La quinta tappa del progetto 'In viaggio: al centro della mente'

psicologia 12' di lettura Ancona 24/03/2011 -

Ad Ancona la quinta tappa del progetto “In viaggio: al centro della mente” nato con l’obiettivo di sollecitare l’attenzione della comunità medico-scientifica, delle Istituzioni e della società civile nei confronti delle problematiche connesse alla salute mentale. Organizzata da Clinical Forum, sotto l’egida della Società Italiana di Psichiatria, con il patrocinio della Regione Marche e il supporto non condizionato di Janssen Italia, la campagna di sensibilizzazione prevede una serie di incontri nelle principali piazze di 10 città italiane, fino al 29 aprile 2011, a bordo di un mezzo speciale, il truck “In viaggio”. Si tratta di momenti di dibattito e formazione per specialisti e rappresentanti del management sanitario, oltre ad iniziative rivolte al pubblico, come la mostra “Outsider Art”, per far conoscere le opere di artisti che hanno sperimentato la sofferenza di un disturbo psichico, destinate altrimenti a rimanere fuori dai canali consueti dell’arte “ufficiale”.



Dopo Milano, Genova, Torino e Treviso, il truck “In viaggio” e la Mostra Outsider Art sosteranno ad Ancona dal 24 al 26 marzo 2011 in piazza Pertini, per proseguire poi per Roma, Bari, Catanzaro, Palermo e Cremona. L’esigenza di questo evento nasce dalla consapevolezza che l’evoluzione delle conoscenze dei disturbi mentali e il miglioramento dell’efficacia dei percorsi terapeutici siano ancora poco diffusi e divulgati, e che l’importanza in termini di sofferenza, conseguenze somatiche e costi sociali di queste patologie sia spesso sottovalutata. Eppure, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sottolinea come non esista salute senza salute mentale (no health without mental health). La Società Scientifica SIP da sempre ha cercato di affrontare la complessità dei Disturbi Mentali nei diversi aspetti.

“La partecipazione a questo progetto “In Viaggio” – dichiara la dottoressa Patrizia Iacopini, Segretario Regionale della Società Italiana di Psichiatria - conferma l’interesse a promuovere la Salute Mentale ed abbattere lo stigma, la discriminazione, i pregiudizi e l’isolamento di chi soffre di disagio psichico, portando nelle piazze delle città italiane una tematica che ha urgente bisogno di essere correttamente conosciuta per allontanare i fantasmi storico-culturali di una patologia di cui ci si debba vergognare. Rimanere radicati a queste convinzioni determina sicuramente un ritardo della corretta diagnosi e dei trattamenti appropriati e conseguente cronicizzazione delle patologie, comportando inoltre, notevoli aumenti dei costi per la collettività”. Secondo recenti stime dell’OMS sono 450 milioni le persone che nel mondo soffrono di disturbi psichici, (tra cui 25 milioni affette da schizofrenia). Una persona su 4 nel corso della propria vita sperimenta una forma di sofferenza psichica; e le fasce di età più vulnerabili, per le quali è necessario prestare particolare attenzione, sono l’adolescenza e la vecchiaia.

In Italia la prevalenza annuale di un disturbo mentale è intorno al 10%. Ciò significa che ogni anno nel nostro Paese circa 6 milioni di persone presentano i sintomi di queste condizioni. Nonostante la gravità di questi numeri, anche nei Paesi occidentali, esiste un enorme divario tra la prevalenza delle patologie psichiche e i casi realmente trattati. Questo problema è generato da un insieme di fattori tra cui la difficoltà per il non-specialista a riconoscere, fin dagli esordi, la presenza di un disturbo psichico, la limitata tendenza a mettere in atto interventi di sensibilizzazione e prevenzione nei confronti di queste patologie, la carenza di risorse economiche e di personale adeguato, e lo stigma che colpisce le persone affette da patologie mentali, che porta le stesse a non rivolgersi al medico in caso di necessità. Per quanto riguarda le Marche si stima che nel 2010, 22.000 persone, il 61% delle quali di età superiore ai 54 anni, in prevalenza donne (58%), afferiscano ai Dipartimenti di Salute Mentale. In un’epoca in cui sono stati compiuti enormi progressi nella conoscenza dei disturbi mentali, anche di quelli più gravi, e nei trattamenti farmacologici e non, è necessario ridurre il pregiudizio culturale e favorire una migliore accessibilità alle cure, percorsi di trattamento appropriati e una reale integrazione sociale dei pazienti. “I disturbi psichici non sono incurabili, convinzione che ancora appartiene alla nostra società – continua Iacopini - Essi possono e devono essere curati, mediante interventi terapeutici personalizzati e una presa in carico dell’equipe multidisciplinare (psichiatra, psicologo, infermiere professionale, assistente sociale ed educatore) con il coinvolgimento dei familiari. Per poter raggiungere una buona percentuale di successo, gli interventi, necessitano, comunque, dell’integrazione delle diverse strutture socio-sanitarie”.

