Torna la rassegna cinematografica sex, drugs and rock'n'roll

rassegna cinematografica sex, drugs and rock'n'roll 4' di lettura Ancona 01/03/2011 -

Appuntamento venerdì 4 marzo con il secondo capitolo di Sex drugs and rock ‘n’ roll, la rassegna cinematografica, dedicata alla controcultura del decennio 65 – 75.



Organizzata con il patrocinio del Comune e della Provincia di Ancona si svolgerà presso il Cimemazzurro in via Tagliamento 39 e terminerà il 7 aprile 2011. La rassegna non vuole celebrare il cinema del ’68 ma un momento storico in cui la libertà era il massimo valore, più del denaro, più della religione. La libertà di esprimersi, di giocare con la propria sensualità, la libertà da ogni potere politico e l’esser “cittadino del mondo”, la libertà di ascoltare gli altri senza pregiudizi. Il cinema quale specchio del proprio tempo ha esaltato questa filosofia sia nelle singole opere sia nella eterogeneità dei film allora visibili in sala e nei festival. Liberi dal mercato, registi e sceneggiatori si sono messi in gioco senza rete, confidando in un pubblico nuovo capace di ascoltare e che avrebbe cercato di capire le emozioni che le immagini – fuori dal comune – avrebbero provocato. Si comincia a parlare di cinema d’autore come si farebbe di fronte ad un quadro firmato, la sala d’essai diventa una “galleria” che espone opere d’arte.

E l’arte cinematografica si libera dai limiti del linguaggio canonico per aprirsi a nuove sperimentazioni. Cinematografie minori ottengono spazio nei cinema e nei festival e preludono al cambiamento. Il modello hollywoodiano non è più il riferimento cinematografico per i giovani. Certo la libertà totale comporta dei rischi e non nascondiamo che nello stesso periodo fiorì il cinema softcore ma Fellini, Visconti, Pasolini, Bunuel e Godard, grazie a una politica di tolleranza nel comune senso del pudore, ci hanno regalato capolavori. I film in programma sono il risultato di questa “libertà assoluta”: non concedono nulla allo spettacolo, si rivolgono all’anima. L’imagination au pouvoir. Il cinema visionario: 1968 1975 presenta pochi film, ma sono opere che non avranno mai eguali (prima del 1968 non era possibile non solo produrre ma anche pensare di scrivere certi film ed oggi c’è un’ autocensura ancora più marcata) Nel ’68 escono, tra gli altri, Blow up, Cul de sac, Il laureato, Play time, Grazie zia, Helga, Week-end, Teorema, Nostra signora dei Turchi, Partner, L’urlo, 2001 Odissea nello spazio, L’ora del lupo, l’armata a cavallo, Lontano dal Vietnam, Tre passi nel delirio e nei cineclub cominciano a circolare film dal terzo mondo come Hasta la victoria siempre (Cuba), Il giovane combattente (Vietnam), Memoria de cangacao (Brasile), Camillo Torres (Colombia). Negli anni precedenti trionfava ancora il prodotto americano medio e questa “rivoluzione cinematografica” contribuì in gran parte all’ingresso nel circuito nazionale di film prodotti da altre nazioni, in particolare Sud America ed Asia.

Il pubblico era curioso , morboso, i giovani assetati di culture nuove. Le preferenze del pubblico cambiano. Fernando Solanas con L’ora dei forni vince il Festival di Pesaro e negli USA i distributori cinematografici premiano La guerra è finita di Alain Resnais come miglior film straniero La rassegna L’imagination au pouvoir propone una selezione accurata di opere uniche, irrepetibili, proprio perché nate in un particolare clima di assoluta libertà; ai registi venne data carta bianca, non era richiesto il massimo incasso della stagione, non importavano i premi (tra l’altro nel ’68 furono aboliti sia a Cannes che a Venezia), forse si aspirava ad entrare nella storia e alcuni ce l’ hanno fatta. Sia Toby Dammit di Fellini che L’ora del lupo di Bergman esprimono il malessere dell’artista di fronte alla società borghese, entrambi soccombono al potere, entrambi i film sono visionari, fantastici, onirici e non si preoccupano del “senso”. L’armata a Cavallo e Lontano dal Vietnam sono manifesti contro la guerra: il primo contro tutte le guerre il secondo contro il conflitto in Vietnam. Sono radicali, visionari nel loro essere iperrealistici. Taking off e Tommy vanno oltre i limiti allora consentiti, il primo cercò di sedurre i genitori benpensanti con droga e sesso, il secondo è un “trip” verso una percezione diversa della realtà. La musica è , in tutti e due i film, l’elemento che può favorire il cambiamento. Guardando questi film si mette un piede in un altro mondo, non per fuggire ma per capire.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-03-2011 alle 15:54 sul giornale del 02 marzo 2011 - 1115 letture

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