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Sedicenne afgano, interviene Faro sul porto

porto di ancona 2' di lettura Ancona 02/12/2010 -

Difficile definire “una morte per cause naturali” quella toccata al ragazzo afgano deceduto per asfissia nel traghetto Patrasso – Ancona della Minoan Lines. La responsabilità di questa tragedia invece va imputata alla guerra che ha distrutto il suo paese d’origine e a chi non permette alle persone afgane di accedere alle procedure per richiedere asilo o ricevere lo status di rifugiato.



Ormai il porto di Ancona è riconosciuto dai disperati che cercano di scappare dall’inospitale Grecia, come un porto da attraversare senza farsi trovare perché troppo spesso chi si imbarca per Ancona corre un doppio pericolo: essere rintracciato dall’equipaggio della nave e finire rinchiusi in qualche angusta cabina senza riuscire a toccare suolo italiano oppure essere rintracciato dalle autorità del porto di Ancona e non riuscire a richiedere protezione. Sono questi i motivi che spingono i potenziali richiedenti asilo a nascondersi e a rischiare la vita appesi sotto i tir.

Il ragazzo è la seconda vittima in pochi giorni di questa assurda e inumana fuga. Sabato scorso un afgano di 25 anni, padre di tre figli, è morto schiacciato da un tir guidato da un camionista italiano. Sardar Ayari, questo il nome del ragazzo, stava cercando di salire su un camion fermo al semaforo, quando il mezzo guidato dall’autista italiano si è scagliato contro il gruppo di afgani che tentavano di nascondersi sotto un tir che li avrebbe portati in Italia. In Grecia per incidenti del genere c’è il processo immediato, ma dato che si trattava di un afgano, l’uomo è stato fatto ripartire un’ora dopo l’incidente nonostante i testimoni abbiano dichiarato alle autorità che l’azione era stata volontaria.

Denunciamo tutte le pratiche che rendono le persone “invisibili”, chiediamo con forza che venga riconosciuta a tutti quelli che arrivano in Italia e in Europa la “dignità di uomo” e che vengano accertate le responsabilità dei due incidenti. Chiediamo una procedura equa e giusta per i responsabili per non far “normalizzare” la morte di chi arriva in Italia solo per chiedere aiuto e trovare una vita degna. Se non reagiamo, siamo tutti responsabili. Se non protestiamo contro l'ingiustizia, nessuno di noi può dirsi giusto.

Faro sul porto

Osservatorio dell’Ambasciata dei Diritti Marche






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-12-2010 alle 18:02 sul giornale del 03 dicembre 2010 - 722 letture

In questo articolo si parla di porto, attualità, ambasciata dei diritti, porto di ancona

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