Al teatrino del Poggio: 'Ndo me poggio?', storie migranti
'Ndo me poggio? Storie migranti tra Poggio e Argentina. Di Matteo Osimani, con Roberta Biagini, Gabriele Bonafoni, Antonia Del Pozzo, Emanuele Galassi, Andrea Stimilli. Regia di Ylenia Pace.
Lo spettacolo nasce da una ricerca umana tra i ricordi e le esperienze della ‘gente del Poggio’, da un incontro con i nostri ‘nonni’ e dall’ascolto dei loro racconti. I veri protagonisti di queste preziose storie sono i loro stessi ‘nonni’, emigrati per sfuggire alla miseria, alla guerra o alle vendette; questi trovarono in Argentina nuove fortune, antichi sfruttamenti e, in alcuni casi, l’oblio. ‘Ndo me poggio muove anche da un’indagine terrestre, poiché abbiamo scelto come punto di orientamento per le nostre ricerche il radicamento di quegli uomini alla ‘terra’: una terra madre e matrigna, che essi servirono sempre con passione e fatica, ai tempi in cui un ‘nonno’ era contemporaneamente agricoltore, cavatore, pescatore e carrettiere, e una ‘nonna’ insieme madre, lavandaia, cuoca e padrona di casa. Lo spettacolo è ispirato infine dalle forme divine della poesia e della letteratura: forme attraverso le quali il poggese Giuseppe Bartolucci, non solo ci ha condotti sulle rotte dei nonni migranti, ma ha saputo altresì gettare un ponte tra terre e culture divise dall’oceano.
Al soffio del vento della pampa [...] giunge da lembi sconosciuti da oltre l’immenso mare l’emigrante, forgia la dura zappa e già l’aratro fende la terra che non sa di ferro. (G. Bartolucci)
Tornata in Italia dopo anni passati in Argentina, la nonna racconta al nipote del tempo passato; dalla memoria di una sola donna prendono corpo in scena le vicende di tante famiglie, uomini e donne, poggesi e migranti. Sono ricordi di un Poggio fatto di miseria e fatica, storie di viaggi in cui la posta in gioco è la propria identità e il proprio mondo. Così il giovane poggese salpa alla ricerca delle proprie radici e incontra coloro che si sono fermati. Conosce poggesi piegati dallo sradicamento e dall’arrivo in una terra nuova e sconosciuta, aspra come quella da cui erano fuggiti. Ma ascolta anche storie fortunate e scopre una nuova forma di solidarietà, figlia dell’appartenenza a quella cultura distante che, nonostante tutto, permette che l’Io e il Tu diventino un Noi. Info: www.pontetraculture.com
Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-07-2011 alle 18:34 sul giornale del 26 luglio 2011 - 1203 letture
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