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ATTUALITà |
da Nicola Sciulli Ex Consigliere comunale |
Impianto crematorio, alcune riflessioni dell'ex consigliere comunale Nicola Sciulli |
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In questi ultimi tempi la città sta seguendo con passione e interesse la vicenda dell’impianto crematorio a Tavernelle. L’auspicio è che queste brevi considerazioni siano di ulteriore stimolo per un dibattito “allargato”, che consenta anche di uscire dalla contrapposizione Comitato cittadino / Amministrazione comunale.
La prima cosa che salta all’occhio è che viene effettuato su previsioni a 30 anni di crescita costante della propensione alla cremazione. Ma sulle previsioni a 30 si può dire di tutto e il contrario di tutto, si tratta di un tempo infinito tra 30 anni vivremo in un mondo che oggi, con il progresso tecnologico, ci è impossibile immaginare! Figuriamoci a fare previsioni. Ad es. si potranno avere nuove opzioni per il “trattamento” dei cadaveri che metterebbero fuori mercato quelle attuali (già oggi si parla di cremazione a freddo o criocremazione). Inoltre il trend della propensione alla cremazione potrebbe essere influenzato al ribasso dalla prese di coscienza dei danni provocati dagli impianti crematori sull’ambiente, sulla salute, sulla qualità dell’aria. Insomma non è difficile immaginare che la curva della propensione alla cremazione, che cresce dal 2010, prima o poi diventi piatta. Ma lasciando da parte queste considerazioni generali, e scendendo nello specifico, non si comprende bene come viene individuato il “bacino potenziale di utenza” che sarebbe interessato dal nuovo impianto di Ancona: forse in ragione dalla distanza dagli impianti esistenti? Ma allora i cittadini di Senigallia dovrebbero più verosimilmente far parte del bacino di Fano, e così i residenti di altri comuni (es: Sassoferrato, Tolentino, Camerino) andrebbero equamente considerati come potenziali utenti dell’impianto di Ancona, di S.Benedetto del Tronto e di Ascoli Piceno. Ancora: i cittadini del comune di Potenza Picena vengono conteggiati (per errore!) due volte. Tra il potenziale bacino di utenza vengono conteggiati anche i cittadini del Comune di Montemarciano, che come noto ha avviato le procedure per la realizzazione di un suo tempio crematorio, e che sarà attrattore anche per i cittadini di Falconara e Chiaravalle. E così via. Per ultimo, ma certo non per importanza, non si comprende in che modo viene considerata la capacità degli impianti esistenti, potenziali concorrenti con quello di Tavernelle, né come viene stimato il numero delle persone che sceglierebbero la cremazione visto che la relativa preferenza è notevolmente diversa tra gli anconetani (44% circa nel 2023) e il resto degli abitanti delle Marche (25,7%, sempre nel 2023). In ogni caso, se si considerano i dati reali (e non previsionali) del 2023, abbiamo la seguente situazione (fonte: Circolare SEFIT Utilitalia n. 2427 del 6.8.2024):
In sostanza tutti gli impianti crematori delle Marche si sono largamente attestati al di sotto delle proprie potenzialità. Inoltre, sempre a sottolineare la differenza che corre tra previsioni e dati reali, nelle Marche nel 2023 si sono effettuate n. 4523 cremazioni di salme contro le 4880 del 2022, facendo dunque registrare addirittura un trend negativo! A questo punto, come potrebbe profittevolmente inserirsi l’impianto di Tavernelle (con la sua capacità aggiuntiva di n. 3.000 cremazioni/anno) in questo segmento di mercato, rimane al momento un mistero. Insomma oltre al danno si rischia la beffa. Si rischia cioè non solo di incidere negativamente su ambiente, salute, vivibilità, valore delle case, etc, ma anche di fare un investimento diseconomico. Appare pertanto del tutto ragionevole e condivisibile la richiesta rivolta alla Regione di approvare con urgenza il Piano di coordinamento previsto dalla legge nazionale, con contestuale sospensione della costruzione di nuovi impianti di cremazione. Se non ora, quando?
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ATTUALITà
Impianto crematorio, alcune riflessioni dell'ex consigliere comunale Nicola Sciulli
In questi ultimi tempi la città sta seguendo con passione e interesse la vicenda dell’impianto crematorio a Tavernelle.
