceve nel nostro Ospedale un trattamento radicale che porta alla guarigione. Consideriamo anche che il 30% dei pazienti proviene da fuori Regione, sottolineando il ruolo di punto di riferimento degli Ospedali Riuniti nella gestione dei pazienti con malattia di fegato avanzata alla pari dei centri più avanzati in Italia nella cura di questa patologia”.

Al convegno interverranno medici provenienti dalle Marche, dall’Umbria e dall’Abruzzo, ed i più importanti esperti italiani in questa complessa patologia.

Aprilo qui https://vivere.me/ewHF
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Prevenzione, diagnosi precoce e multidisciplinarietà per sconfiggere il cancro al fegato: se ne parla in un Convegno della Politecnica

Prevenzione, diagnosi precoce e multidisciplinarietà sono le tre parole chiave nella lotta al carcinoma epatocellulare. Si tratta di un tumore del fegato che ogni anno colpisce 13mila persone nel nostro Paese ed è caratterizzato da una bassa sopravvivenza (20% a 5 anni e 10% a 10 anni).

E questo avviene nonostante negli anni siano notevolmente migliorate le possibilità diagnostiche e terapeutiche. Alla neoplasia è dedicato il convegno che si terrà nei giorni 13 e 14 ottobre presso l’Hotel Passsetto di Ancona.

“Il carcinoma epatocellulare ha enormi possibilità di cura - sottolinea Gianluca Svegliati Baroni, Professore Associato in Gastroenterologia dell’Università Politecnica delle Marche e Responsabile dell’Unità di Danno Epatico e Trapianti presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche – Il cardine è lo screening dei pazienti con cirrosi epatica con ecografia ogni sei mesi, che ci permette di identificare l’eventuale comparsa del tumore, Il passo successivo nella diagnosi precoce del tumore, in presenza di un quadro sospetto all’ecografia dell’addome, è l’esecuzione di indagini radiologiche di secondo livello (TAC o Risonanza Magnetica) che in mani esperte permettono di arrivare ad una diagnosi definitiva e quindi ad individuare le possibilità di trattamento per ogni singolo caso. A questo punto la nuova sfida è nella gestione multidisciplinare del paziente con carcinoma epatocellulare, che per la complessità del progetto terapeutico volto alla radicalità oncologica, non può essere gestito da un singolo specialista. Lo scopo della diagnosi precoce e del trattamento multidisciplinare è di portare il paziente verso quelle opzioni terapeutiche che eliminano il tumore, cioè la resezione epatica o il trapianto di fegato. Con la scomparsa delle forme virali, grazie alle terapie per il virus dell’epatite C e dell’epatite B, ci troviamo di fronte a tumori che insorgono in pazienti più anziani e con importanti comorbidità (diabete, sovrappeso, malattie cardiovascolari) ma non per questo dobbiamo rinunciare all’idea della guarigione. Proprio la complessità della patologia, dei pazienti con le loro comorbidità, e delle terapie a disposizione ha portato alla nascita di un percorso diagnostico-terapeutico assistenziale (PDTA) in atto ormai da due anni presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche. Alla diagnosi, dobbiamo stabilire un vero e proprio progetto terapeutico che viene identificato in apposite riunioni e che viene guidato proprio dal PDTA.”.

“Per la cura del carcinoma epatocellulare abbiamo nuove terapie a disposizione - sottolinea la prof.ssa Rossana Berardi, Professore Ordinario di Oncologia dell’Università Politecnica delle Marche e Direttore della Clinica Oncologica degli Ospedali Riuniti di Ancona e Consigliere Nazionale AIOM - Associazione Italiana di Oncologia Medica -. La vera rivoluzione però è nella gestione multidisciplinare de pazienti che si è imposta negli ultimi anni ed è la più efficacie arma a disposizione per ridurre la mortalità. A seconda delle caratteristiche del paziente e del tumore, infatti, abbiamo trattamenti diversi che vanno dal trapianto di fegato, alla resezione del tumore, ai trattamenti loco-regionali, fino alle terapie sistemiche o chemioterapie. Il paziente può ricevere più di un trattamento per arrivare all’obiettivo finale, la guarigione. Infatti è proprio la multidisciplinarietà il segreto della guarigione del paziente, come avviene agli Ospedali Riuniti di Ancona grazie alla collaborazione costante tra epatologi, chirurghi, radiologi, ed oncologi. Oggi questo è possibile anche attraverso la piattaforma di telemedicina del Centro Oncologico e di Ricerca delle Marche (CORM), utilizzabile da tutti i medici a beneficio dei pazienti (www.corm-marche.it)”.

