Ciò che manca alle Consigliere di Parità non è l’indipendenza ma le risorse finanziarie
Anche la Consigliera di Parità della Provincia di Ancona Bianca Maria Orciani condivide le preoccupazioni legate alla proposta di revisione degli organismi di parità attualmente all’esame del Parlamento, che recepisce le Direttive Europee 2024/1499 e 2024/1500.
La lettura del testo non lascia dubbi. A partire dal 1 gennaio del 2027, la figura della Consigliera di Parità non sarà più obbligatoria. Al suo posto si prevede la costituzione di un’Autority centrale, con sede a Roma, le cui articolazioni territoriali saranno rimesse alle scelte discrezionali delle Regioni e della Province, creando un sistema di tutela a geografia variabile. Un scelta, a detta della Consigliera Orciani, incomprensibile, se si considera che l’attuale modello, basato sulla rete territoriale delle Consigliere di Parità, risponde già oggi, nella dimensione più di prossimità, ai principi di accessibilità delle tutele e di autonomia e indipendenza degli organismi di parità richiesti dall’Ue. La presenza a livello regionale e provinciale delle Consigliere di Parità costituisce un patrimonio di competenze, relazioni istituzionali e prossimità che ha garantito negli anni un livello di protezione avanzato, riconosciuto anche a livello europeo. Quanto all’indipendenza, il legislatore prima e la giurisprudenza poi riconoscono, da tempo, alla Consigliera di Parità la natura di “figura di garanzia per l’intera collettività posta in posizione di indipendenza”. A riprova di ciò, la durata del mandato della Consigliera di Parità è indipendente dalla durata degli organismi competenti a designarla e la sua designazione non ha natura fiduciaria ma avviene attraverso un avviso pubblico e una valutazione comparativa dei curricula. Le Consigliere di parità devono, infatti, possedere comprovata esperienza pluriennale nel campo del mercato del lavoro femminile e delle politiche di parità. Condizioni, che insieme all’autonomia organizzativa e funzionale, fanno della Consigliera di parità una figura tecnica istituzionale, garantendo l’imparzialità e l’indipendenza del suo operato.
Se qualcosa è mancato in questi anni non è, dunque, l’indipendenza, piuttosto, le risorse finanziarie a fronte di un aumento dei compiti in materia di vigilanza e tutela.
Disperdere questo presidio di democraticità significherà, per molte donne, meno tutela, meno giustizia, meno eguaglianza, meno partecipazione. L’augurio è che vengano accolte le richieste di modifica del testo all’esame del Parlamento affinché venga mantenuta e rafforzata la rete delle consigliere di parità attraverso il loro riconoscimento come articolazioni territoriali dell’Autority centrale così da garantire su tutto il territorio nazionale la tutela per tante donne che affrontano difficoltà legate a disparità salariali, maternità, violenze e molestie.
Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-03-2026 alle 14:17 sul giornale del 13 marzo 2026 - 23 letture
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