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Antony and the Johnsons incantano Ancona

7' di lettura
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La voce d\'angelo di Antony, insieme ai suoi The Johnsons, ha aperto il tour italiano sabato scorso ad Ancona.

Teatro delle Muse affollato, con spettatori provenienti da diverse parti d\'Italia e non solo, per il debutto italiano del nuovo tour di Antony and The Johnson. Sul palco, un lungo pianoforte a coda e sulla destra le postazioni dei sei musicisti del gruppo.


Appena spente le luci, sulle basi di una musica ossessiva ad alto volume è entrata un\'esile figura femminile vestita e dipinta di bianco. Una donna dalla grazia spettrale che ha accennato una coreografia dai movimenti lenti, solenni e progressivi. Era la danzatrice Johanna Constantine, già nell\'entourage artistico di Antony e protagonista di alcuni suoi video musicali.


La Constantine si è sfilata la tunica bianca fino a svelare un corpo dipinto di bianco, nero e rosso dalle sembianze di uno scheletro, ha afferrato quelle che sembravano due grucce bianche, appuntite, e ha iniziato a muoverle sempre più velocemente come due ali e a portarle in avanti piegando le braccia. Un coreografia straniante, che faceva sembrare la danzatrice un volatile primitivo o un gabbiano minaccioso, e resa ancora più inquietante dalla musica sempre più incalzante. La Constantine è poi uscita dal palco e la musica ha lasciato spazio al ringhio e al ruggito di bestie feroci che si avventano su una preda per sbranarla; dopo diversi minuti al buio con questi suoni terrificanti, la danzatrice ha fatto ritorno sulla scena con una cresta di rami sulla testa, vestita e dipinta ancora più di nero e di un rosso che si faceva scia di sangue sul suo ventre, mentre nelle mani, al posto delle grucce-ali, aveva due artigli insanguinati. La danza si è chiusa con alcuni movimenti schematici e regolari.


Molto probabilmente la performance della Constantine è ispirata al Butoh (tenebre in giapponese), la danza, che ha tra i suoi inventori il giapponese Kazuo Ohno omaggiato sulla copertina dell\'ultimo album di Antony “The Crying Light”, che si caratterizza per la nudità del ballerino, il corpo dipinto di bianco, le smorfie grottesche e l\'alternarsi di movimenti estremamente lenti con convulsioni frenetiche.


L\'insolita introduzione ha poi lasciato spazio ad un concerto tradizionale.

Su una scena quasi completamente al buio sono entrati i sei musicisti, seguiti dalle grida e dagli applausi di giubilo di quelli tra il pubblico che sono riusciti ad intravedere Anotny nell\'oscurità.

Gli archi hanno introdotto “Where is my power”, inedito che sarà pubblicato nel singolo “Epilepsy is dancing” in uscita ad aprile, e poco dopo hanno fatto il loro ingresso una melodia al pianoforte e la voce inconfondibile di Antony, ancora nascosto nel buio, come una creatura degli abissi.


Un incipit caratterizzato da emozioni intense che si sono mantenute per tutto il concerto, senza cadute di tono, alternando momenti di struggente melodia ad altri più ritmati e sostenuti, perfino divertenti, come negli istanti in cui Antony ha interagito e scherzato con il pubblico.

“Sono venuto in Paradiso ieri...” ha detto, ringraziando per l\'accoglienza e per i bellissimi posti dove è stato ospitato. “Qualcuno ha visto il dio del mare? ...Il grande dio del mare emergere dalle acque?”


È apparso un Antony a suo agio, ma allo stesso tempo emozionato per questo suo debutto italiano, quello che ha condotto il pubblico delle Muse in un viaggio ultraterreno tra le melodie profonde e celestiali di quella voce d\'angelo che nel timbro così unico e particolare ricorda molto da vicino quella di Nina Simone. Una voce, quella di Antony Hagerty, che ha meravigliato non pochi mostri sacri della musica e che quando la si ascolta, soprattutto dal vivo, sembra arrivare da un altro mondo, come se si ascoltassero i suoni primigeni della vita immersi in un liquido amniotico.

