Il Coordinamento Marche per la Palestina aderisce allo sciopero internazionale dei porti
Giornata attesa, quella di oggi, al porto di Ancona per lo sciopero indetto da Usb “Mare e Porti” e appoggiato dall’Upad.
L’appuntamento è fissato per le ore 18 in piazza del Crocefisso, al quartiere degli Archi di Ancona. Il corteo attraverserà via Marconi per proseguire sul Molo Sud 1, quindi banchina Nazario Sauro, banchina San Giovanni da Chio e lungomare Vanvitelli fino ad arrivare all’ Arco Clementino. Tra i firmatari della mobilitazione, una coalizione compatta di realtà sociali e politiche: Coordinamento Marche per la Palestina, Centri Sociali Marche, FGC - Fronte della Gioventù Comunista- Federazione Marche, Piceno per la Palestina, Potere al Popolo Marche, Sumud - Centro Culturale Palestinese delle Marche, No Guerra No NATO, Osa, Cambiare Rotta, PCI, PCUP.
Si attende quindi una vasta ed eterogenea partecipazione in sostegno dei portuali che, in tutta Italia e in tutto il mondo, hanno deciso di fermarsi per dire NO alla guerra. Ricordiamo infatti che la rete di solidarietà operaia dei lavoratori portuali abbraccia tutta l’Europa: Genova, Trieste, Livorno, Civitavecchia, Ravenna, Salerno, Bari, Crotone, Palermo, Casablanca, Tangeri, Pireo e Bilbao si mobilitano insieme per bloccare la logistica di guerra a livello globale. È la risposta a un’economia di guerra che imperversa in tutto il Mediterraneo e che utilizza l’Italia come piattaforma produttiva e logistica per alimentare genocidi, occupazioni militari e repressioni. Porti, aziende e lavoratori vengono coinvolti nei traffici di armi che sostengono il genocidio in Palestina, l’aggressione al Rojava nel nord-est della Siria, il regime militare egiziano e le alleanze militari con Turchia ed Emirati Arabi Uniti.
Di fronte a questo scenario, ribadiamo la nostra solidarietà alla resistenza palestinese e alla rivoluzione del confederalismo democratico in Rojava, un’esperienza politica femminista, egualitaria e inter-etnica oggi sotto un brutale attacco militare e politico. Perché non si tratta di conflitti etnici, ma di uno scontro tra due visioni del mondo: da un lato il capitalismo militarizzato e patriarcale, dall’altro un progetto di liberazione sociale, delle donne e dei popoli.
Costruire una geografia della resistenza significa fermare la macchina della guerra qui, nei nostri territori, sostenendo il protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici, il controllo operaio sui traffici di armi e le lotte come quelle dei portuali. Per questo scendiamo in piazza: contro l’economia di guerra, per un Mediterraneo libero dai mercanti di armi, per la pace e l’autodeterminazione dei popoli.
La cittadinanza è invitata a unirsi alla lotta dei lavoratori per il diritto alla pace e alla dignità del lavoro.
Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-02-2026 alle 08:26 sul giornale del 06 febbraio 2026 - 39 letture
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