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ATTUALITà |
da Nicolò Moricci |
La mostra di Fabrizio Borelli "Contagion" apre la primavera di Magazzino Muse |
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Torna la primavera a Magazzino Muse. E con lei, fioriscono anche nuovi eventi. Al via da sabato (12 aprile) la mostra “FIGURAZIONE SENZA TEMPO Contagion Metafotografie 2013- 2021”, di Fabrizio Borelli, collaboratore e regista di svariati programmi Rai, live studio (Pane Quotidiano, TeleCamere, Testate Parlamentari, oggi Rai Parlamento e molti altri), del film concerto di Laszlo De Simone alla Triennale di Milano, MI AMI Festival, e attivo nell’industria cinematografica accanto ai più grandi, da Ettore Scola a Luigi Comencini, passando per Ermanno Olmi. Ma noi, sabato prossimo, lo conosceremo nella veste di fotografo o, come preferisce essere definito, di picture maker. Il vernissage è previsto per le ore 18 in via degli Aranci 1/F. Dopo essersi addentrato nelle cantine di un ospedale abbandonato, l’artista si è ispirato a vecchie lastre e ad immagini diagnostiche digitali, per dare vita a quello che definisce magicamente «un contagio positivo». «Contagion è una sequenza di trenta meta-fotografie, cioè immagini che partono da materiali non strettamente fotografici ma realizzate con un processo fotografico. Quindi sono state post-prodotte e stampate su carta fine-art con tecnica giclée». Entusiasta la direttrice di Magazzino Muse, Maria Antonietta Scarpari, che sta lavorando anche al cartellone di eventi estivo: «Di Fabrizio Borelli mi ha colpito la genialità e l’umiltà di voler trasmettere l’arte, in tutte le sue sfaccettature, anche ai più profani. In fondo, è questo il ruolo dell’artista: suscitare delle domande, contagiare con il bello quante più persone possibili». Non solo le trenta opere, ma anche delle videoproiezioni: «Vedremo un video realizzato insieme alla musicista Rita Marcotulli ed Elettra Minieri. Entrambe hanno saputo dare una magica interpretazione alla mostra con un pezzo musicale incredibile, CONTAGION SUITE». «Per molti anni – prosegue il fotografo – sono stato regista di un programma televisivo della Rai che trattava di salute e ho avuto così l’opportunità di indagare questo mondo anche dal lato visivo. Le immagini diagnostiche scavano nel profondo della materia di cui siamo fatti, sono segni iconici e certi dell’essere, o dell’essere stati in vita. Un encefalo è essenza e sintesi della persona». La mostra (mostra e catalogo a cura di Maria Italia Zacheo, architetta e storica dell’arte), per via del suo titolo, sembra alludere al periodo pandemico ma è stata concepita e realizzata molto prima del Covid: «Era il 2013 – precisa Borelli – Dal 2019, col Covid, la parola ´contagio´ ha assunto un valore diverso, solo funesto. Ma in origine, e anche adesso, Contagion reca in sé l’idea della contaminazione soprattutto come motore di cambiamento. Il ´contagio´ non sempre ha valore negativo, è trasmissione, diffusione. Di buone idee o di pessimi virus» |
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ATTUALITà
La mostra di Fabrizio Borelli "Contagion" apre la primavera di Magazzino Muse
Torna la primavera a Magazzino Muse.
E con lei, fioriscono anche nuovi eventi. Al via da sabato (12 aprile) la mostra “FIGURAZIONE SENZA TEMPO Contagion Metafotografie 2013- 2021”, di Fabrizio Borelli, collaboratore e regista di svariati programmi Rai, live studio (Pane Quotidiano, TeleCamere, Testate Parlamentari, oggi Rai Parlamento e molti altri), del film concerto di Laszlo De Simone alla Triennale di Milano, MI AMI Festival, e attivo nell’industria cinematografica accanto ai più grandi, da Ettore Scola a Luigi Comencini, passando per Ermanno Olmi.
Ma noi, sabato prossimo, lo conosceremo nella veste di fotografo o, come preferisce essere definito, di picture maker. Il vernissage è previsto per le ore 18 in via degli Aranci 1/F.
Dopo essersi addentrato nelle cantine di un ospedale abbandonato, l’artista si è ispirato a vecchie lastre e ad immagini diagnostiche digitali, per dare vita a quello che definisce magicamente «un contagio positivo». «Contagion è una sequenza di trenta meta-fotografie, cioè immagini che partono da materiali non strettamente fotografici ma realizzate con un processo fotografico. Quindi sono state post-prodotte e stampate su carta fine-art con tecnica giclée».
