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di Redazione |
Tutela dei minori: un tema che il settore non può più permettersi di trascurare |
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C'è un filo che lega un dato olandese e un dibattito parlamentare italiano ancora in corso, quello della tutela dei minori nel gioco online. Per conoscere la situazione attuale abbiamo intervistato Antonio Ginori, redattore esperto della redazione di Slot-mania.it. Ginori ci parla di due contesti diversi, ma con un'unica urgenza, ovvero quella di capire quanto siano davvero efficaci gli strumenti di tutela oggi in vigore, e cosa cambierebbe con le nuove misure allo studio. Il regolatore olandese Ksa ha rilevato che il 28% dei minorenni ha scommesso almeno una volta. È un dato che sorprende? Sorprende per la dimensione, ma non per la direzione della tendenza. Il confine tra gaming (videogiochi) e gambling (gioco d'azzardo) si è assottigliato moltissimo negli ultimi anni, con meccaniche come loot box, skin betting e ora anche i prediction market che normalizzano l'idea di "puntare" qualcosa su un esito incerto fin dall'adolescenza. Un dato come quello olandese dovrebbe essere letto come un campanello d'allarme per tutti i mercati regolamentati, Italia compresa, anche se il nostro sistema di licenze e controlli è storicamente più rigido di altri paesi europei. In Italia si discute di età minima per l'accesso ai social network, collegata anche ai rischi di gaming e gioco d'azzardo tra i giovani. Che collegamento c'è tra questi due temi? Il collegamento è nei canali di esposizione. I ragazzi non arrivano al gioco d'azzardo attraverso i casinò online regolamentati, a cui non possono accedere per via dei controlli d'età, ma attraverso pubblicità, influencer, contenuti social che normalizzano scommesse e vincite facili, spesso in territori grigi come il gioco online illegale o le piattaforme non autorizzate. Regolare l'accesso ai social per i minori è quindi, indirettamente, anche una misura di prevenzione sul fronte del gioco. Restando sul fronte dell'informazione di settore, come si posiziona un sito come Slot-Mania.it su questo tema? Il nostro approccio parte da un presupposto semplice: raccontiamo un settore regolamentato, quindi dobbiamo raccontarlo con gli stessi standard di responsabilità che chiediamo agli operatori. Questo significa segnalazioni chiare sul gioco vietato ai minori, link sempre visibili alle risorse di gioco responsabile, e attenzione nel linguaggio per evitare di presentare il gioco come una strategia di guadagno o come qualcosa senza rischi. C'è qualcosa che l'informazione di settore può fare meglio su questo fronte? Sì, credo che si possa fare di più sulla trasparenza dei rischi, non solo sulla loro menzione formale. Molti siti si limitano a un disclaimer di rito. Un'informazione seria dovrebbe invece spiegare concretamente cosa significano dipendenza patologica, autoesclusione, limiti di spesa, dando strumenti reali, non solo un avviso legale. È una responsabilità che sento anche per i contenuti che curiamo su Slot-Mania. Ci sono modelli esteri di autoesclusione o controllo che l'Italia dovrebbe guardare con più attenzione? Sì, penso ad esempio a esperienze come le app di autoesclusione che stanno nascendo in altri contesti per contrastare il gioco illegale e incontrollato, strumenti che vanno nella direzione giusta perché mettono il controllo direttamente nelle mani del giocatore, non solo dell'operatore. È un modello che meriterebbe attenzione anche nel dibattito italiano. |
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Tutela dei minori: un tema che il settore non può più permettersi di trascurare
C'è un filo che lega un dato olandese e un dibattito parlamentare italiano ancora in corso, quello della tutela dei minori nel gioco online. Per conoscere la situazione attuale abbiamo intervistato Antonio Ginori, redattore esperto della redazione di Slot-mania.it.
Ginori ci parla di due contesti diversi, ma con un'unica urgenza, ovvero quella di capire quanto siano davvero efficaci gli strumenti di tutela oggi in vigore, e cosa cambierebbe con le nuove misure allo studio.
Il regolatore olandese Ksa ha rilevato che il 28% dei minorenni ha scommesso almeno una volta. È un dato che sorprende?
Sorprende per la dimensione, ma non per la direzione della tendenza. Il confine tra gaming (videogiochi) e gambling (gioco d'azzardo) si è assottigliato moltissimo negli ultimi anni, con meccaniche come loot box, skin betting e ora anche i prediction market che normalizzano l'idea di "puntare" qualcosa su un esito incerto fin dall'adolescenza. Un dato come quello olandese dovrebbe essere letto come un campanello d'allarme per tutti i mercati regolamentati, Italia compresa, anche se il nostro sistema di licenze e controlli è storicamente più rigido di altri paesi europei.
In Italia si discute di età minima per l'accesso ai social network, collegata anche ai rischi di gaming e gioco d'azzardo tra i giovani. Che collegamento c'è tra questi due temi?
Il collegamento è nei canali di esposizione. I ragazzi non arrivano al gioco d'azzardo attraverso i casinò online regolamentati, a cui non possono accedere per via dei controlli d'età, ma attraverso pubblicità, influencer, contenuti social che normalizzano scommesse e vincite facili, spesso in territori grigi come il gioco online illegale o le piattaforme non autorizzate. Regolare l'accesso ai social per i minori è quindi, indirettamente, anche una misura di prevenzione sul fronte del gioco.
