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'Nulla più come prima', Ceccardi ospite di Confindustria

confindustria generico 4' di lettura Ancona 13/12/2010 -

Giornata intensa quella del Presidente di Federmeccanica Pier Luigi Ceccardi, ospite di Confindustria Ancona per il secondo appuntamento - il prima ha visto come ospite Gianni Riotta, direttore de Il Sole24Ore - del ciclo di incontri Nulla più come prima.



Dopo aver incontrato "a porte chiuse" un gruppo di imprenditori delle aziende meccaniche della nostra provincia, tra i quali anche Andrea Merloni, Presidente di Indesit Company, Ceccardi ha voluto esprimere il suo apprezzamento: "In questo territorio ci sono tanti imprenditori di eccellenza – ha detto il Presidente di Federmeccanica - che hanno saputo innovare, diversificare, crescere. Oggi ho percepito un’atmosfera di persone determinate, che hanno voglia di fare". E’ vero che le imprese di questo territorio sono piccole, ma secondo Ceccardi, non sempre questo è un limite. La differenza tra grandi e piccoli non è solo nella dimensione, ma nella capacità di stare sul mercato, di essere innovativi, di riuscire ad esportare i propri prodotti in tutto il mondo. Alla più folta platea del convegno Ceccardi si è rivolto partendo dalla consapevolezza che "stiamo attraversando una fase storica di cambiamento, ma nonostante ci siano forti segnali di ansia e preoccupazione, altrettanto forti sono i segnali di speranza. Anche nel settore metalmeccanico i segnali di ripresa si vedono e sono diffusi e apprezzabili. Tutti però dobbiamo impegnarci ad affrontare il cambiamento in modo positivo, senza arroccarci su posizioni precostituite".

I punti deboli sono noti. La crisi del 2008 ha prodotto cali di produzione fino al 40%; ancora oggi, nonostante la ripresa, siamo ancora ben lontani dai valori pre-crisi; il problema più grosso romane la scarsa produttività rispetto non solo ai paesi emergenti – est Europa, Cina, India solo per citare i più evidenti – ma anche rispetto ai nostri vicini europei. E se è vero che l’euro è stata una grossa conquista e che non è in discussione, è altresì vero che servono politiche di bilancio rigorose per restare al passo con la nuova moneta. "Si dice che l’Italia abbia affrontato al crisi meglio di altri paesi - ha proseguito Ceccardi - e da un lato è vero. Abbiamo tenuto il debito pubblico sotto controllo, abbiamo fatto un uso intelligente degli ammortizzatori sociali, abbiamo evitato il conflitto sociale nonostante i 600mila posti di lavoro in meno nell’ultimo anno. Ma non basta: ancora il nostro paese non cresce e alla fine del 2011 saremo ancora sotto di 2 punti percentuali. Unico driver della crescita saranno le esportazioni, ma le aziende devono contare sulle proprie forze, sulla loro capacità di innovare, di contenere i costi, di aumentare la propria capacità competitiva, di superare la bassa produttività". Non poteva mancare un capitolo dedicato alle relazioni industriali, anche se il presidente di Federmeccanica non si sbilancia sulla questione Fiat, alla ribalta delle cronache di questi giorni.

"Due questioni fondamentali come il costo del lavoro e la produttività sono governati dal sistema delle relazioni sindacali. E’ la qualità di queste relazioni che determina i contenuti della contrattazione. In Italia c’è ancora troppa rigidità sul tema, soprattutto da parte delle organizzazioni sindacali su temi ad esempio quali la quantità e la flessibilità degli orari di lavoro. E’ necessario adottare sistemi contrattuali più flessibili, anche se la struttura stessa delle aziende italiane, piccole e piccolissime, può essere un ostacolo alla decentralizzazione della contrattazione. Dobbiamo lavorare tutti verso un obiettivo comune, che è quello della crescita del nostro paese: rivediamo le regole, modernizziamo i metodi e i contenuti, troviamo un accordo con tutte le parti in causa e sosteniamo il principio della partecipazione. Solo così riusciremo a valorizzare le risorse umane come fattore di crescita e di sviluppo. C’è un messo inscindibile tra lavoro e imprese: il primo non esiste senza le secondo e viceversa".

"Pur essendo il secondo paese manifatturiero d’Europa dopo la Germania, manca da noi una cultura favorevole all’industria. Anche i giovani hanno un’idea obsoleta delle fabbriche come luoghi dove ci si sporcano le mani. Occorre cambiare questa mentalità e a livello locale si può fare molto: ad esempio partendo dalle scuole e valorizzando l’istruzione tecnica, spingendo i giovani verso una formazione tecnico- professionale di cui le aziende oggi hanno un disperato bisogno". Come già Riotta due settimane fa, Ceccardi chiude con un messaggio di ottimismo: "Sono certo che la provincia di Ancona, come l’Italia, sarà in grado di vincere la sfida del domani e di massimizzare tutte le opportunità che oggi si presentano".






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-12-2010 alle 20:01 sul giornale del 14 dicembre 2010 - 816 letture

In questo articolo si parla di attualità, ancona, confindustria, Confindustria Ancona, pier luigi ceccardi

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