L’auspicio è che queste brevi considerazioni siano di ulteriore stimolo per un dibattito “allargato”, che consenta anche di uscire dalla contrapposizione Comitato cittadino / Amministrazione comunale.
- Fermo restando che la Giunta comunale ha tutto il diritto di individuare le “opere strategiche” per la città, è chiaro che se si vuole realizzare una “industria insalubre di prima classe”, cioè un inceneritore (v, sentenza del Consiglio di Stato del 2021), sarebbe opportuno seguire una procedura che consenta di mettere a confronto più siti di possibile localizzazione dell’impianto e di valutarli in base a criteri oggettivi e possibilmente condivisi. Questo semplice passaggio di buon senso e di buona amministrazione è saltato. Il Comune, evidentemente per velocizzare le pratiche, ha preso dal cassetto una delibera “dormiente” del 2009 (!!!) approvata dell’allora Commissario straordinario della città (che appunto introduceva la previsione dell’impianto di cremazione a Tavernelle), e così ora accade che in pochi giorni si raccolgono più di 4.000 firme per fermare la costruzione dell’impianto. Sempre per questo motivo il Comune non ha nemmeno abbozzato un ragionamento di “area vasta” per verificare la possibilità di procedere in accordo con altri comuni, come suggerito dalla normativa statale. Al netto di verifiche e autorizzazioni ambientali, monitoraggi, etc., che sarebbero necessari per qualsiasi soluzione, la richiesta di sospensione che viene avanzata appare del tutto legittima.
- La battuta del prof. Bonifazi di individuare un’area appropriata, recintarla, affiggere il cartello “nuovo cimitero” e realizzare l’impianto crematorio, nella sua semplicità sembra una sintesi perfetta di tutti gli interessi coinvolti, una soluzione nella quale tutti si possono riconoscere senza rinunciare alle intenzioni di partenza: tra un paio di anni, effettuate le pratiche amministrative per il nuovo cimitero (esiste una legislazione regionale in materia), il comune realizzerebbe il suo impianto; il comitato raggiungerebbe il suo scopo di evitarne la costruzione in un quartiere cittadino densamente abitato e con vari punti sensibili; l’impresa realizzerebbe i lavori che si è vista aggiudicare. Chapeau!
- E’ giusto e normale che il Sindaco prenda in considerazione anche le questioni di bilancio connesse alla realizzazione dell’opera: è a capo di una città, i conti devono quadrare! Ma anche su quest’aspetto sorge più di un dubbio. Mi spiego. Lo studio sulla sostenibilità economica dell’intervento richiede una lettura critica per valutare con cognizione di causa.
La prima cosa che salta all’occhio è che viene effettuato su previsioni a 30 anni di crescita costante della propensione alla cremazione. Ma sulle previsioni a 30 si può dire di tutto e il contrario di tutto, si tratta di un tempo infinito tra 30 anni vivremo in un mondo che oggi, con il progresso tecnologico, ci è impossibile immaginare! Figuriamoci a fare previsioni. Ad es. si potranno avere nuove opzioni per il “trattamento” dei cadaveri che metterebbero fuori mercato quelle attuali (già oggi si parla di cremazione a freddo o criocremazione). Inoltre il trend della propensione alla cremazione potrebbe essere influenzato al ribasso dalla prese di coscienza dei danni provocati dagli impianti crematori sull’ambiente, sulla salute, sulla qualità dell’aria. Insomma non è difficile immaginare che la curva della propensione alla cremazione, che cresce dal 2010, prima o poi diventi piatta. Ma lasciando da parte queste considerazioni generali, e scendendo nello specifico, non si comprende bene come viene individuato il “bacino potenziale di utenza” che sarebbe interessato dal nuovo impianto di Ancona: forse in ragione dalla distanza dagli impianti esistenti? Ma allora i cittadini di Senigallia dovrebbero più verosimilmente far parte del bacino di Fano, e così i residenti di altri comuni (es: Sassoferrato, Tolentino, Camerino) andrebbero equamente considerati come potenziali utenti dell’impianto di Ancona, di S.Benedetto del Tronto e di Ascoli Piceno. Ancora: i cittadini del comune di Potenza Picena vengono conteggiati (per errore!) due volte. Tra il potenziale bacino di utenza vengono conteggiati anche i cittadini del Comune di Montemarciano, che come noto ha avviato le procedure per la realizzazione di un suo tempio crematorio, e che sarà attrattore anche per i cittadini di Falconara e Chiaravalle. E così via.
