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Ottant'anni di libertà: il 2 Giugno 1946 il voto alle donne

4' di lettura

Ottant'anni fa, il 2 giugno 1946, milioni di donne italiane uscirono di casa con in tasca qualcosa di nuovo: un diritto. Una croce su una scheda. Una libertà conquistata dopo decenni di battaglie e rivendicazioni.

Una rivoluzione silenziosa e potentissima. Per la prima volta le donne italiane parteciparono a un'elezione nazionale, il referendum istituzionale per scegliere tra monarchia e repubblica e il voto per l'Assemblea Costituente, e lo fecero in massa: votarono 12.998.131 donne, contro 11.949.056 uomini. Era, nei numeri, già una risposta a chi aveva dubitato della loro partecipazione civile.

Il riconoscimento formale era arrivato il 1° febbraio 1945, con un decreto firmato durante il governo Bonomi: le donne italiane, purché maggiorenni (allora 21 anni compiuti) e non escluse da particolari condizioni, potevano finalmente votare. La prima prova concreta avvenne però il 10 marzo 1946, nelle elezioni amministrative comunali che precedettero il grande appuntamento del 2 giugno. Fu in quella tornata che le donne entrarono per la prima volta nelle cabine elettorali, con un'affluenza femminile che sfiorò il 90%. In quella stessa occasione vennero elette le prime donne nei consigli comunali, e due divennero sindache: Ada Natali a Massa Fermana e Ninetta Bartoli a Borutta, in Sardegna.

Pochi mesi dopo, il 2 giugno, 21 donne, le cosiddette “madri costituenti”, vennero elette all'Assemblea Costituente e contribuirono in modo decisivo alla stesura della Costituzione della Repubblica Italiana. L'impronta femminile è ben visibile nel testo costituzionale in alcuni significativi articoli, come l'art. 3 che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, e nell'articolo 37, che tutela il lavoro femminile. Grazie al loro impegno, la Costituzione italiana nacque con una forte attenzione ai diritti delle donne e alla parità tra i sessi.

Le Marche però furono protagonistae del suffragio universale femminile, non solo nel 1946 per l'elezione della prima sindaca a Massa Fermana, ma anche 40 anni prima con le dieci maestre che ottennero, seppure per pochi mesi, l'iscrizione nelle liste elettorali. Era la primavera del 1906, in tutta Europa e negli Stati Uniti il movimento suffragista stava crescendo con forza. In Italia, il 26 febbraio di quell'anno, Maria Montessori lanciò dalle colonne del quotidiano La Vita un proclama appassionato con cui esortava le donne italiane a iscriversi nelle liste elettorali politiche, sostenendo che nessun divieto esplicito era sancito dalla legge. L'appello cadde su un terreno fertile. Centinaia di italiane presentarono richiesta di iscrizione alle commissioni elettorali provinciali. Undici commissioni, da Torino a Palermo, da Venezia a Cagliari, accolsero le domande. Ma quasi subito i procuratori del Re impugnarono le decisioni, e le Corti d'appello, una dopo l'altra, bocciarono le istanze. Quasi tutte. Perché ad Ancona accadde qualcosa di diverso. Il 25 luglio 1906, la Corte d'appello di Ancona, presieduta dal giurista Lodovico Mortara emise una sentenza destinata a fare storia. Dopo un'analisi rigorosa dello Statuto Albertino e della legge elettorale, Mortara riconobbe per la prima volta in Italia e in Europa il diritto di voto politico a dieci maestre elementari marchigiane: nove di Senigallia e una di Montemarciano. La sentenza suscitò, ovviamente, scalpore. La gioia fu però di breve durata. Contro la sentenza Mortara si scatenò una tenace battaglia giuridica, favorita anche da Giovanni Giolitti, che del voto femminile non voleva sentir parlare. Il 4 dicembre 1906 la Corte di Cassazione aprì la strada alla cancellazione; l'8 maggio 1907 la Corte d'appello di Roma annullò definitivamente l'iscrizione delle dieci maestre alle liste elettorali. Purtroppo in quel frangente in cui le 10 maestre furono iscritte alle liste elettorali non ci furono elezioni ma orami avevano aperto una crepa insanabile nel muro dell'ostruzionismo.

Il 2 giugno 1946 e il 25 luglio 1906 appartengono alla stessa storia: quella di donne che non hanno aspettato che i diritti arrivassero, ma li hanno cercati, rivendicati, strappati. Ottant'anni dopo il 1946, e centoventi dopo il 1906, è più che mai necessario ricordare come i diritti acquisiti non si conservano da soli: si conquistano e si difendono ogni giorno. Dentro e fuori le urne.

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Questo è un articolo pubblicato il 02-06-2026 alle 08:45 sul giornale del 02 giugno 2026 - 46 letture






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