Restando sul fronte dell'informazione di settore, come si posiziona un sito come Slot-Mania.it su questo tema?
Il nostro approccio parte da un presupposto semplice: raccontiamo un settore regolamentato, quindi dobbiamo raccontarlo con gli stessi standard di responsabilità che chiediamo agli operatori. Questo significa segnalazioni chiare sul gioco vietato ai minori, link sempre visibili alle risorse di gioco responsabile, e attenzione nel linguaggio per evitare di presentare il gioco come una strategia di guadagno o come qualcosa senza rischi.
C'è qualcosa che l'informazione di settore può fare meglio su questo fronte?
Sì, credo che si possa fare di più sulla trasparenza dei rischi, non solo sulla loro menzione formale. Molti siti si limitano a un disclaimer di rito. Un'informazione seria dovrebbe invece spiegare concretamente cosa significano dipendenza patologica, autoesclusione, limiti di spesa, dando strumenti reali, non solo un avviso legale. È una responsabilità che sento anche per i contenuti che curiamo su Slot-Mania.
Ci sono modelli esteri di autoesclusione o controllo che l'Italia dovrebbe guardare con più attenzione?
Sì, penso ad esempio a esperienze come le app di autoesclusione che stanno nascendo in altri contesti per contrastare il gioco illegale e incontrollato, strumenti che vanno nella direzione giusta perché mettono il controllo direttamente nelle mani del giocatore, non solo dell'operatore. È un modello che meriterebbe attenzione anche nel dibattito italiano.
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Tutela dei minori: un tema che il settore non può più permettersi di trascurare
C'è un filo che lega un dato olandese e un dibattito parlamentare italiano ancora in corso, quello della tutela dei minori nel gioco online. Per conoscere la situazione attuale abbiamo intervistato Antonio Ginori, redattore esperto della redazione di Slot-mania.it.
Ginori ci parla di due contesti diversi, ma con un'unica urgenza, ovvero quella di capire quanto siano davvero efficaci gli strumenti di tutela oggi in vigore, e cosa cambierebbe con le nuove misure allo studio.
Il regolatore olandese Ksa ha rilevato che il 28% dei minorenni ha scommesso almeno una volta. È un dato che sorprende?
Sorprende per la dimensione, ma non per la direzione della tendenza. Il confine tra gaming (videogiochi) e gambling (gioco d'azzardo) si è assottigliato moltissimo negli ultimi anni, con meccaniche come loot box, skin betting e ora anche i prediction market che normalizzano l'idea di "puntare" qualcosa su un esito incerto fin dall'adolescenza. Un dato come quello olandese dovrebbe essere letto come un campanello d'allarme per tutti i mercati regolamentati, Italia compresa, anche se il nostro sistema di licenze e controlli è storicamente più rigido di altri paesi europei.
In Italia si discute di età minima per l'accesso ai social network, collegata anche ai rischi di gaming e gioco d'azzardo tra i giovani. Che collegamento c'è tra questi due temi?
Il collegamento è nei canali di esposizione. I ragazzi non arrivano al gioco d'azzardo attraverso i casinò online regolamentati, a cui non possono accedere per via dei controlli d'età, ma attraverso pubblicità, influencer, contenuti social che normalizzano scommesse e vincite facili, spesso in territori grigi come il gioco online illegale o le piattaforme non autorizzate. Regolare l'accesso ai social per i minori è quindi, indirettamente, anche una misura di prevenzione sul fronte del gioco.
Restando sul fronte dell'informazione di settore, come si posiziona un sito come Slot-Mania.it su questo tema?
Il nostro approccio parte da un presupposto semplice: raccontiamo un settore regolamentato, quindi dobbiamo raccontarlo con gli stessi standard di responsabilità che chiediamo agli operatori. Questo significa segnalazioni chiare sul gioco vietato ai minori, link sempre visibili alle risorse di gioco responsabile, e attenzione nel linguaggio per evitare di presentare il gioco come una strategia di guadagno o come qualcosa senza rischi.
C'è qualcosa che l'informazione di settore può fare meglio su questo fronte?
Sì, credo che si possa fare di più sulla trasparenza dei rischi, non solo sulla loro menzione formale. Molti siti si limitano a un disclaimer di rito. Un'informazione seria dovrebbe invece spiegare concretamente cosa significano dipendenza patologica, autoesclusione, limiti di spesa, dando strumenti reali, non solo un avviso legale. È una responsabilità che sento anche per i contenuti che curiamo su Slot-Mania.
Ci sono modelli esteri di autoesclusione o controllo che l'Italia dovrebbe guardare con più attenzione?
Sì, penso ad esempio a esperienze come le app di autoesclusione che stanno nascendo in altri contesti per contrastare il gioco illegale e incontrollato, strumenti che vanno nella direzione giusta perché mettono il controllo direttamente nelle mani del giocatore, non solo dell'operatore. È un modello che meriterebbe attenzione anche nel dibattito italiano.