Per ultimo, ma certo non per importanza, non si comprende in che modo viene considerata la capacità degli impianti esistenti, potenziali concorrenti con quello di Tavernelle, né come viene stimato il numero delle persone che sceglierebbero la cremazione visto che la relativa preferenza è notevolmente diversa tra gli anconetani (44% circa nel 2023) e il resto degli abitanti delle Marche (25,7%, sempre nel 2023).
In ogni caso, se si considerano i dati reali (e non previsionali) del 2023, abbiamo la seguente situazione (fonte: Circolare SEFIT Utilitalia n. 2427 del 6.8.2024):
- Capacità dei 3 impianti regionali attivi: n. 8.500 cremazioni/anno (Impianto di Ascoli Piceno: n. 1500; Impianto di Fano: n. 4000; impianto di S.Benedetto del Tronto: n. 3000);
- N.ro cremazioni anno 2023: salme n. 4.523; cd. resti mortali n. 1.899.
In sostanza tutti gli impianti crematori delle Marche si sono largamente attestati al di sotto delle proprie potenzialità. Inoltre, sempre a sottolineare la differenza che corre tra previsioni e dati reali, nelle Marche nel 2023 si sono effettuate n. 4523 cremazioni di salme contro le 4880 del 2022, facendo dunque registrare addirittura un trend negativo! A questo punto, come potrebbe profittevolmente inserirsi l’impianto di Tavernelle (con la sua capacità aggiuntiva di n. 3.000 cremazioni/anno) in questo segmento di mercato, rimane al momento un mistero.
Insomma oltre al danno si rischia la beffa. Si rischia cioè non solo di incidere negativamente su ambiente, salute, vivibilità, valore delle case, etc, ma anche di fare un investimento diseconomico.
Appare pertanto del tutto ragionevole e condivisibile la richiesta rivolta alla Regione di approvare con urgenza il Piano di coordinamento previsto dalla legge nazionale, con contestuale sospensione della costruzione di nuovi impianti di cremazione. Se non ora, quando?
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Impianto crematorio, alcune riflessioni dell'ex consigliere comunale Nicola Sciulli
In questi ultimi tempi la città sta seguendo con passione e interesse la vicenda dell’impianto crematorio a Tavernelle.
L’auspicio è che queste brevi considerazioni siano di ulteriore stimolo per un dibattito “allargato”, che consenta anche di uscire dalla contrapposizione Comitato cittadino / Amministrazione comunale.
- Fermo restando che la Giunta comunale ha tutto il diritto di individuare le “opere strategiche” per la città, è chiaro che se si vuole realizzare una “industria insalubre di prima classe”, cioè un inceneritore (v, sentenza del Consiglio di Stato del 2021), sarebbe opportuno seguire una procedura che consenta di mettere a confronto più siti di possibile localizzazione dell’impianto e di valutarli in base a criteri oggettivi e possibilmente condivisi. Questo semplice passaggio di buon senso e di buona amministrazione è saltato. Il Comune, evidentemente per velocizzare le pratiche, ha preso dal cassetto una delibera “dormiente” del 2009 (!!!) approvata dell’allora Commissario straordinario della città (che appunto introduceva la previsione dell’impianto di cremazione a Tavernelle), e così ora accade che in pochi giorni si raccolgono più di 4.000 firme per fermare la costruzione dell’impianto. Sempre per questo motivo il Comune non ha nemmeno abbozzato un ragionamento di “area vasta” per verificare la possibilità di procedere in accordo con altri comuni, come suggerito dalla normativa statale. Al netto di verifiche e autorizzazioni ambientali, monitoraggi, etc., che sarebbero necessari per qualsiasi soluzione, la richiesta di sospensione che viene avanzata appare del tutto legittima.
- La battuta del prof. Bonifazi di individuare un’area appropriata, recintarla, affiggere il cartello “nuovo cimitero” e realizzare l’impianto crematorio, nella sua semplicità sembra una sintesi perfetta di tutti gli interessi coinvolti, una soluzione nella quale tutti si possono riconoscere senza rinunciare alle intenzioni di partenza: tra un paio di anni, effettuate le pratiche amministrative per il nuovo cimitero (esiste una legislazione regionale in materia), il comune realizzerebbe il suo impianto; il comitato raggiungerebbe il suo scopo di evitarne la costruzione in un quartiere cittadino densamente abitato e con vari punti sensibili; l’impresa realizzerebbe i lavori che si è vista aggiudicare. Chapeau!
