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Pergolesi: servono 750.000 euro per finanziare il prossimo anno accademico

istituto pergolesi 7' di lettura Ancona 09/07/2012 - Il 2 luglio scorso si è tenuto un incontro fra i rappresentanti degli Enti Locali, insegnanti e genitori dell'Istituto Pergolesi.

Erano presenti l’assessore regionale Lucchetti, il vice prefetto D.ssa Biele per la Provincia, il Sindaco Gramillano, i rappresentanti sindacali, i docenti dell’Istituto e l’Associazione dei Genitori con i rispettivi legali. La riunione si proponeva di analizzare le prospettive per l’Istituto che, con le risorse messe a disposizione, non può garantire la regolare chiusura dell’anno accademico e rischia di terminare la propria attività a fine luglio.

Allo stato la situazione finanziaria è questa: sul Pergolesi grava un disavanzo di circa 650.000 euro e sono necessari 750.000 euro per finanziare il prossimo anno accademico, a causa del mancato finanziamento da parte degli organi competenti che hanno causato, tra l’altro, la mancata retribuzione degli insegnanti. Il C.d.A. è dimissionario dal primo di giugno, in conseguenza alla mancata approvazione del bilancio nei termini previsti dalla legge, e, di conseguenza, si è in attesa della nomina di un Commissario straordinario.

L’Istituto, ente pubblico visto che è nato per atto notarile sottoscritto dalla Provincia e dal Comune di Ancona, è stato finanziato, fino all’ultimo rinnovo, firmato nel luglio 2008 e valido fino a luglio 2011, dal Comune di Ancona, per 504.000 euro, dalla Provincia per 180.000 e dalla Regione per 150.0000. Il protocollo è scaduto e i finanziamenti, dallo scorso anno, sono arrivati a singhiozzo, sebbene i suddetti Enti territoriali avessero un obbligo previsto dalla legge di corrispondere quanto necessario al corretto funzionamento dell’Istituto.

Per il corrente anno solare, il 2012, il Comune ha promesso un contributo di 300.000 euro, forse aumentabile di altri 60.000 euro, di fatto, viste le difficoltà nell’approvazione del bilancio, il Comune sta provvedendo al mantenimento in vita dell’Istituto erogando contributi in dodicesimi, ed ha coperto, ad oggi, con 100.000 euro versati, gli stipendi dei docenti, fatti salvi gli importi dovuti per i rinnovi contrattuali, fino al mese di aprile.

La Provincia, che aveva stanziato 170.000 euro, ne ha versati 100.000, in quanto gli altri 70.000 previsti, sono stati utilizzati per l’emergenza neve con delibera consiliare, votata all’unanimità, in cui veniva impegnata la Giunta, in caso di recupero dei fondi, come effettivamente è successo, a procedere all’erogazione degli altri 70.000. La Regione ha provveduto, nel maggio scorso a pagare 67.000 euro, cioè il 60% del contributo di 112.000 euro che ha stabilito per l’anno 2012.

Facendo i conti il fabbisogno di circa 750.000 euro è stato coperto solo per 267.000. Una lenta eutanasia con la quale si condanna a morte l’Istituto Pergolesi diminuendo drasticamente i fondi a disposizione. All’incontro, a fronte di una maggiore disponibilità da parte del Sindaco, i rappresentanti di Provincia e Regione hanno lamentato una carenza di fondi che li costringe ad assistere impotenti alle difficoltà del Pergolesi.

Si imputa questa situazione ai tagli operati al bilancio dal governo nazionale. Ma è veramente così? La decisione dell’allocazione delle risorse, a maggior ragione quando esse scarseggiano, è una decisione politica. E se tutti debbono tirare la cinghia, è giusto che l’Istituto subisca una diminuzione dei fondi, ma non un loro azzeramento che lo condannerebbe alla chiusura. Del resto, come ha affermato recentemente l’assessore Nobili, “è impossibile una cultura che non fa affidamento sul contributo pubblico, poiché essa non può rispondere alle logiche di mercato”.

E ciò che vale per lo spettacolo dal vivo, considerato da sempre strategico dalla politica locale, tanto che l’assessore Pesaresi, correttamente, ne individua i punti di forza nella capacità di “offrire buona e qualificata occupazione, di innalzare il livello della qualità della vita delle nostre città, di contrastare la desertificazione sociale per lo più giovanile” oltre a svolgere una attività di qualificato rilievo culturale e sociale, deve valere a maggior ragione per chi svolge il lavoro preparatorio: formare ragazzi e giovani laureati da utilizzare in tali produzioni.