Entusiasta la direttrice di Magazzino Muse, Maria Antonietta Scarpari, che sta lavorando anche al cartellone di eventi estivo: «Di Fabrizio Borelli mi ha colpito la genialità e l’umiltà di voler trasmettere l’arte, in tutte le sue sfaccettature, anche ai più profani. In fondo, è questo il ruolo dell’artista: suscitare delle domande, contagiare con il bello quante più persone possibili».
Non solo le trenta opere, ma anche delle videoproiezioni: «Vedremo un video realizzato insieme alla musicista Rita Marcotulli ed Elettra Minieri. Entrambe hanno saputo dare una magica interpretazione alla mostra con un pezzo musicale incredibile, CONTAGION SUITE».
«Per molti anni – prosegue il fotografo – sono stato regista di un programma televisivo della Rai che trattava di salute e ho avuto così l’opportunità di indagare questo mondo anche dal lato visivo. Le immagini diagnostiche scavano nel profondo della materia di cui siamo fatti, sono segni iconici e certi dell’essere, o dell’essere stati in vita. Un encefalo è essenza e sintesi della persona».
La mostra (mostra e catalogo a cura di Maria Italia Zacheo, architetta e storica dell’arte), per via del suo titolo, sembra alludere al periodo pandemico ma è stata concepita e realizzata molto prima del Covid: «Era il 2013 – precisa Borelli – Dal 2019, col Covid, la parola ´contagio´ ha assunto un valore diverso, solo funesto. Ma in origine, e anche adesso, Contagion reca in sé l’idea della contaminazione soprattutto come motore di cambiamento. Il ´contagio´ non sempre ha valore negativo, è trasmissione, diffusione. Di buone idee o di pessimi virus»
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Torna la primavera a Magazzino Muse.
E con lei, fioriscono anche nuovi eventi. Al via da sabato (12 aprile) la mostra “FIGURAZIONE SENZA TEMPO Contagion Metafotografie 2013- 2021”, di Fabrizio Borelli, collaboratore e regista di svariati programmi Rai, live studio (Pane Quotidiano, TeleCamere, Testate Parlamentari, oggi Rai Parlamento e molti altri), del film concerto di Laszlo De Simone alla Triennale di Milano, MI AMI Festival, e attivo nell’industria cinematografica accanto ai più grandi, da Ettore Scola a Luigi Comencini, passando per Ermanno Olmi.
Ma noi, sabato prossimo, lo conosceremo nella veste di fotografo o, come preferisce essere definito, di picture maker. Il vernissage è previsto per le ore 18 in via degli Aranci 1/F.
Dopo essersi addentrato nelle cantine di un ospedale abbandonato, l’artista si è ispirato a vecchie lastre e ad immagini diagnostiche digitali, per dare vita a quello che definisce magicamente «un contagio positivo». «Contagion è una sequenza di trenta meta-fotografie, cioè immagini che partono da materiali non strettamente fotografici ma realizzate con un processo fotografico. Quindi sono state post-prodotte e stampate su carta fine-art con tecnica giclée».
Entusiasta la direttrice di Magazzino Muse, Maria Antonietta Scarpari, che sta lavorando anche al cartellone di eventi estivo: «Di Fabrizio Borelli mi ha colpito la genialità e l’umiltà di voler trasmettere l’arte, in tutte le sue sfaccettature, anche ai più profani. In fondo, è questo il ruolo dell’artista: suscitare delle domande, contagiare con il bello quante più persone possibili».
Non solo le trenta opere, ma anche delle videoproiezioni: «Vedremo un video realizzato insieme alla musicista Rita Marcotulli ed Elettra Minieri. Entrambe hanno saputo dare una magica interpretazione alla mostra con un pezzo musicale incredibile, CONTAGION SUITE».
«Per molti anni – prosegue il fotografo – sono stato regista di un programma televisivo della Rai che trattava di salute e ho avuto così l’opportunità di indagare questo mondo anche dal lato visivo. Le immagini diagnostiche scavano nel profondo della materia di cui siamo fatti, sono segni iconici e certi dell’essere, o dell’essere stati in vita. Un encefalo è essenza e sintesi della persona».
La mostra (mostra e catalogo a cura di Maria Italia Zacheo, architetta e storica dell’arte), per via del suo titolo, sembra alludere al periodo pandemico ma è stata concepita e realizzata molto prima del Covid: «Era il 2013 – precisa Borelli – Dal 2019, col Covid, la parola ´contagio´ ha assunto un valore diverso, solo funesto. Ma in origine, e anche adesso, Contagion reca in sé l’idea della contaminazione soprattutto come motore di cambiamento. Il ´contagio´ non sempre ha valore negativo, è trasmissione, diffusione. Di buone idee o di pessimi virus»