- E’ giusto e normale che il Sindaco prenda in considerazione anche le questioni di bilancio connesse alla realizzazione dell’opera: è a capo di una città, i conti devono quadrare! Ma anche su quest’aspetto sorge più di un dubbio. Mi spiego. Lo studio sulla sostenibilità economica dell’intervento richiede una lettura critica per valutare con cognizione di causa.
La prima cosa che salta all’occhio è che viene effettuato su previsioni a 30 anni di crescita costante della propensione alla cremazione. Ma sulle previsioni a 30 si può dire di tutto e il contrario di tutto, si tratta di un tempo infinito tra 30 anni vivremo in un mondo che oggi, con il progresso tecnologico, ci è impossibile immaginare! Figuriamoci a fare previsioni. Ad es. si potranno avere nuove opzioni per il “trattamento” dei cadaveri che metterebbero fuori mercato quelle attuali (già oggi si parla di cremazione a freddo o criocremazione). Inoltre il trend della propensione alla cremazione potrebbe essere influenzato al ribasso dalla prese di coscienza dei danni provocati dagli impianti crematori sull’ambiente, sulla salute, sulla qualità dell’aria. Insomma non è difficile immaginare che la curva della propensione alla cremazione, che cresce dal 2010, prima o poi diventi piatta. Ma lasciando da parte queste considerazioni generali, e scendendo nello specifico, non si comprende bene come viene individuato il “bacino potenziale di utenza” che sarebbe interessato dal nuovo impianto di Ancona: forse in ragione dalla distanza dagli impianti esistenti? Ma allora i cittadini di Senigallia dovrebbero più verosimilmente far parte del bacino di Fano, e così i residenti di altri comuni (es: Sassoferrato, Tolentino, Camerino) andrebbero equamente considerati come potenziali utenti dell’impianto di Ancona, di S.Benedetto del Tronto e di Ascoli Piceno. Ancora: i cittadini del comune di Potenza Picena vengono conteggiati (per errore!) due volte. Tra il potenziale bacino di utenza vengono conteggiati anche i cittadini del Comune di Montemarciano, che come noto ha avviato le procedure per la realizzazione di un suo tempio crematorio, e che sarà attrattore anche per i cittadini di Falconara e Chiaravalle. E così via.
Per ultimo, ma certo non per importanza, non si comprende in che modo viene considerata la capacità degli impianti esistenti, potenziali concorrenti con quello di Tavernelle, né come viene stimato il numero delle persone che sceglierebbero la cremazione visto che la relativa preferenza è notevolmente diversa tra gli anconetani (44% circa nel 2023) e il resto degli abitanti delle Marche (25,7%, sempre nel 2023).
In ogni caso, se si considerano i dati reali (e non previsionali) del 2023, abbiamo la seguente situazione (fonte: Circolare SEFIT Utilitalia n. 2427 del 6.8.2024):
- Capacità dei 3 impianti regionali attivi: n. 8.500 cremazioni/anno (Impianto di Ascoli Piceno: n. 1500; Impianto di Fano: n. 4000; impianto di S.Benedetto del Tronto: n. 3000);
- N.ro cremazioni anno 2023: salme n. 4.523; cd. resti mortali n. 1.899.
In sostanza tutti gli impianti crematori delle Marche si sono largamente attestati al di sotto delle proprie potenzialità. Inoltre, sempre a sottolineare la differenza che corre tra previsioni e dati reali, nelle Marche nel 2023 si sono effettuate n. 4523 cremazioni di salme contro le 4880 del 2022, facendo dunque registrare addirittura un trend negativo! A questo punto, come potrebbe profittevolmente inserirsi l’impianto di Tavernelle (con la sua capacità aggiuntiva di n. 3.000 cremazioni/anno) in questo segmento di mercato, rimane al momento un mistero.
Insomma oltre al danno si rischia la beffa. Si rischia cioè non solo di incidere negativamente su ambiente, salute, vivibilità, valore delle case, etc, ma anche di fare un investimento diseconomico.
Appare pertanto del tutto ragionevole e condivisibile la richiesta rivolta alla Regione di approvare con urgenza il Piano di coordinamento previsto dalla legge nazionale, con contestuale sospensione della costruzione di nuovi impianti di cremazione. Se non ora, quando?

