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Contrasto alla criminalità cinese, maxi operazione in 24 province: ad Ancona sanzionato e sospeso un esercizio commerciale

4' di lettura

Dal 28 luglio al 1° gosto 2025, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato ha coordinato specifici interventi operativi finalizzati al contrasto dei fenomeni criminali connessi alla comunità cinese presente in Italia, con particolare riguardo ai delitti legati all’immigrazione clandestina, allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro, alla contraffazione di prodotti, alla distribuzione di stupefacenti e alla detenzione abusiva di armi.

L’operazione ad “alto impatto”, con il supporto dei Reparti prevenzione crimine, ha visto coinvolte le Squadre mobili di Ancona, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Cosenza, Firenze, Forlì Cesena, Genova, Latina, Mantova, Milano, Padova, Parma, Perugia, Pistoia, Prato, Reggio Emilia, Roma, Siena, Treviso, Udine, Verona e Vicenza.

L’attività ha permettesso di focalizzare l’attenzione info-investigativa della Polizia di Stato della Questura di Ancona su attività commerciali a conduzione di cittadini di nazionalità cinese.

In particolare, lo scorso 29 luglio, la Polizia di Stato della Questura di Ancona, con l’ausilio dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Ancona, ha eseguito una serie di attività e controlli finalizzati al contrasto di eventuali proiezioni sul territorio anconetano del fenomeno criminale cinese.

Nel primo esercizio commerciale, operante nell’ambito dell’assemblamento dei capi di moda, la Squadra Mobile della Questura di Ancona ha accertato irregolarità in merito alla posizione lavorativa di una cittadina cinese e alle norme sulla sicurezza sul lavoro. Per tali ragioni, venivano elevate sanzioni per un totale di 3.300 euro e imposte le dovute prescrizioni, con conseguente sospensione dell’attività.

Nella seconda attività controllata, operante nel settore del commercio di oggettistica di vario tipo, non emergeva alcuna irregolarità.

Le attività operative sono state precedute da accurate indagini, svolte dalle Squadre mobili su impulso dello SCO, che hanno consentito di individuare le persone e i luoghi connessi allo svolgimento di attività illegali, con particolare riguardo alle attività produttive e agli esercizi commerciali gestiti da cinesi.

Le investigazioni svolte nel corso degli anni dalla Polizia di Stato hanno evidenziato che in Italia operano diversi gruppi delinquenziali cinesi composti, di norma, da soggetti accomunati dalla provenienza dalla stessa zona/ città della Repubblica popolare cinese.

Questi gruppi criminali sono diffusi in tutto il territorio nazionale, hanno contatti fra loro, sono autonomi, agiscono in particolare nelle regioni ove è più alta la presenza di cinesi stabilmente residenti in Italia, come ad esempio la Toscana.

Ciascun gruppo è formato da un numero di variabile di persone, in molti casi appartenenti allo stesso nucleo familiare, che commettono delitti quasi esclusivamente in danno di connazionali. Il vincolo di appartenenza delinquenziale al gruppo è molto stretto, con un radicato concetto di vendetta che può arrivare ad assumere il carattere della faida: i gruppi criminali cinesi, al pari delle mafie tradizionali, ricorrono, con estrema facilità alla intimidazione e/o alla violenza per raggiungere i loro obiettivi, praticando la regola dell'omertà e cercando di predominare il territorio ove operano.

Uno dei metodi utilizzati per affermarsi sul territorio è l’uso delle armi da fuoco: è stato documentata la presenza di una vera e propria “ala armata” della delinquenza di matrice cinese , con il compito di intimidire e compiere gravi reati di sangue.

Le attività investigative in corso su tutto il territorio nazionale e quelle di acquisizione di informazioni hanno confermato che la criminalità cinese gestisce i propri affari illeciti in un costante “dialogo” con altri gruppi di nazionalità diverse, anche italiani. Tale dialogo permette di spartire affari e territori di interesse.

Tra le attività illecite associate alla criminalità cinese si segnala l’hawala, ovvero l’esercizio abusivo e clandestino dell’attività bancaria in grado di consentire il trasferimento in nero di ingenti somme di denaro da un continente all’altro, sistema spesso utilizzato dalle organizzazioni criminali – anche diverse da quelle cinesi – come mezzo di pagamento nell’ambito dei traffici criminali (come quello degli stupefacenti o dei migranti) nonché per il riciclaggio di denaro.

Nell’ottica di contrastare i fenomeni criminali in argomento, grazie all’attività svolta nei giorni scorsi, sono stati conseguiti i seguenti risultati operativi:

· sono state arrestate 13 persone, di cui

    • 1 per spaccio di stupefacenti, resistenza a Pubblico Ufficiale e porto di strumenti atti ad offendere
    • 2 per sfruttamento della prostituzione
    • 1 ricercato per rapina aggravata
    • 2 ricercati per furto
    • 3 arrestati per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente
    • 3 ricercati per cumulo pene
    • 1 per tentata estorsione;

· sono state denunciate in stato di libertà 31 persone;

  • sono stati identificati 1942 soggetti;
  • sono stati controllati 305 esercizi commerciali di cui 2 sottoposto a sequestro;
  • sono stati controllati 248 veicoli nell’ambito di 52 posti di controllo;
  • sono stati sequestrate 550 grammi di shaboo, pari a circa 5.500 dosi;
  • sono state elevate 29 sanzioni amministrative per un totale di 73.382 euro;
  • sono stati sequestrati 22.825 euro.

La descritta attività si colloca nella più ampia progettualità operativa “Squadra mobile”, intrapresa dallo SCO a partire dal 2023, già applicata con riferimento ad ulteriori ambiti di contrasto della criminalità, tra cui si segnala la devianza giovanile, lo sfruttamento della manodopera, il gioco illegale, la prostituzione, il furto di autoveicoli e le irregolarità nelle procedure di ingresso disciplinate dal c.d. Decreto Flussi.


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Questo è un articolo pubblicato il 04-08-2025 alle 09:22 sul giornale del 05 agosto 2025 - 155 letture






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