“Negli ultimi decenni, lo sviluppo tecnico degli approcci locoregionali all’HCC ha avuto come esito il continuo ampliamento del range di terapie interventistiche combinate, prosegue Roberto Candelari Direttore dell’Unità Complessa di Radiologia Interventistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche. Se la resezione epatica e il trapianto di fegato sono considerati ottimali nel trattamento potenziale dell’HCC, soltanto il 20% degli HCC può essere trattato chirurgicamente: la restante parte può e deve sottoporsi a procedure interventistiche locoregionali. Sono comprese procedure percutanee eco/TC-guidate con terapie termo-ablative ma anche procedure intra-arteriose con trattamento chemioterapico basato su catetere, come la chemio-embolizzazione trans-arteriosa con microsfere a rilascio controllato di farmaco, la radio-embolizzazione con ittrio-90 e l’utilizzo combinato dei trattamenti endoarteriosi e termoablativi. I trattamenti interventistici non vengono più considerati come semplicemente palliativi: nel campo trapiantologico epatico sono ormai certi i concetti di downstaging del tumore quando si voglia ridurre il carico di malattia per condurre il paziente nella lista trapianti, e di bridging per prevenire la progressione tumorale e mantenere il paziente nella lista stessa. Si è ormai delineata la figura del medico Radiologo Interventista che esegue approcci prevalentemente in anestesia locale e raramente con una sedazione profonda, con minore stress procedurale per il paziente, riduzione del dolore, degli effetti collaterali e delle complicanze, nonché dei tempi di ricovero ospedaliero con una più rapida ripresa delle normali attività quotidiane.”

“Patologie complesse come i tumori primitivi del fegato richiedono expertise e formazione adeguate degli operatori sanitari. Una valida formazione disciplinare, di base e specialistica, unitamente alla capacità di lavorare in team, rappresentano obiettivi importanti del percorso universitario della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche al fine di supportare il lavoro interdisciplinare in sanità” -aggiunge il prof. Mauro Silvestrini, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche. “Presso l’Azienda Ospedaliera delle Marche ogni anno vengono valutati circa 300 pazienti con lesioni focali del fegato che in più della metà dei casi risultano essere affetti dal tumore -conclude il Prof. Svegliati Baroni, referente scientifico del PDTA- Dall’analisi dei dati del PDTA, abbiamo visto che il 50% dei pazienti con carcinoma epatocellulare riceve nel nostro Ospedale un trattamento radicale che porta alla guarigione. Consideriamo anche che il 30% dei pazienti proviene da fuori Regione, sottolineando il ruolo di punto di riferimento degli Ospedali Riuniti nella gestione dei pazienti con malattia di fegato avanzata alla pari dei centri più avanzati in Italia nella cura di questa patologia”.

Al convegno interverranno medici provenienti dalle Marche, dall’Umbria e dall’Abruzzo, ed i più importanti esperti italiani in questa complessa patologia.


Prevenzione, diagnosi precoce e multidisciplinarietà per sconfiggere il cancro al fegato: se ne parla in un Convegno della Politecnica
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Prevenzione, diagnosi precoce e multidisciplinarietà per sconfiggere il cancro al fegato: se ne parla in un Convegno della Politecnica

12.10.2023 17:26 5
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Prevenzione, diagnosi precoce e multidisciplinarietà sono le tre parole chiave nella lotta al carcinoma epatocellulare. Si tratta di un tumore del fegato che ogni anno colpisce 13mila persone nel nostro Paese ed è caratterizzato da una bassa sopravvivenza (20% a 5 anni e 10% a 10 anni).

E questo avviene nonostante negli anni siano notevolmente migliorate le possibilità diagnostiche e terapeutiche. Alla neoplasia è dedicato il convegno che si terrà nei giorni 13 e 14 ottobre presso l’Hotel Passsetto di Ancona.

“Il carcinoma epatocellulare ha enormi possibilità di cura - sottolinea Gianluca Svegliati Baroni, Professore Associato in Gastroenterologia dell’Università Politecnica delle Marche e Responsabile dell’Unità di Danno Epatico e Trapianti presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche – Il cardine è lo screening dei pazienti con cirrosi epatica con ecografia ogni sei mesi, che ci permette di identificare l’eventuale comparsa del tumore, Il passo successivo nella diagnosi precoce del tumore, in presenza di un quadro sospetto all’ecografia dell’addome, è l’esecuzione di indagini radiologiche di secondo livello (TAC o Risonanza Magnetica) che in mani esperte permettono di arrivare ad una diagnosi definitiva e quindi ad individuare le possibilità di trattamento per ogni singolo caso. A questo punto la nuova sfida è nella gestione multidisciplinare del paziente con carcinoma epatocellulare, che per la complessità del progetto terapeutico volto alla radicalità oncologica, non può essere gestito da un singolo specialista. Lo scopo della diagnosi precoce e del trattamento multidisciplinare è di portare il paziente verso quelle opzioni terapeutiche che eliminano il tumore, cioè la resezione epatica o il trapianto di fegato. Con la scomparsa delle forme virali, grazie alle terapie per il virus dell’epatite C e dell’epatite B, ci troviamo di fronte a tumori che insorgono in pazienti più anziani e con importanti comorbidità (diabete, sovrappeso, malattie cardiovascolari) ma non per questo dobbiamo rinunciare all’idea della guarigione. Proprio la complessità della patologia, dei pazienti con le loro comorbidità, e delle terapie a disposizione ha portato alla nascita di un percorso diagnostico-terapeutico assistenziale (PDTA) in atto ormai da due anni presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche. Alla diagnosi, dobbiamo stabilire un vero e proprio progetto terapeutico che viene identificato in apposite riunioni e che viene guidato proprio dal PDTA.”.

