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Fincantieri: l'intervento di Ceccotti (Pd) nell'ambito dell'Assemblea

4' di lettura Ancona 08/11/2011 -

Una delegazione del Partito Democratico delle Marche ha partecipato all’incontro sulla Fincantieri in Ancona svoltosi nella giornata del 7 novembre 2011. Presenti Enrico Ceccotti coordinatore nazionale politiche industriali del PD, il Segretario provinciale PD Emanuele Lodolini, le sen. Silvana Amati e Marina Magistrelli, il consigliere regionale PD Gianluca Busilacchi, il capogruppo in Consiglio provinciale Leonardo Animali. Ecco l'intervento di Ceccotti.



“I Partiti e la politica hanno il dovere di ricercare le soluzioni possibili e fare delle proposte su come uscire dalla crisi della Cantieristica. Il Partito Democratico ha fatto alcune settimane fa un coordinamento sulla cantieristica dal quale è emersa l’esigenza di intervento sul settore. Usciremo nei prossimi giorni con un documento sull’assetto produttivo della Cantieristica. Nel documento, senza essere catastrofristi, diciamo tenendo conto di come sta cambiando questo mondo dobbiamo guardare in avanti. Abbiamo sentito dall’intervento dell’esperto delle costruzioni navali quale è il livello di competizione che arriva dall’estremo oriente. Sappiamo benissimo che dobbiamo difendere la nostra industria e la nostra manifattura. Per rispondere a questa sfida abbiamo bisogno di intervenire su più livelli: C’è un livello europeo fondamentale in quanto dipende dall’Europa. I nostri parlamentari europei sono impegnati in un confronto con il commissario italiano Tajani che ha la delega sul comparto, perchè si definiscano delle norme europee che incentivino il rinnovo del parco delle navi attraverso la rottamazione delle navi inquinanti e la loro sostituzione con altre ecologicamente compatibili."

"Norme già operative nel Baltico, nel mar del nord e nel canale della Manica e che presto saranno operative anche nel Mediterraneo. Un altro provvedimento europeo deve facilitare lo sviluppo delle autostrade del mare e sostenere l’innovazione degli scafi e delle infrastrutture portuali attraverso l’utilizzo di fondi della Banca Europea di investimento. Purtroppo l’Europa, governata in maggioranza da coalizioni di centro-destra pensa ad altre cose e non è presente nelle problematiche della cantieristica comunitaria e non si oppone a politiche di dumping che sono operate da investitori extracomunitari Il secondo livello è quello nazionale. Questo governo è assente sulla politica industriale. Non sostiene l’occupazione e l’innovazione. Non ci aspettiamo molto dagli incontri annunciati che, tra l’altro ancora non sona stati covocati. Fa bene il sindacato ad insistere per una tavolo nazionale, considerare questa una vertenza strategica e condannare l’azienda per la frammentazione dei tavoli negoziali a livello locale senza una esplicita visione nazionale. L’intervento del governo deve essere di politica economica e industriale. Per avere un rilancio della cantieristica bisogna avere una politica di economia del mare connessa con un adeguamento dei porti e una strategia sul trasporto pubblico. Ad esempio la crisi del porto di Gioia Tauro, il più grande porto del mediterraneo per la movimentazione dei conteiner. Gli armatori stanno andando via per insipienza dei nostri amministratori. Bisogna investire sulle infrastrutture, sulle autostrade del mare, sul rinnovo dei traghetti adeguandoli alle esigenze di compatibilità ambientale supportando l’utilizzo della propulsione a metano (meni inquinante e più economica)."

"Deve dare indirizzi più cogenti a Fincantieri di cui è l’unico azionista e sostenere il suo adeguamento per una maggiore competitività sul mercato nazionale ed estero. Il terzo soggetto è l’azienda. Fincantieri non si può ridurre a presidiare solo i settori della crocieristica e del militare. Sul militare più di tanto non si può investire, sulle navi da crociere arriverà presto la competizione da costo dall’oriente. Se l’azienda riduce il suo perimetro di attività e se rimane solamente in questi comparti si va progressivamente verso la chiusura. E’ necessario allora un allargamento del raggio di azione dell’azienda. Attrezzarsi per competere sui traghetti e i Ro.Ro, sulla tecnologia dell’offshore, sulle metanifere, su navi che smaltiscono rifiuti e li trasformano in energia ma anche sulla riconversione e riadeguamento del naviglio esistente in quanto così si allarga il giro di affari e così si trova una soluzione occupazionale per tutti. Il problema non è tanto di trovare ammortizzatori sociali ma di una politica di sviluppo del trasporto pubblico.”






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-11-2011 alle 16:56 sul giornale del 09 novembre 2011 - 579 letture

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