Lo sforzo, dunque, deve essere fatto in modo collettivo, essendo nota l’importanza del contesto sociale per le patologie psichiche. Per migliorare la qualità di vita dei pazienti e la loro integrazione nella società non è, quindi, sufficiente demandare il problema solamente al contesto specialistico, ma è necessaria la collaborazione delle diverse strutture socio-sanitarie, oltre a una trasformazione culturale della società nel suo complesso. Le scelte effettuate dalla Regione Marche hanno voluto assicurare, ad un settore come quello della salute mentale, la continuità ed il potenziamento di un modello operativo particolarmente attento alla presa in carico complessiva dei soggetti più deboli. Tale modello, culturalmente ed economicamente impegnativo, si realizza attraverso complesse ed integrate attività territoriali, dei servizi sociali e sanitari. La Regione, nella consapevolezza di dover innanzitutto consolidare le strutture esistenti, ha poi portato avanti una linea d’interventi tesa da una parte a sviluppare e migliorare i vigenti percorsi assistenziali, dall’altra ad avviare un processo di superamento delle disparità e cioè di omogeneizzazione della rete dei servizi regionali. In questo contesto si inseriscono, tra l’altro, i “Servizi di sollievo”, integrativi di quelli sanitari, fondamentali per migliorare complessivamente le autonomie familiari e per evitare l’allontanamento del paziente problematico. L’integrazione dei servizi è dunque un elemento “chiave”per la lotta allo stigma, così come la messa in atto di programmi di prevenzione e formazione. E la Regione Marche, attraverso i propri Dipartimenti di Salute Mentale costituisce un esempio virtuoso.

“Negli ultimi sette anni – afferma il Dottor Massimo Mari, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Jesi – grazie a un progetto di formazione ed informazione permanente sul territorio, il numero di pazienti che afferiscono al nostro Dipartimento è passato da 350 a 1.540, a testimonianza che una corretta informazione è in grado di dare accoglienza ad un’alta percentuale di persone che soffre di disturbi psichiatrici, conducendoli verso percorsi di trattamento precoci ed appropriati. E' una speranza che a fronte di un incremento del numero dei casi trattati, la gravità delle patologie diminuisca, grazie all’effetto positivo delle diagnosi precoci. Per quanto concerne la casistica delle gravi psicosi: nel 70% dei casi siamo riusciti ad ottenere, tramite percorsi riabilitativi, indici di funzionamento sociale molto soddisfacenti, un ulteriore 20% dei casi mantiene una situazione di relativa stabilizzazione della malattia e c'è ancora un 10% con prognosi sfavorevole “quoad valitudinem”. Nel corso degli anni, poi – continua Mari - sono cambiate le caratteristiche dei disturbi mentali stessi che, ad esempio, colpiscono fasce di età più giovani, frequentemente in associazione con disturbi da abuso di sostanze stupefacenti. Tali quadri complessi fatalmente esitano in disturbi della personalità”.

Fondamentale, poi, il coordinamento dei servizi territoriali. “Oggi parlare di lotta allo stigma senza entrare nel merito della integrazione socio-sanitaria è un non senso poiché è questa che permette di spostare l’attenzione dalla malattia alla tutela della salute – dichiara il Dottor Carlo Gianfelice, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Fabriano – Solo il coordinamento tra gli interventi di natura sanitaria e sociale consente di dare risposte complesse. Il raccordo tra competenze sociali e sanitarie presenti sul territorio necessita di un protocollo d’intesa con l’Ambito Sociale di riferimento a cui abbiano attivamente collaborato le associazioni dei familiari ed eventuali associazioni di volontariato dedicate del territorio. Ciò permette di definire il livello istituzionale, quello gestionale e professionale. Il Dipartimento di Salute Mentale di Fabriano – continua Gianfelice - ha ulteriori diversi strumenti e modalità operative concrete per la lotta allo stigma: interventi nelle scuole e nel mondo del lavoro, strategie di psicoeducazione rivolte ai familiari, formazione continua del Medico di Famiglia, inserimento lavorativo degli utenti, anche grazie ad intese con le cooperative, potenziamento del Servizio di Sollievo che si può strutturare in modo da affidargli compiti di forte integrazione sociale, in collegamento con il Centro Diurno, che ha invece competenze riabilitative strutturate e misurabili”.

“Alla luce di ciò - aggiunge il dottor Angelo Meloni, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Camerino – riteniamo molto importante anche la formazione degli operatori sanitari non specialistici che si trovano, comunque, in prima linea sia nell’attività di diagnosi precoce delle patologie, che in quella di ‘emergenza’. In questa direzione vanno – conclude Meloni – i progetti educazionali rivolti ai Medici di Medicina Generale e ai medici ed operatori sanitari del Pronto Soccorso”. Assai importante, poi, l’impegno degli assistenti sociali nella tutela della Salute Mentale. “L’assistente sociale – dichiara il Dottor Orazio Coppe, Presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali – è, infatti, il professionista che esercita il ‘sapere’ del servizio sociale, che significa sostanzialmente cooperare nella comunità territoriale all’interno degli Enti e delle organizzazioni deputati a migliorare la qualità di vita dei pazienti, promuovere l’esercizio dei diritti dei cittadini alla prevenzione del disagio, e non può prescindere da un’azione di coinvolgimento globale del contesto in cui la persona o il Gruppo interagiscono”.