Toccante è anche vedere sul palco questo ragazzone di origini anglo-irlandesi, newyorchese di adozione, dai lunghi capelli neri, i piccoli occhi azzurri e le movenze fluide e piene di grazia a dispetto della stazza.


Per chi non conosce Anotny and The Johnsons, definirne il genere musicale non è semplice, poiché varia e intensa è la sua espressione musicale e le etichette, come sappiamo, sono sempre riduttive. \"Chamber pop\" lo chiamano gli anlgosassoni, \"pop da camera\", ad indicare un pop colto e raffinato, che attinge alla musica classica. La musica di Antony è infatti melodica, e prevalentemente per pianoforte, ed è accompagnata da una piccola orchestra da camera, più che da una vera \"rock band\", composta da violini, violoncello, fiati, basso, batteria e chitarre. Le ballate per pianoforte di Anotny sfumano verso sonorità gospel, blues e jazz, accompagnate da una voce indescrivibile che spazia da un intenso falsetto ad uno straordinario vibrato.


Il concerto, accompagnato da eccellenti musicisti, è stato incentrato soprattutto sui brani dell\'ultimo album e dell\'EP uscito lo scorso ottobre, \"Another World\".

\"Her eyes are underneath the ground\", \"Epilepsy is dancing\", \"Another World\", \"The Crying Light\", \"One Dove\", \"Everglade\", \"Dust and Water\" sono i brani che hanno catturato ed emozionato il pubblico in sala con le loro struggenti melodie; ma non sono mancati momenti più rtimati come \"Kiss my name\" e \"Shake that devil\", brano dall\'inzio gospel, con Anotny solo alla voce, e che con l\'entrata degli altri strumenti ha virato verso il rock and roll.

Ovazione del pubblico su \"For today I am a boy\" e \"You are my sister\", pezzi classici tratti dall\'album \"I am a bird now\".


Tra i momenti più emozionanti del concerto, va ricordata l\'inetrepretazione della canzone \"I was young when I left home\" di Bob Dylan, che, come ha spiegato Anotny, è stata da lui incisa per un progetto corale che vede la partecipazione di diversi artisti, l\'album \"Dark was the Night\".
Anotny ne ha introdotto l\'esecuzione parlando di una canzone country; non proprio il suo genere ha detto, sorridendo al pubblico e offrendo un\'interpretazione tutta sua e molto sentita, accompagnato dalla sola chitarra di uno dei suoi musicisti e pochi accenni di altri strumenti.


Gli utlimi brani che hanno chiuso il concerto sono stati \"Twilight\", scritto da Antony, come da lui detto, all\'età di ventidue anni in un periodo molto difficile e buio della sua vita, in cui la terra sembrava sprofondargli sotto i piedi; e la bellissima \"Aeon\", canzone dedicata al padre e contenuta nell\'ultimo album \"The Crying Light\".
Il bis di rito, che ormai ci si aspetta a tutti i concerti, ha portato altri tre brani, per concludersi con la commovente, e tra le più belle e famose canzoni di Antony, \"Hope there\'s someone\".



Musica a cui abbandonarsi completamente e lasciarsi cullare, come su una barca alla deriva, incuranti della destinazione.

Anotny ha ringraziato e salutato sentitamente il pubblico e se n\'è uscito dal palco aggiustandosi la lunga casacca scura e lasciando ondeggiare i lunghi capelli neri.


Le luci in sala si sono accese, i tecnici di scena sono entrati per smontare gli strumenti, ma il pubblico era ancora lì, in piedi ad applaudire: alcuni se n\'erano già andati, evidentemente per la fretta di qualche altro impegno del sabato sera, ma la maggior parte del pubblico era ancora ferma in piedi ad applaudire. Senza farsi pregare, Antony è uscito di nuovo sul palco, si è seduto al pianoforte e ha detto: \"...hmmmm, non ho un\'altra canzone pronta\", ma con il grande desiderio e la generosità di fare un ultimo regalo al pubblico ha improvvisato alcuni accordi di pianoforte e su una melodia che richiamava le sue canzoni ha cantato più volte e alla sua maniera: \"...vi amoooooooo.... Ancona!\"





Questo è un articolo pubblicato il 31-03-2009 alle 18:27 sul giornale del 31 marzo 2009 - 1916 letture