A meno che non vogliamo poi continuare a finanziare, con costi di centinaia di migliaia di euro, quelli sì disponibili pronta cassa, festival e manifestazioni culturali (Adriatico Mediterraneo, AmolaMole), i cui protagonisti non saranno i musicisti formati nella città di Ancona, ma gli artisti provenienti da Istituti Musicali che altre amministrazioni, con maggiore lungimiranza, hanno continuato a finanziare.

Del resto la stessa Casagrande al momento della firma del Protocollo di finanziamento testimoniò “il sentimento di legame con il Pergolesi che ha fatto crescere in modo eccezionale il livello dei musicisti che lo hanno frequentato” e parlò del protocollo come di “un punto di partenza, per l’Istituto, sperando che la politica provveda con la statalizzazione a toglierlo dalla precarietà”. La Regione, dal canto suo, si è impegnata a inserire un emendamento per la ricollocazione del personale degli istituti pareggiati nel decreto per il riordino dell’Alta Formazione.

Fermo restando che la tutela del posto di lavoro ci sembra un minimo per cui spendersi, niente ci dice che cosa verrà stabilito per gli studenti. Che ne sarà di loro se il Pergolesi chiude? Nella legge finanziaria del 2011 la Regione Marche ha stanziato: 92.000 euro per l’Istituto Regionale per la storia del movimento di Liberazione nelle Marche; 119.144,95 euro per la valorizzazione del patrimonio ideale, storico e politico dell’antifascismo e della Resistenza.

Ancora 47.000 euro per le iniziative regionali per celebrare il sessantesimo anniversario della guerra di liberazione; 60.000 euro per la valorizzazione degli archivi storici dei partiti politici, dei movimenti, delle personalità politiche e dei sindacati, 495.000 euro per il sostegno dei diritti e dell’integrazione dei cittadini stranieri. Tutte spese condivisibili in settori degni di tutela tanto quanto il diritto allo studio.

Ci viene difficile pensare che la Regione Marche, impegnatasi a investire “in un settore che gli altri tagliano e che vuole porsi come laboratorio – nazionale e internazionale – per una sfida di sviluppo reale puntata sui modelli ad alto tasso di conoscenza”, non riesca a trovare il modo di salvaguardare un’eccellenza culturale come il Pergolesi.

Possiamo provare a ridurre, di poco, le spese regionali per il piano di comunicazione, piuttosto che le spese per riviste e notiziari della giunta regionale o la realizzazione di campagne di comunicazione istituzionale, o le spese per l’organizzazione e compartecipazione a convegni, congressi o altre manifestazioni, o i fondi stanziati per gli esperti addetti al gabinetto del Presidente?

L’Istituto Pergolesi è una realtà piccola e, finora, ben funzionante: duecento studenti, quattordici insegnanti. Siamo consapevoli che il Pergolesi non muove grandi interessi e che insegnanti e studenti non costituiscono una lobby in grado di influenzare chicchessia o di spostare grandi masse di voti. Ma se gli Enti Locali, quelli stessi che il Pergolesi lo hanno fondato e parificato, sperano che assistiamo impotenti allo scempio che se ne vuole fare, si sbagliano di grosso.

Le risposte date dalle Amministrazioni sono state insoddisfacenti e non rispondenti, oltre che alle esigenze concrete dell’Istituto, neanche all’impegno che a suo tempo esse si sono assunte con la creazione dell’Istituto stesso. Il 31 luglio scadrà il termine ultimo per gli studenti per la presentazione delle domande di trasferimento, domande che si vedranno eventualmente costretti a presentare laddove non fosse garantito l’inizio del prossimo anno accademico.

Ma la domanda da porsi è: cosa accadrebbe se neanche il corrente anno fosse garantito? Cosa ne sarebbe degli studenti che devono concludere l’anno con gli esami autunnali? Dove andrebbe presentata, in ogni caso, la domanda di trasferimento? Chi ha scelto il Pergolesi lo ha fatto per l’eccellenza garantita a livello di insegnanti, programma e prospettive; chi deciderà, ora dove si dovranno iscrivere i nostri figli?

Chi pagherà i costi per il trasferimento assolutamente non voluto? In attesa di una celere risposta, anche solo del Commissario, che ci si augura venga nominato in tempo per far chiarezza almeno su questi quesiti, siamo pronti a battaglia, su tutti i fronti, per la salvaguardia del diritto allo studio degli iscritti.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-07-2012 alle 18:18 sul giornale del 10 luglio 2012 - 784 letture

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