All’importante sviluppo nel trattamento delle patologie psichiatriche non sono estranei, infine, i grandi progressi compiuti dalla ricerca. “Negli ultimi anni nella Regione Marche abbiamo avviato una serie di importanti progetti di ricerca, sia nell’ambito clinico-epidemiologico, che biologico – dichiara il Professor Cesario Bellantuono, Direttore della Clinica Psichiatrica degli Ospedali Riuniti di Ancona. Stiamo, infatti, lavorando, in stretta collaborazione con altri istituti universitari italiani, sui temi relativi alla genetica della schizofrenia e del disturbo bipolare. Un altro aspetto della ricerca molto significativo – continua Bellantuono - è quello della sicurezza degli psicofarmaci, soprattutto in popolazioni vulnerabili come gli anziani e le donne in gravidanza e puerperio. Ancona è, infatti, uno dei 6 centri in Italia coordinati dall’Osservatorio Nazionale Donna (ONDA) e patrocinati dal Ministero della Sanità e dalla Società di Neuropsicofarmacologia che partecipano ad un progetto nazionale per produrre Linee Guida nazionali che forniscano informazioni corrette e aggiornate sulla gestione dei disturbi psichici in gravidanza e nel postpartum”. Per le caratteristiche di cronicità e per la loro insorgenza giovanile le psicosi presentano anche un rilevante costo economico-sociale. “Per quanto riguarda i costi sanitari diretti - dichiara il Professor Federico Spandonaro, farmaco-economista all’Università Tor Vergata di Roma - studi internazionali rilevano che questi ultimi si attestano tra l’1,5% e il 3% della spesa sanitaria totale, rappresentando oltre il 60% delle spese per le cure psichiatriche. Ma i costi diretti non sanitari (ad es. danni agli altri e autolesioni) e quelli indiretti (quali le perdite di produttività) portano a più che raddoppiare i costi sociali della patologia. Di fronte a questi dati la valutazione dei possibili percorsi terapeutici deve mirare in primo luogo alla stabilizzazione dei sintomi del paziente (direttamente correlata all’aderenza alla terapia), riducendo così le ospedalizzazioni e aumentando le possibilità di inserimento sociale dei pazienti. Questo induce, quindi, a superare una visione puramente “finanziaria”, quale quella finalizzata al risparmio sulle prescrizioni farmaceutiche basato sul costo della dose media giornaliera, mirando a trattamenti dove sia evidente nel suo complesso un profilo costo-efficacia positivo”.

“Per quanto riguarda, invece, le politiche sociali e sanitarie – conclude Spandonaro – sono altresì fondamentali gli interventi di supporto psicologico alle famiglie, i programmi di reinserimento lavorativo, di formazione professionale, etc., che hanno dimostrato di produrre outcome positivi; purtroppo sono scarsi gli studi su questi interventi e per lo più non forniscono stime sui costi relativi agli stessi. Una valutazione economica completa richiederebbe, quindi, un maggior approfondimento tanto sulle risorse impiegate a livello nazionale, quanto sui benefici degli interventi sia per i pazienti, che per i loro familiari e, quindi, in ultima istanza, per la Società”. Parte integrante del Progetto “IN VIAGGIO”, è la Mostra Outsider Art curata dalla Dottoressa Daniela Rosi, Direttrice dell’Osservatorio Nazionale di Outsider Art dell’Accademia di Belle Arti di Verona, studiosa del rapporto fra arte e malattia, sia in riferimento alle neuroscienze, che alla psichiatria. Con questa iniziativa si è voluto dare un palcoscenico di prestigio a quegli artisti che hanno poche occasioni di farsi conoscere, quasi sempre limitate e circoscritte ai luoghi dove vivono.

“La malattia è una dimensione dell’essere umano – ha dichiarato Daniela Rosi – e chi l’ha provata ha sicuramente un’esperienza in più da esprimere. Per la Mostra Outsider Art abbiamo cercato persone con un vissuto di malattie mentali, che avessero talento e che trovassero nell’espressione artistica un sistema di comunicazione prioritario. Per questo non sono stati scelti autori ‘estemporanei’, ma artisti che avessero una produzione importante con uno stile riconoscibile, anche se con un background formativo e culturale assai differente l’uno dall’altro. Nonostante ciò – continua Daniela Rosi - tutte le opere esposte hanno un elemento comune: suscitano reazioni forti e non possono lasciare il pubblico indifferente”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-03-2011 alle 17:53 sul giornale del 25 marzo 2011 - 975 letture

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