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Ance, Collegio Costruttori Ancona: crisi, 'Diamo credito alle Costruzioni!'

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Il Collegio dei Costruttori edili di Ancona torna a fare il punto sulla situazione del credito alle costruzioni, a distanza di 4 mesi dal primo incontro del 19 dicembre. Le tensioni finanziarie del nostro paese e del suo sistema del credito si sono allentate, anche grazie all'imponente iniezione di liquidità da parte della Banca Centrale Europea al tasso dell’1%, che ha agevolato il rientro dello spread a livelli più sostenibili. Anche se si vedono nuove nubi all’orizzonte.

Il primo interrogativo che i costruttori si pongono è quando si inizieranno a trasferire i benefici di questa migliorata situazione anche alle piccole e medie imprese. Nel recente meeting dell’ABI al Teatro delle Muse di Ancona è stato detto che i finanziamenti della BCE servivano essenzialmente e risolvere il problemi delle Banche, che in futuro faranno molta più attenzione al merito del credito, puntando sui settori più promettenti. Ciò vuol dire che anche per il prossimo futuro la prospettiva del nostro settore e di tutta l’economia tradizionale è molto buia; come è possibile pensare che in questa crisi si salvino gli stati, le banche, e alcune decine di imprese orientate all’export, mentre il restante 90% dell’economia del paese, fatta di piccole e medie imprese, viene lasciata fallire. “La nostra idea - dice Paolo Alessandroni, Presidente Ance Ancona - è che stati e banche siano in forte ritardo nel valutare le conseguenze sistemiche di un default del nostro sistema di PMI, ed in ritardo soprattutto ad intervenire con adeguati strumenti di sostegno”.

In questa crisi, che è di carattere strutturale, non si sono attivati quei meccanismi di riequilibrio che, hanno determinato l’uscita dalle crisi cicliche del passato; senza una azione decisa e mirata al sostegno dell’economia tradizionale questo paese andrà semplicemente a fondo, stati e banche compresi. “Occorre quindi - continua Alessandroni -in primo luogo che lo stato rispetti i diritti delle imprese, pagando i propri debiti (35 Miliardi solo nelle costruzioni) e rivedendo l’assurdità del Patto di stabilità interno. Fino ad oggi un settore in crisi, il nostro, ha praticamente finanziato questa parte di debito pubblico occulto, ad interessi bancari. Occorre poi che si torni a investire in lavori pubblici, e che le banche tornino a fare mutui alle famiglie, nel loro stesso interesse, per spostare la loro esposizioni sulle famiglie, riducendola verso il nostro settore”. Queste azioni garantirebbero la tenuta dei valori immobiliari, fatto che salvaguarda la ricchezza delle famiglie e gli imponenti asset immobiliari delle banche, e costituisce la base per i nuovi investimenti che spingano la ripresa. Questo è ciò che serve a far ripartire il paese, non solo il settore, ed ancora non avviene. “In particolare – chiude Alessandroni -chiediamo come gli istituti di credito del nostro territorio applicheranno, due strumenti di sostegno alle PMI, messi a disposizione nell’ultimo mese dallo Stato e dal sistema creditizio: 1) L’accordo tra Ministero dell’economia, ABI ed associazioni di imprese, “nuove misure per il credito alle piccole e medie imprese”. Per allentare il “credit crunch”; accordo che prevede la sospensione delle rate di mutuo e l’allungamento dei finanziamenti in essere a breve e a lungo termine. 2) La convenzione, dell’1 marzo scorso, tra Cassa Depositi e Prestiti ed ABI, per rendere operativo il nuovo plafond PMI presso le banche, per due linee di finanziamento: 8 Miliardi per investimenti o incremento del capitale circolante, e 2 Miliardi per mitigare gli effetti negativi dei ritardi dei pagamenti delle P.A e del Patto di stabilità”.

La mancanza di credito a medio e lungo termine sta influendo negativamente l’economia e, in particolar modo, le imprese di costruzioni, che si trovano stritolate in un duplice credit crunch: diretto, perché non vengono finanziati gli investimenti proposti dalle imprese stesse, e indiretto, perché è praticamente impossibile per le famiglie contrarre finanziamenti per l’acquisto della casa. E’ possibile -dice Marco Spendolini, Presidente Gruppo Giovani Ance Ancona - immaginare la creazione di strumenti finanziari specifici che possano facilitare, per questi soggetti, la raccolta sui mercati finanziari. Un primo strumento potrebbe prevedere il coinvolgimento degli Investitori Istituzionali (Cassa Depositi e Prestiti, finanziarie regionali, fondazioni bancarie e fondi pensione) nell’acquisto di una parte (il 50%) delle obbligazioni a medio lunga scadenza, dotate di una garanzia reale sottostante (ipoteca sugli immobili finanziati inseriti in un patrimonio segregato), emesse da questi Istituti e finalizzate all’erogazione di mutui per l’acquisto della prima casa da parte delle famiglie. Questo modo di operare potrebbe facilitare, in questa fase, le operazioni di provvista fondi. Questi titoli obbligazionari assicurerebbero un rendimento coerente con un profilo di rischio contenuto e garantito dalla parte dell’attivo segregato. Per gli Istituti specializzati, o per le eventuali sezioni specializzate delle Banche commerciali, diminuirebbe sensibilmente il costo di provvista, mentre le famiglie potrebbero usufruire di mutui ad un tasso d’interesse minore”.

Massimo Bianconi, direttore generale di Banca Marche, Luciano Goffi, direttore generale di Banca Popolare di Ancona, e Andrea Focacci, Responsabile Area Corporate Banking Marche di Unicredit si sono dimostrati disponibili a trattare una ristrutturazione dei crediti da breve a lungo termine. Luciano Goffi ha affermato che le banche sono disponibili a incontrare le aziende per ristrutturare il loro debito, valutando di caso in caso. Serve però chiarezza nei rapporti tra banca e impresa e che le imprese si strutturino meglio dal punto di vista finanziario utilizzando eventualmente consulenti che possano aiutarle per questo obbiettivo. Massimo Bianconi ha sostenuto che per sistemare l'esistente, fatto di case e strutture invendute, si potrebbe creare un fondo immobiliare che possa dare in locazione o intercettare flussi turistici ai fini di valorizzare gli immobili inutilizzati. Andrea Focacci ritiene che la pubblica amministrazione si deve prendere le proprie responsabilità nel documentare i crediti esistenti per i lavori pubblici e che occorre segnalare quelle Pubbliche Amministrazioni che non ottemperano agli obblighi di certificazione. Evocato da tutti gli imprenditori presenti, che hanno posto numerose domande, l'importanza della creazione di un tavolo operativo che coinvolga gli Enti pubblici.



Questo è un articolo pubblicato il 06-04-2012 alle 21:58 sul giornale del 07 aprile 2012 - 1935 letture