“Per la cura del carcinoma epatocellulare abbiamo nuove terapie a disposizione - sottolinea la prof.ssa Rossana Berardi, Professore Ordinario di Oncologia dell’Università Politecnica delle Marche e Direttore della Clinica Oncologica degli Ospedali Riuniti di Ancona e Consigliere Nazionale AIOM - Associazione Italiana di Oncologia Medica -. La vera rivoluzione però è nella gestione multidisciplinare de pazienti che si è imposta negli ultimi anni ed è la più efficacie arma a disposizione per ridurre la mortalità. A seconda delle caratteristiche del paziente e del tumore, infatti, abbiamo trattamenti diversi che vanno dal trapianto di fegato, alla resezione del tumore, ai trattamenti loco-regionali, fino alle terapie sistemiche o chemioterapie. Il paziente può ricevere più di un trattamento per arrivare all’obiettivo finale, la guarigione. Infatti è proprio la multidisciplinarietà il segreto della guarigione del paziente, come avviene agli Ospedali Riuniti di Ancona grazie alla collaborazione costante tra epatologi, chirurghi, radiologi, ed oncologi. Oggi questo è possibile anche attraverso la piattaforma di telemedicina del Centro Oncologico e di Ricerca delle Marche (CORM), utilizzabile da tutti i medici a beneficio dei pazienti (www.corm-marche.it)”.

“Negli ultimi decenni, lo sviluppo tecnico degli approcci locoregionali all’HCC ha avuto come esito il continuo ampliamento del range di terapie interventistiche combinate, prosegue Roberto Candelari Direttore dell’Unità Complessa di Radiologia Interventistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche. Se la resezione epatica e il trapianto di fegato sono considerati ottimali nel trattamento potenziale dell’HCC, soltanto il 20% degli HCC può essere trattato chirurgicamente: la restante parte può e deve sottoporsi a procedure interventistiche locoregionali. Sono comprese procedure percutanee eco/TC-guidate con terapie termo-ablative ma anche procedure intra-arteriose con trattamento chemioterapico basato su catetere, come la chemio-embolizzazione trans-arteriosa con microsfere a rilascio controllato di farmaco, la radio-embolizzazione con ittrio-90 e l’utilizzo combinato dei trattamenti endoarteriosi e termoablativi. I trattamenti interventistici non vengono più considerati come semplicemente palliativi: nel campo trapiantologico epatico sono ormai certi i concetti di downstaging del tumore quando si voglia ridurre il carico di malattia per condurre il paziente nella lista trapianti, e di bridging per prevenire la progressione tumorale e mantenere il paziente nella lista stessa. Si è ormai delineata la figura del medico Radiologo Interventista che esegue approcci prevalentemente in anestesia locale e raramente con una sedazione profonda, con minore stress procedurale per il paziente, riduzione del dolore, degli effetti collaterali e delle complicanze, nonché dei tempi di ricovero ospedaliero con una più rapida ripresa delle normali attività quotidiane.”

“Patologie complesse come i tumori primitivi del fegato richiedono expertise e formazione adeguate degli operatori sanitari. Una valida formazione disciplinare, di base e specialistica, unitamente alla capacità di lavorare in team, rappresentano obiettivi importanti del percorso universitario della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche al fine di supportare il lavoro interdisciplinare in sanità” -aggiunge il prof. Mauro Silvestrini, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche. “Presso l’Azienda Ospedaliera delle Marche ogni anno vengono valutati circa 300 pazienti con lesioni focali del fegato che in più della metà dei casi risultano essere affetti dal tumore -conclude il Prof. Svegliati Baroni, referente scientifico del PDTA- Dall’analisi dei dati del PDTA, abbiamo visto che il 50% dei pazienti con carcinoma epatocellulare riceve nel nostro Ospedale un trattamento radicale che porta alla guarigione. Consideriamo anche che il 30% dei pazienti proviene da fuori Regione, sottolineando il ruolo di punto di riferimento degli Ospedali Riuniti nella gestione dei pazienti con malattia di fegato avanzata alla pari dei centri più avanzati in Italia nella cura di questa patologia”.

Al convegno interverranno medici provenienti dalle Marche, dall’Umbria e dall’Abruzzo, ed i più importanti esperti italiani in questa complessa patologia.

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